Il quarto piano è un romanzo di Riccardo De Gennaro edito da Miraggi edizioni, collana Scafiblù, nel 2024 e mostra in rizomatici corridoi di allusioni e allucinazioni letterarie tutta la portata costruttiva e anarchica dell’immaginazione. In quattro fermate e brevi soste interne, il protagonista Giorgio desidera anche combattere il drago della propria fondamentale mancanza illuso di colmarla con la realtà dei libri che sopperiscano al reale dei corpimente quotidiani sempre meno desideranti. Libri dunque come fari in certi momenti nella notte da incubo della vita: «perché la lettura è un’arte che consiste nello scegliere il libro giusto nel momento giusto». Come dimostrano la scorrevolezza della scrittura e la felicità che dona la lettura, «scrivere è fatica, una grande fatica» e il godimento è quel momento che risolvescioglie nella perfezione della frase la tensione. A ben leggereimmaginare l’andamento del quarto piano armonizza il caos interiore del protagonista all’ordine atipico di una libreria, e anche i tempi alternano passatopresentefuturo: la melodia movimentata del Giorgioquotidiano e l’armonia da basso continuo del passatopassaggio e del futuro imminente e interiore: «è stato tutto difficile perché cerco sempre di rendere quello che scrivo il più possibile musicale.» Il libro di Riccardo De Gennaro è «una bomba ad orologeria» in cui l’autore ci fa sentire liberi di leggere la verità, leopardiana, di un secolo editoriale superbo e sciocco. Ma è anche un dispositivo desiderante e anarchico, di incontri e allucinazioni, che nasce strada scrivendo: «amo i ribelli». Il finale scioglie nel simbolico il dissidio tra immaginario e reale, il libro è un’architettura di «piani sovrapposti, dal primo al quarto» un magnifico labirinto in cui «Giorgio, fatto salvo il lato psicotico, che è solo suo, è» l’alter ego dell’autore, la dilatazione speculare e immaginifica del desiderante leggere…
Gian Luca Garrapa
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Qual è stata la genesi del tuo libro e perché hai desiderato scriverlo?
Volevo rendere omaggio all’arte della lettura. Perché la lettura è un’arte che consiste nello scegliere il libro giusto nel momento giusto; nel leggerlo nel posto giusto e nella posizione giusta; nell’adattare il proprio respiro al suo respiro. Quanto alla storia, lo schema nasce da un sogno che, scrivendo, ho arricchito.
Quando scrivi, godi?
Scrivere è fatica, una grande fatica, che viene premiata dal godimento nel momento in cui trovi la frase perfetta.
Un estratto dal libro che è risultato più difficile o particolarmente importante: perché? Lo puoi trascrivere qui?
È stato tutto difficile perché cerco sempre di rendere quello che scrivo il più possibile musicale. Questo comporta un’attenzione particolare alla scelta delle parole, alla costruzionedelle frasi, all’organizzazione del discorso. Poi ci sono i sentimenti e le sensazioni del protagonista che devono essere coerenti con il personaggio che vuoi rappresentare.

Uno dei passi più difficili è stato quello che racconta il suo arrivo in ospedale: qui dovevano emergere la preoccupazione per il suo stato di salute, la sua diffidenza nei confronti dei medici e delle infermiere, la rassegnazione di doversi consegnare nelle loro mani, la voglia di ribellarsi. Ad esempio qui: “Il martedì dopo Giorgio si presenta in ospedale all’ora che gli era stata detta, anzi dieci minuti in anticipo, nonostante gli ascensori che non funzionano. Le infermiere del piano, tuttavia, non sono state informate del suo arrivo: non ne sappiamo niente, chi le ha detto di venire qui evidentemente si è sbagliato, ci dispiace ma non possiamo esserle di aiuto, provi al terzo. Giorgio borbotta qualcosa, ma mantiene la calma, negli ospedali funziona così, il fardello grava sempre, unicamente, sulle spalle del paziente. Dopodiché sale un’altra rampa di scale e va alla ricerca di qualcuno che possa risolvere il suo problema. Dopo aver aperto le porte della sala d’attesa e di alcuni uffici senza trovare anima viva, incrocia un’infermiera sulla cinquantina e ripete: mi chiamo Giorgio Lanfranchi, qualche giorno fa il medico del pronto soccorso, che mi ha prescritto una compressa di Triatec ogni ventiquattr’ore, mi ha detto di venire qui, oggi, in cardiologia, per saperne di più sulla mia pressione. Devo interromperla, gli dice la donna, ma oggi non ci sono medici e dunque nessuno può visitarla, mi dispiace. Poi fa per andare via come se fosse sovraccarica di lavoro. A questo punto, Giorgio le si piazza davanti per impedirle di muoversi, addirittura di respirare, se potesse. Che cosa devo fare, grida con tutto il fiato che ha in gola, devo forse svenire, sdraiarmi a terra, perché sia costretta a chiamare qualcuno che venga a vedermi? Non è un ospedale questo? Non curate i malati? O siamo qui per giocare? Io non mi sento bene, lo vuole capire o no? Non le entra nella testa?”.
Se non fosse scrittura, cosa potrebbe essere il tuo libro?
Non saprei… considerato il finale, una bomba ad orologeria?
Che rapporto hai con la censura?
Nessuno, né con la censura né con l’autocensura. E nemmeno con gli agenti letterari.
Per te scrivere è un mestiere o un modo di contestare lo status quo?
Più la seconda della prima. Odio i professionisti, amo i ribelli.
Bonus track
Parlando del tuo libro ti ho scritto che: “Il finale oppone a mio parere il reale del corpo psicotico al realismo del corpo immaginario. Cioè il reale dell’ipertensione trascendentale di Giorgio al realismo quotidiano perso tra le fantasie dei libri e delle nevrosi ossessive. Il finale scioglie nel simbolico il dissidio tra immaginario e reale.” Puoi farmi capire meglio quanto ho sentito leggendo il tuo libro?
L’hai spiegato benissimo tu. Si tratta di piani sovrapposti, dal primo al quarto. Come dice il titolo.

“Lo scaffale di Giorgio”, dopo il finale del libro, apre ulteriori dimensioni: cosa hanno in comune i libri che popolano lo scaffale di Giorgio Lanfranchi e la scrittura di Riccardo di Gennaro?
Maria Teresa Carbone, presentando il romanzo a “Più libri, più liberi”, mi ha fatto notare che dei cinquanta e più libri citati, direttamente e indirettamente, nel romanzo, uno solo è di uno scrittore vivente, V. di Thomas Pynchon. Ecco, io e Giorgio, per quanto riguarda i libri da leggere, siamo orientati nella stessa direzione. Giorgio, fatto salvo il lato psicotico, che è solo suo, è un mio alter ego.
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Riccardo De Gennaro, Il quarto piano, Miraggi edizioni, collana Scafiblù, 2024