Arriva in libreria La legge che muove il mondo di Gordon E. Moore a cura di Alessandro Aresu, (Liberilibri 2025, collana Altrove, pp. 160, €16.00)
Alessandro Aresu (1983) è consigliere scientifico della rivista «Limes» e autore di vari libri sulla relazione tra economia, politica e tecnologia nonché consulente e consigliere di diverse istituzioni, tra cui la Presidenza del Consiglio dei Ministri (governo di Mario Draghi). Gordon E. Moore (1929-2023), ricercatore, scienziato, imprenditore e informatico, è stato co-fondatore della Intel nel 1968, azienda presso cui è rimasto fino alla pensione nel 2001.
C’è un paradosso al centro del nostro tempo: il mondo non gira più grazie ai muscoli degli uomini o ai capitali delle nazioni, ma per via di una Legge che non è una legge. Un’intuizione, un lampo di ingegneria cresciuto sulla sabbia californiana. Gordon Moore, il chimico bambino che giocava con la nitroglicerina più seriamente di quanto oggi molti governi giochino con l’economia, aveva capito che il futuro non era un’ideologia: era una curva. Una piega esponenziale nel silicio che avrebbe riscritto tutto: guerre, telefoni, ricordi e anche le nostre identità.
Liberilibri ripubblica i testi originari di Moore e le sue conferenze e riporta alla luce i manoscritti di un profeta laico. Schegge di previsioni che hanno funzionato troppo bene, fino a trasformarsi in una mitologia industriale. Una “Legge” che non ha nulla delle equazioni di Newton e tutto dell’ambizione umana: ingegno, competizione, rischio. È la storia di un mondo che si è messo a correre perché qualcuno gli ha mostrato un cronometro.
Il curatore Alessandro Aresu – che su Moore scrive con la calma chirurgica dei grandi osservatori geopolitici – ricostruisce la nascita della modernità come un romanzo industriale: Shockley il demiurgo tragico, Noyce l’eroe solare, Intel l’impero dal quale si dipartono tutte le strade del digitale. Attorno, la cavalcata dei colossi: ASML, TSMC, NVIDIA. Tutti impegnati in un’unica religione: ritardare l’apocalisse della Legge di Moore, spingendo ancora una volta il limite, il nanometro, il possibile. La sabbia che diventa intelligenza è la vera alchimia del millennio. E mentre l’Occidente ragiona di potere, sovranità e paura, Moore – quello vero – ci ricorda che il mondo è già stato conquistato. Non da un esercito, ma da miliardi di transistor più piccoli di una menzogna.
La Legge di Moore è la profezia industriale che ha raddoppiato la capacità dell’umanità di pensare attraverso le macchine. Non è una legge della natura, è una legge della volontà.
In pratica ogni due anni qualcuno riesce a infilare il doppio dell’intelligenza dentro un granello di silicio. Nessuna magia, solo la convinzione che lo spazio si possa comprimere e che il futuro entri in un quadratino sempre più piccolo.
Da questa compressione nasce il mondo moderno con più transistor, più potenza, più possibilità. E, come in ogni parabola ben riuscita, la tecnologia mentre diventa più potente diventa anche più economica, accessibile e inevitabile. Così l’esponenziale avanza senza fare rumore, raddoppia sé stesso, raddoppia noi, e trasforma la nostra epoca in un luogo dove le macchine pensano alla velocità con cui noi appena respiriamo.
Il resto è conseguenza, un pianeta intero corre sulla scia di una curva tracciata sessant’anni fa da un chimico che aveva capito prima di tutti che il futuro sarebbe stato una questione di densità.
Un futuro scritto nei wafer. Basta saperli leggere. E per farlo, come consiglia Moore, bisogna pensare in piccolo.
Carlo Tortarolo
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Nel 1968 inizia il suo percorso Intel, azienda davvero centrale della storia della Silicon Valley. Intel nasce anzitutto perché Noyce e Moore decidono di

lasciare la Fairchild Semiconductor. Si sentono frustrati per la mancanza di autonomia e hanno la convinzione di poter realizzare il loro pieno potenziale solo in una nuova impresa. Con un capitale iniziale di 2,5 milioni di dollari, ottenuto grazie al sostegno di Arthur Rock, il venture capitalist che aveva già finanziato la Fairchild, Noyce e Moore fondano Intel a Mountain View, California. L’inizio è modesto, coi primi uffici ricavati in una sala conferenze di un edificio precedentemente occupato dalla Union Carbide. La scelta del nome, Intel, è frutto di un’attenta riflessione, unendo integrated electronics in un nome che evoca l’intelligenza e che Noyce riteneva “un po’ sexy”. Fin da subito, Intel si concentra sulla produzione di memorie a semiconduttore, un settore che Moore ritiene ricchissimo di potenzialità e in grado di offrire un vantaggio competitivo significativo. Questa lungimiranza strategica si rivela fondamentale per il successo dell’azienda nei primi decenni.
Prima della nascita di Intel, tuttavia, Moore ha già pubblicato l’articolo che renderà il suo nome indelebile nella storia della tecnologia. Alla metà degli anni Sessanta gli viene chiesto di prevedere l’evoluzione dei componenti di silicio nel decennio successivo, per partecipare al trentacinquesimo anniversario della rivista «Electronics». Il risultato della riflessione di Moore è l’articolo del 19 aprile 1965 della rivista, intitolato Cramming more components onto integrated circuits. A partire da ciò che Moore osserva nelle sue attività di laboratorio e nelle vendite, prevede un raddoppio annuale della complessità dei circuiti integrati, successivamente rivisto a un raddoppio biennale nel 1975. L’espressione “Legge di Moore” indica ancora oggi, a sessant’anni dalla prima elaborazione e a cinquant’anni dalla revisione, questa previsione, divenuta una profezia che cerca continuamente di avverarsi nella realtà dell’industria.
Nell’articolo del 1965 su «Electronics», Moore osserva che il costo per componente diminuisce all’aumentare del numero di componenti per circuito. Questo perché un singolo pezzo di semiconduttore, in un “pacchetto” equivalente, può contenere più componenti. Tuttavia, all’aggiunta di componenti, la resa produttiva diminuisce, compensando l’aumento di complessità e tendendo ad aumentare il costo per componente. Esiste quindi un punto di costo minimo in ogni momento dell’evoluzione tecnologica. Al momento della stesura dell’articolo, questo punto si raggiunge con 50 componenti per circuito, ma Moore prevede che, entro il 1970, il costo di produzione per componente si ridurrà di dieci volte e che il numero di componenti per circuito per il costo minimo salirà a 1.000. Nelle sue ipotesi, avanzate anche attraverso alcuni grafici, Moore proietta un’ulteriore crescita esponenziale, prevedendo che entro il 1975 il numero di componenti per circuito raggiungerà le 65.000 unità. Questa previsione si basa sull’osservazione che la complessità per il costo minimo dei componenti è aumentata di circa un fattore due all’anno. La previsione iniziale di Moore riguarda il decennio successivo, e per questo è importante considerare l’intervento – più breve – del 1975, in cui Moore analizza i fattori che hanno contribuito a questa crescita esponenziale, scomponendo la curva di complessità in diverse componenti: l’aumento della dimensione del die (la sottile piastra di materiale semiconduttore sulla quale si colloca il circuito elettronico del circuito integrato), che offre più spazio del componenti; la miniaturizzazione degli stessi componenti, che porta a un aumento della densità; la cosiddetta “intelligenza” di progettazione: l’ottimizzazione dello spazio sul chip, attraverso una serie di innovazioni. Poiché questi fattori non procedono tutti allo stesso modo rispetto al passato, Moore evidenzia alcuni limiti che portano a un cambiamento nella pendenza della curva di crescita, stimando così un raddoppio della complessità ogni due anni, anziché ogni anno, entro la fine del decennio. L’evoluzione della previsione di Moore accompagna anche la sua ascesa nella leadership della stessa Intel: fino al 1975 è vicepresidente esecutivo, poi diviene presidente e dal 1979 presidente del consiglio di amministrazione e CEO, incarichi che mantiene fino al 1987, quando rinuncia alla carica di CEO e continua come presidente fino al 1997.
La Legge di Moore diviene il metronomo dell’industria perché, nonostante le sue pretese iniziali siano relativamente modeste, e legate a una previsione piuttosto vicina nel tempo, che non si sporge oltre il decennio e quindi non vuole giungere al lungo o lunghissimo periodo, l’industria nel suo complesso lavora per portare avanti la Legge, attraverso una relativa armonia di interessi. La Legge di Moore, secondo il suo stesso autore, non riguarda solo i progressi tecnologici, ma ha così al centro in modo essenziale l’aspetto economico, l’elemento economico. Moore sottolinea che la sua previsione si concentra sulla direzione futura dell’industria dei semiconduttori, compresa attraverso le sue dinamiche economiche di base, che si trasformano dunque in ricavi, profitti, opportunità per le imprese.
L’obiettivo principale di Moore è quello di evidenziare come i circuiti integrati avrebbero portato a prodotti significativamente più economici in futuro. La riduzione dei costi è stata fondamentale per l’impatto della Legge, rendendo l’elettronica molto più accessibile e creando le condizioni, economiche e non solo tecnologiche, per la sua capacità di “infilarsi” ovunque. Più piccola, più accessibile, sempre più indispensabile.
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ISBN 979-12-80447-55-5