Anni fa ordinai un libro introvabile – Bad Behavior (1988) una serie di racconti della scrittrice americana Mary Gaitskill – tra cui spiccava una short-story intitolata Secretary, da cui fu tratto un film con James Spader e Maggie Gyllenhaal, che narra l’infuocato rapporto tra una ragazza affetta da autolesionismo e da vena masochista e il suo datore di lavoro, un avvocato devoto al sadismo. I temi affrontati sono la dominazione, la sottomissione e il BDSM.

All’aspirazione naturale di Lee, la protagonista, ad (auto)infliggersi dolore si sostituirà la scoperta di un nuovo mondo, e di un nuovo modo di godere da e nel dolore, nella fattispecie lasciandosi sculacciare dal suo datore di lavoro, e la ragazza diventerà il ritratto della consapevolezza sessuale creando una felice relazione con Mr. Grey, l’avvocato.

Qualche mese fa alla storica libreria Strand di New Yorkmi sono imbattuta nel nuovo libro della Gaitskill, This Is Pleasure, 100 pagine narrate a due voci, quella di Quinlan Maximilian Saunders, editor, e Margot, sua pupilla e amica.

Il libro affronta tematiche di grande rilevanza in questi tempi di #MeToo e caccia alle streghe, o meglio stregoni. La coppia che narra la storia è composta dai due amici ventennali, Mr. Quin e Margot, entrambi importanti editor letterari di New York, che condividono una solidale amicizia fondata su affetto, ambivalenza, ironia e sagacia.

Il tono narrativo ricorda quello di una confessione a due voci. Il fattore scatenante del racconto è l’accusa di molestie sessuali rivolta nei confronti di Quin da una serie di sue collaboratrici. Quin è un personaggio di altri tempi, un dandy di origini inglesi, sposato a una bellissima ereditiera, libertino e spiritoso in un mondo dove persino l’ironia è tacciata di sessismo. È un uomo generoso, attento, che ama provocare. Quando è accusato e detronizzato dal suo dorato mondo editoriale, Quin afferma: “Oggi le donne sono molto propense a dipingersi come vittime. Le donne sono arrabbiate, con il paese e con il governo. E non potendo colpire il re, si fiondano sul giullare.”

Il libro non offre soluzioni facili o rimedi morali, le due voci narranti convergono e divergono, altalenando tra accordo e disaccordo e affrontando con lucida intelligenza il terreno minato del #MeToo. Terreno che risulta anche essere una miniera d’oro per l’editoria come dimostrano due libri divenuti subito best-seller negli Stati Uniti: il primo She Said è opera di Jodi Kantor e Meghan Twohey le due giornaliste del New York Times, il primo quotidiano a svelare la storia di abusi del produttore Harvey Weinstein, indagine per la quale le due giornaliste sono state insignite del Premio Pulitzer. L’altro è Catch & Kill – Predatori – di Ronan Farrow sulla stessa indagine da lui svolta per il The New Yorker che ha fatto vincere anche a lui il Premio Pulitzer.

Gli Stati Uniti sono diventati la patria della scopata a contratto, la landa dove ormai spopolano, e spappolano, app con nomi suggestivi quali Consent Amour, Legal Fling, The Consent App YesMeansYes per dare il consenso sessuale prima di sollazzarsi tra i guizzi del materasso. Le ho sempre ritenute una sonora bullshit. Ma ho dovuto ricredermi quando io, novella Margot, mi sono ritrovata a conversare con, e confessare, il mio Mr. Quin …

Visito e vivo New York da quasi trent’anni quando nei decadenti tempi andati ci rincorrevamo per strada senza dover ricorrere ad app per applicarci a cercare qualcuno da amare o anche solo da scopare. Mai prima d’ora avevo percepito un’aria così pesante e tetra in termini di relazioni amorose. Contratti consensuali ma non sensuali. Approcci terrorizzati e incontri frigidi. Uomini allo sbando e donne infuriate. Insomma, la norma estrema del sessualmente corretto genera profonda frustrazione. E si rivela un’arma a doppio taglio. Perché le donne possono non solo rivendicare la narrativa della vittima – assolutamente lecita e doverosa, sia chiaro – ma alcune arrivano addirittura ad appropriarsi anche di quella di carnefice, armate di una tale furia da far impallidire Alex Forrest, il temibile personaggio interpretato da Glenn Close in Attrazione Fatale.

Negli anni Novanta condivisi un appartamento a New York con un amico, allora fotografo alle prime armi e oggi, dopo un’ammirevole e sudata carriera, diventato un nome noto nell’ambiente. Figo, spavaldo, tatuato – la sua sprezzante façade l’ha creata ad hoc per celare l’intima e timida natura – H.T. (da #HeToo) ha ampiamente goduto, senza approfittarsene, del suo affascinante talento con ogni tipo di obiettivo, portandosi a letto una folta schiera di belle ragazze, consenzienti e impazienti di farlo.

L’anno scorso la festa, o meglio il festino, mobile del talentuoso fotografo ha subito una scioccante battuta d’arresto quando è stato colpito, e quasi affondato, da un’accusa di stupro rivoltagli da una one-night-stand, ossia da una scopata di una notte.

Il racconto è da brividi: lei l’ha approcciato nel bar di un albergo, lei si è unita al tavolo occupato da lui e un suo amico e lei li ha invitati a seguirla nella sua stanza dove hanno gozzovigliato in stupefacenti bagordi fino a quando l’amico se n’è andato, non prima di dargli un avvertimento: “She’s bad news” – non promette nulla di buono. H.T., spavaldo sì ma ingenuo e superficiale quando si tratta di topa (boys will be boys), non ha dato peso alla profezia da Cassandra dell’amico e ha trascorso la nottata di sesso casuale che si sarebbe trasformato in atroce causale. La mattina seguente, senza fuggire, ma salutandola per andare al lavoro, H.T. è stato inondato di messaggi, dapprima sdolcinati, poi sempre più insistenti e deliranti. Le one-night-stand si chiamano così perché descrivono incontri sessuali fugaci, di solito in notturna, e per goderseli bisogna essere in grado di accettarne la precoce fine. H.T. ha risposto a qualche messaggio per poi glissare attuando la pratica del ghosting, la scomparsa virtuale.

Questo accadeva quasi un anno fa. Esattamente sei mesi dopo, la SVU della NYPD, la squadra vittime speciali, sì proprio quella della famosa serie omonima con la leggendaria Olivia Benson, ha bussato alla porta di casa di H.T. per informarlo che su di lui pendeva un’accusa di stupro: gli hanno perquisito casa, gli hanno sequestrato il cellulare, l’hanno messo sotto torchio.

“Roberta, ho due figli. Come avrei mai potuto difendermi da un’accusa simile? Lo stupro di primo grado comporta almeno dieci anni di carcere,” mi ha detto con gli occhi bassi per la sola vergogna di parlarne. Cosa che non ha fatto con nessuno. Solo con suo fratello, con me e il suo avvocato.

Mentre mi raccontava il suo incubo, io che lo conosco, e amo, da trent’anni, non ho potuto non cogliere nei suoi occhi, e nei suoi gesti, il terrore e la mortificazione di essere stato anche “solo” accusato di un crimine così aberrante. Per lui, per i figli, per la famiglia, per chiunque lo conosca … perché un’accusa di stupro lascerà sempre qualche dubbio residuo. “Forse l’ha fatto” il lancinante refrain mentale che leggi negli sguardi altrui. Non l’ha letto nel mio. Io mi butterei sulla pira di legna a mo’ d’immolazione induista per difendere l’innocenza di quello che è, a tutti gli effetti, mio fratello d’elezione e d’affezione. Così come non nutro il minimo dubbio sulla sua assoluta innocenza, non posso non redarguire la sua totale deficienza.

“Sei un coglione!” è stato, infatti, il mio sensibile commento.

Da donna, che nella sua tribolata e avventurosa esistenza ha subito una “buona” dose di molestie, ascoltare il racconto di una vittima – per quanto un’esigua statistica anche gli uomini possono essere vittime – e di come una donna, infastidita dall’assenza e affetta da turbe mentali, possa arrivare al punto di scomodarsi e scomodare la polizia per redigere un’accusa falsa, con il solo obiettivo di distruggere un’altra persona, mi ha fatto ribollire il sangue. Per una maledetta bugiarda che lancia accuse al vento, non c’è solo il rischio di rovinare la vita a uno sprovveduto (a tratti, coglione) ma di minare la credibilità di una vittima di vera violenza.

A questo siamo arrivati?

A donne così furiose e aggressive da inventare stupri per vendicarsi di qualche rimbalzo?

A uomini talmente terrorizzati – H.T. ancora oggi soffre di PTSD, il disturbo da stress post-traumatico – da preferire starsene davanti a uno schermo inane piuttosto di arrischiare una relazione?

C’è del marcio in questo mondo …

Sono stata, sono esarò sempreesplicita e scomoda nel gridare, a voce e parole, le mie riottose rimostranze contro la violenza degli uomini, altrettanto lo sarò quando si tratta di difendere un uomo dalla violenza di una donna.

Perché da donna non mi arrogo la prerogativa di vittima.

Perché da donna aborro le donnicciole che sfruttano il loro sesso per punire gli uomini.

Il caso contro H.S. è stato archiviato perché il fatto non sussisteva. E perché lo scaltro puttaniere ha ripreso la presunta vittima mentre glielo succhiava di gran gusto.

Assolutamente deplorevole riprendere una donna durante un atto sessuale.

Assolutamente lodevole averlo fatto con una fottuta millantatrice.

Chi di spada ferisce, di spada – ingoiata – perisce.

 

SUCK IT UP, BITCH!