Il mio nome è Eva, Eva Blackhell

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La prima volta che ho visto Eva era ritratta in una foto straordinaria: nuda, con solo un paio di stivali altissimi e due corna degne del più luciferino tra i demoni infernali. Ma Eva non è affatto un diavolo; è una modella professionista, di quelle davvero brave. Il suo lavoro si rivolge al mondo del fetish e dello shibari, ambiente di cui è diventata presto una vera e propria icona. Vanta collaborazioni con fotografi di grande fama e, in particolare, si è distinta per la sua notevole capacità di interpretazione davanti all’obiettivo. Ha un corpo statuario, che ha decorato nel corso degli anni con numerosi tatuaggi come fosse una tela. Eva è un’artista che usa il corpo come strumento: non è sufficiente solo essere belle per sapersi distinguere ma, su una passerella o in un evento occorre rappresentare un personaggio, trasmettere emozioni, raccontare una storia anche solo con lo sguardo. E lei è in questo una guest star. Entra dalla porta principale in veste di angelo, di demone o di strega e la sua presenza non passa certo inosservata. Quando ho avuto il piacere di vederla in una performance è stato in occasione della presentazione della mostra Estasi e Estetica del fotografo Hikari Kesho (al secolo Alberto Lisi), presso l’oratorio di santa Maria Assunta di Spinea nel giugno 2019.

La cosa che mi ha colpito di lei non è stata tanto l’avvenenza provocante o la capacità di stare sospesa avvinghiata da corde, quanto l’emozione che riusciva a trasmettere a noi spettatori sia nelle foto esposte sia durante la legatura. Lo shibari, infatti, è un’arte complessa e raffinata. Ho visto tante performance, ma l’unica che davvero mi ha colpita è stata quella di Eva tra le corde di Hikari. Qui nulla era fuori luogo, tutti i gesti erano calibrati e il corpo di lei si adattava perfettamente alle spire di canapa. Perché, nonostante sia specializzata in foto fetish, possiede grazia ed eleganza non banali. Il fetish, infatti, prevede una drammatizzazione particolare in cui il corpo o alcune sue parti vengono enfatizzate e fortemente erotizzate. Un esempio sono i piedi femminili o le scarpe, che per molti diventano motivo di soddisfazione sessuale. Anche l’abbigliamento gioca un ruolo importante: possibilmente di colore nero o rosso, è curato nei minimi dettagli, per suscitare proprio le fantasie più piccanti. Lacci, catene, manette, collari e morsetti diventano gli accessori frequenti per completare un giusto outfit. Ma Eva non è mai eccessiva, sa dosare con intelligenza e un pizzico di ironia la teatralità dei suoi scatti. Se pensate che l’universo del fetish e del BDSM sia per pochi, sbagliate perché in questi ultimi anni, forse grazie anche al successo di 50 Sfumature, non solo gli eventi fetish e bdsm play night sono molto frequentati, ma il pubblico ha un’età compresa tra i 20 e i 60 anni.

È un settore in crescita, corteggiatissimo dalla moda e dal cinema che ne hanno fatto fonte di ispirazione. Il motivo di tanto successo credo dipenda dal fatto che nel BDSM ognuno può esprimere liberamente e senza falsi pudori le proprie preferenze erotiche (sempre secondo codici di comportamento varati sul rispetto e il consenso delle parti). Anche il nome che si assume durante un play party non è scontato. Si preferisce per ragioni di privacy utilizzare pseudonimi con i quali si è conosciuti all’interno della comunità BDSM. Eva, al secolo Eva Turetta, ha scelto di aggiungere “Balckhell”. Termine che evoca scenari da Inferno dantesco ma, come mi dice nell’intervista “ Ho deciso per questo pseudonimo per via della vita non semplice che ho avuto in passato. Ci sono stati momenti bui”. Mentre le altre bambine giocavano con le bambole lei scopriva la sua vocazione “ Parlando di BDSM, ci sono nata con certe tendenze. Già da piccola, all’età di 6 anni circa, ricordo che giocavo con le corde. Mi legavo da sola e sperimentavo vari giochi punitivi. Così ho scoperto per la prima volta che il dolore era piacere. Il mio primo play party bdsm è avvenuto all’età di 20 anni circa. Ci sono finita per caso, perché avevo accompagnato degli amici piercer impegnati in uno spettacolo nel locale. Non ho impiegato molto a capire che quello era il mio mondo. All’epoca non sapevo che esistesse una comunità con i miei stessi gusti e istinti. Il BDSM per me non è solo un gioco per uscire dalla monotonia. Per me è uno stile di vita”. Eva è di una sincerità disarmante, quasi infantile a tratti. E’ proprio questo suo candore a renderla unica. Quando osservo le sue foto resto incantata dal contrasto che riesce a creare tra lo sguardo, a tratti malinconico, e la sua fisicità arrogante. Alla domanda chi è Eva? Con un sorriso minimizza “Bella domanda, di sicuro una persona non stabile. Sono in continua evoluzione, ogni giorno cambio gusti e ricerco sempre esperienze forti e nuove. Ho più personalità, questo poco ma sicuro.” 

Nell’immaginario collettivo il BDSM è visto con sospetto e timore. Viene giudicato senza conoscerlo davvero, relegato a una serie di pratiche per gente strana. Ovviamente ha a che fare con la sfera sessuale, ma come sottolinea Eva, “non si tratta solo di sesso. Si va ben oltre. Ci sono coppie consolidate che praticano da sempre il BDSM ma per loro il sesso, tradizionalmente inteso è secondario o addirittura affatto contemplato. Nel BDSM, invece, si è appagati dal potere della dominazione e dalla sottomissione mentale prima di tutto il resto. Penso che ci siano tabù e preconcetti non solo verso la sessualità kinky, ma verso tutta la sessualità.” Mi stavo dimenticando forse che siamo in Italia e abbiamo un forte condizionamento da parte dell’educazione cattolica? Da quando ho iniziato a scrivere di erotismo e in particolare di quello alternativo, ho notato come questo tema sia diventato quasi scontato. Molti ne parlano sul web e escono numerosi libri sull’argomento. I romanzi o i manuali di buone pratiche non sempre offrono le corrette informazioni. Rischiano, spesso, di banalizzare uno stile di vita che invece comporta una forte dose di consapevolezza e studio. “Hai, ragione- concorda la modella- il BDSM è diventato una moda. Credo che dipenda molto dalla famosa saga di 50 Sfumature. Questa ha sdoganato i termini del nostro linguaggio, rendendoli alla portata di tutti. Così, uomini e donne, osano definirsi Master o Mistress o Slave senza conoscere davvero l’essenza di queste parole e cosa comportino. Alcune persone, per giocare, rischiano la salute di chi si presta alle loro pratiche. Il BDSM non è un gioco! Certe azioni senza esperienza e senza un percorso precedente possono provocare lesioni e danni gravi in chi vi si sottopone. Non è un caso che sempre più frequentemente si sentano brutte notizie di giochi finiti in tragedia. BDSM significa, infatti Bondage, Disciplina, Dominazione, Sottomissione, Sadismo e Masochismo. Nel bondage, che tra tutti è il più banale, se la corda viene stretta in certi punti può provocare lesioni irreparabili a tendini e nervi. O peggio ancora se tenuta su arti per più di 20 minuti rischia di non passare più il sangue. Cosa assolutamente vietata, poi è stringere ovviamente le zone atte alla respirazione. Uno dei giochi che io adoro è quello del Breathplay, ovvero il controllo del respiro dell’altra persona. Ovviamente è molto pericoloso se non si sa fare secondo le regole.”

Eva non è solo modella, ma è anche una brava fotografa: “ Non mi posso chiamare fotografa … stavo imparando e mi piaceva molto ma al momento ho messo questa passione da parte. Mi sto dedicando più al lavoro da modella. Il mio genere preferito sarà sempre quello del fetish ma sto già provando a fare altri generi di scatti”. Eva da quando l’ho incontrata la prima volta, quasi timorosa di parlare, un po’ confusa circa il futuro, è cambiata molto. Ora me la ritrovo davanti più donna, meno inquieta. Sembra cresciuta, più determinata nel voler affrontare le sue insicurezze. Cosa farà da grande? “Ah, perché non sono già grande– mi risponde sfrontata- come sarò tra 10 anni? Non ci voglio pensare, mi piace vivere il presente”. Come darle torto, Eva sta ri-nascendo e ha tutto il diritto di assaporare questi istanti di vita nuova.

Ilaria Cerioli

Photo Credits HIKARI KESHO (Alberto Lisi)