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Hugo Bertello. Notturno elettronico

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Ci sono libri che entrano nell’immaginario collettivo in maniera così preponderante, che dopo non puoi fare altro che registrare l’esistenza di una riga che segna il prima e il dopo.

Se scrivi, ad esempio, la storia di un giorno, qualunque lettore, inevitabilmente, penserà a Ulisse, di Joyce.

Allo stesso modo, se leggerai racconti che trattano di libri che non esistono e biografie di autori che sembrano reali ma non lo sono, allora il pensiero correrà a Borges. Non c’è niente di male, anche i racconti di Danilo Kiš sono stati spesso accostati a quelli del grande argentino. E Kiš era persino più grande di Borges, ma questa è una cosa di cui sono certo a fasi alterne.

Pertanto, inevitabilmente, quando leggiamo una storia di settarismo urbano che mira a sovvertire l’ordine economico attraverso una sottrazione che esalti il valore dell’essere umano e dei suoi primordiali istinti, non possiamo non pensare a Tyler Durden, alle dieci regole – le cui prime due sono identiche – e alla dissociazione della personalità.

Non sfugge a questa routine letteraria Sarai Walker in Dietland, e nemmeno Il collettivo del sole di Baxter, così come ci si ritrova Hugo Bertello con Notturno elettronico, uscito da poco per Terra Rossa edizioni.

Il gruppo di dissidenti di Bertello si muove a Helsinki. Loro sono Ricardo, un giovane matematico che lavora dentro un’azienda che sfrutta i principi dell’intelligenza artificiale a scopi commerciali; Noona, una giovane hacker dai capelli blu; Roberto, un antropologo messicano; Yana, una designer sudcoreana e, in ultimo, Hamid, iraniano, matematico geniale e membro più instabile del gruppo.

Tutti molto giovani, diversamente arrabbiati, disillusi e con la voglia di porre rimedio alla deriva che ha preso la società contemporanea.

Il narratore è Ricardo. Nella solitudine nordica incontra Jussi, un artista concettuale esperto di mitologia. Questo, per Ricardo, diventa quasi una guida spirituale e uno strumento per capire meglio il popolo finlandese.

Un giorno Ricardo, dentro una lavanderia a gettoni, incontra Yana e se ne innamora. Dopo averle raccontato di essere un matematico e di essersi interessato alle ipotesi di Riemann, la ragazza lo coinvolge nel suo piano sovversivo.

Pur di starle vicino, anche se spaventato, Ricardo si lascia coinvolgere fino a un finale che potremmo definire waldeniano.

Oltre la trama, Notturno elettronico (il riferimento a Roberto Bolaño che, al di là del titolo, è presente in maniera ancor più netta in un paragrafo intitolato I detective selvaggi, non va oltre il mero tributo) è un romanzo breve, fatto di capitoli agili, montati in modo da creare la giusta suspense e, per questo, si legge velocemente. Interessanti sono l’ambientazione nordica, alcune riflessioni sul popolo finlandese, il loro uso del karaoke; utile è una piccola cronistoria del mondo degli hacker, oltre ad alcune nozioni di matematica presenti nel testo.

La cultura dell’autore, sicuramente considerevole, tende ad esondare, a farsi pedante e ad ingolfare la narrazione. Soprattutto in certi dialoghi, quelli con Jussi e Yana, dove lo sfoggio di teorie e forbite considerazioni di natura mitologica e antropologica rende alcuni passaggi prolissi e inverosimili.

La trama ha dei risvolti irrisolti e l’epilogo è un po’ frettoloso.

Resta comunque un libro che ho voluto finire spinto dalla curiosità di scoprire cosa succede ai personaggi.

Se questo è un esordio, come mi sembra di capire, resta una traccia di qualcosa che potrebbe essere e di cui, Bertello, farà tesoro.

Pierangelo Consoli

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Notturno Elettronico, Hugo Bertello, Terra Rossa edizioni 2026, pp. 186, euro 16.

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