
“Come vento tra le foglie” di Massimo Autieri
> «Sono rumore di vita, fiato annodato alle ossa.»
– Gisella Canzian (citazione d’apertura)
La raccolta di Massimo Autieri, “Come vento tra le foglie”, è un affondo in versi nel magma vivo dell’esperienza. Una poesia che non consola, ma graffia, squarcia, tenta di dire l’indicibile. Il lessico è nervoso, le immagini sono fratturate, il ritmo è sempre interno, mosso da un’urgenza che si fa carne.
Come afferma Nello Evangelisti nella prefazione, siamo davanti a una poetica “dissonante”, ma mai gratuita: ogni frattura è necessaria, ogni verso sembra partorito da uno scontro tra corpo e coscienza, tra mondo e percezione.
Di seguito, un attraversamento di testi che compongono la raccolta poetica.
1
Bianca brilla ferma e –
Stride il ferro e la stoffa,
Trema e arresta e batte –
Il respiro e la morte spezza.
Eppure traballa luce
Ciò che si guarda si include
Pensare un tramonto di uccelli
Così come sassi glabri e ciechi.
Una poesia d’apertura breve, affilata. Il mondo appare come qualcosa che “stride”, “trema”, “spezza”. La luce, pur presente, “traballa”.
Autieri inizia subito a mostrare una visione franta, dove anche l’atto del guardare implica farsi carico del reale.
Questa poesia è un fulmine breve e tagliente che incarna bene la poetica delineata nella prefazione di Nello Evangelisti: ritmo spezzato, immagini dense, senso che sfiora l’incomprensibile.
Autieri costruisce un mondo in cui la luce vacilla, il respiro si spezza, e la realtà si fa vibrazione sensoriale e concettuale, tra ossimori e percezioni contraddittorie.
Centrale è il contrasto tra vita e morte, tra luce e oscurità, tra sensibile e inorganico. L’autore sembra voler restituire un paesaggio psichico in cui ogni immagine è un riflesso interiore di caos che ci travolge.
Questa poesia è densa, efficace, e rappresenta molto bene la sua cifra stilistica:
breve ma incisiva, ricca di immagini sinestetiche e ambigue, musicalmente forte (grazie a iterazioni e ritmo irregolare)
Contenutisticamente rappresentativa del suo “grido muto”. La sua potenza sta nella condensazione estrema, ossimori fulminanti e una chiusa memorabile (“tramonto di uccelli”).
6
Le tue spalle – ciglia e carne
brucia la terra tra le dita –
respiro e tace il silenzio
tue le labbra che arroventano l’eterno.
Una delle poesie più liriche. Amore e eros si fondono in un’immagine sospesa e calda. “Le labbra che arroventano l’eterno” è tra i versi più belli dell’intera raccolta.
Fra i temi principali della poesia segnaliamo:
Eros e sacralità: Il corpo amato (o evocato) ha un potere trasfigurante, che può infiammare l’eterno stesso.
Corpo e natura: Carne, ciglia, terra, dita… la fisicità si fonde con l’elemento terrestre e spirituale.
Silenzio e parola: Il silenzio diventa protagonista, ma è un silenzio carico di senso, quasi “sacro”.
Lo Stile è frammentato, ma denso. Le frasi sono brevi, spesso ellittiche, scolpite.
Vi è una presenza forte di sinestesie e accostamenti arditi (le labbra che “arroventano l’eterno” è quasi una metafora barocca).
L’ uso dei trattini ha una funzione di sospensione e apertura, che frammenta e moltiplica i significati.
Questa poesia è una epifania amorosa e sensoriale: attraverso frammenti del corpo, l’io poetico accede a una dimensione sospesa tra fisicità ardente e sacralità assoluta. La terra brucia, il silenzio respira, l’eternità si arroventa: l’amore, o il desiderio, è qui potenza cosmica.
Il testo si muove tra visione erotica e tensione spirituale. Ogni parola porta un peso denso: “spalle, ciglia, carne” costruiscono un corpo sacro; “terra, dita, brucia” un contatto che genera trasformazione; “respiro, silenzio” evocano una sospensione totale; “labbra, arroventano, eterno” portano il culmine: l’amore, o l’attrazione, che incendia perfino l’assoluto.
Si nota un equilibrio perfetto tra delicatezza e desiderio, tra carezza e bruciatura.
8
Macero questo grigio – l’assenza del presente contagia –
lontananza è digrignare le labbra – sparse come infuocati denti.
Eppure un profumo di spaccatura – nel fondo un arbusto disorientato –
riflettere è uno sguardo muto – sordo come un sorriso intagliato.
Questa poesia è un testo compatto, tagliente, emotivamente complesso. Il suo lessico è scabro ma potente, fatto di immagini spezzate, ossimori sensoriali e figure ibride tra corpo, natura e pensiero.
La chiusa è amarissima: ciò che sembra comunicare (sorriso) in realtà è sordo e morto.
“sordo come un sorriso intagliato”. Un sorriso che non sente, che non partecipa: è un’espressione scolpita, forse imposta.
“Sorriso intagliato” = inciso, fisso, non vivo (come quello di una maschera, una statua).
I temi centrali sui quali soffermarsi
Alienazione e disfacimento dell’identità
Il grigio, la mancanza del presente, la lontananza vissuta come tensione e perdita del corpo (labbra, denti): tutto denuncia una crisi dell’io, una perdita di senso e di coesione.
Residui di vita fragile
L’arbusto disorientato, il profumo di spaccatura: anche nel trauma, c’è una vita che cerca ancora luce. Ma è smarrita, debole, confusa.
L’impossibilità del linguaggio e dello specchio
Riflettere, sguardo muto, sorriso sordo: l’interiorità è incomunicabile. L’io riflesso è cieco, e i segni che dovrebbe emettere (il sorriso) sono finti, svuotati.
Lo Stile
I Trattini come cesure ritmiche e semantiche → rallentano il flusso, isolano pensieri.
Sinestesie (profumo di spaccatura), metamorfosi (labbra/denti), metafore spezzate.
Linguaggio minimalista ma densissimo: ogni parola apre più piani.
Atmosfera onirica e post-traumatica, simile a certi testi di Paul Celan o Rimbaud.
Parafrasi necessaria (in prosa poetica)
Distruggo questo grigiore – perché il vuoto del presente si estende come una malattia – la distanza tra me e il mondo è un gesto di tensione sulle labbra – come se i denti, accesi, si fossero dispersi.
Eppure c’è qualcosa nell’aria, un odore sottile di rottura – in fondo a me cresce una pianta incerta – pensare non porta parole, solo uno sguardo muto – incapace di udire, come un sorriso scolpito, finto.
Questa poesia è una meditazione sull’assenza e sull’impossibilità di comunicare sé stessi. C’è violenza emotiva, ma anche residui di vitalità silenziosa. Lo sguardo che riflette non riesce a parlare; il sorriso non sente; la presenza è divorata da un’assenza grigia e ardente. È una poesia che si legge tra le fratture.
Una delle più complete. Riflessione sull’assenza, la distanza, l’identità che si frantuma. “Sorriso intagliato” è un’immagine feroce e tenera insieme.
11
A volte il respiro del fuoco
che gli spazi assolati sottende
s’arrotonda – un tralcio di rose
che d’essenze s’inebria – e poi tace.
È un brusio d’incertezze
un pulsare di rovi e di picchi
il dondolio del fogliame risorto
il brontolio d’un merlo tra i sassi.
Spesso sai è uno squarcio –
stemperato e riarso dai sogni
il fragore e la voce del tempo –
l’aquilone d’un bimbo tra i cirri.
Fortissima componente simbolica: Natura e interiorità. Il paesaggio naturale come specchio dell’anima.
Tempo e memoria: il tempo è visto come voce, fragore, squarcio.
Infanzia e sogno: l’aquilone tra i cirri è l’immagine finale, leggera, nostalgica.
Silenzio e suono: la tensione tra ciò che vibra e ciò che tace (respiro, brusio, brontolio… poi il tacere).
Il linguaggio è evocativo, ricco di sinestesie e immagini sensoriali.
La struttura è libera, il ritmo fluido, la punteggiatura irregolare (l’uso delle lineette – crea pause e aperture).
Questa poesia è come un paesaggio interiore in movimento: accende i sensi, evoca atmosfere sospese tra sogno e realtà, e si muove tra fuoco, suoni, fogliame e cielo. È una meditazione poetica sul tempo, sulla bellezza fugace e sulla memoria, che si chiude con un’immagine di fragile speranza.
In conclusione, la poesia di Autieri più che leggerla, si attraversa. Serve abbandonare la sintassi, fidarsi delle immagini, respirare il ritmo. Ogni testo è una fenditura da cui scaturisce una verità, anche se frammentaria, che brucia e nutre insieme.
Questa raccolta è un corpo a corpo con l’esistere. E vale la pena combatterlo.
Francesca Mezzadri
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COME VENTO TRA LE FOGLIE Massimo Autieri, Calibano Editore marchio di Prospero Editore, Novate Milanese (MI). prima edizione: maggio 2023