Inedito. Paolo Fresu e Lello Voce. La poesia come suono

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Paolo Fresu, considerato tra i più grandi jazzisti e compositori contemporanei, e Lello Voce, una delle voci liriche più poliedriche del panorama poetico italiano, si confrontano per Satisfiction sulla POESIA COME SUONO.

Paolo Fresu

La poesia è per me suono. È un suono che mi colpisce e mi abbaglia e solo successivamente è anche significato. Mi deve colpire allo stomaco come un pugno o mi deve accarezzare portandomi dentro il suo mondo e avvolgendomi come un ventre gravido. Per questo la amo. Per questo io stesso mi dispongo al colloquio cercando di portare al di dentro l’altro suono che è quello della mia tromba e dei miei effetti elettronici. Il rapporto tra musica e poesia diventa dunque un dialogo intimo a volte sussurrato e a volte gridato con forza. Chi lo raccoglie farà parte di un discorso che è del tavolo accanto laddove si carpisce il suono di una lingua conosciuta o il senso di alcune parole chiedendo scusa per la curiosità destata. Ma poesia è anche significato che muta perennemente e che affiora prepotentemente nel suono della lingua. Che questa sia conosciuta poco importa. Importa ciò che rappresenta in quella urgenza espressiva che ci fa amare la poesia portandoci per mano verso mille modi di fare e di intenderla. Come per il jazz è tentacolare. La poesia non è una ma sono mille e mille modi di pensare e di sentire.

Paolo Fresu

Lello Voce

La poesia senza la musica semplicemente non esiste. Perché non esiste poesia senza ritmo, senza accento, senza suono. Non esiste poesia senza ‘tempo’. La poesia senza la musica semplicemente non esiste, anche se essa viene eseguita senza musica, addirittura se essa non viene eseguita affatto. Perché la poesia, per esistere, sia pure solo mentalmente, deve essere messa in atto, performata, ha assoluta necessità di essere eseguita. Ciò fa comunque d’ogni poesia ‘scritta’ uno spartito che attende chi trasformerà quei segni muti in un’azione, in un’esecuzione per l’appunto. Anche se solo a mente, o magari sussurrando tra sé quelle parole, masticandone il suono con discrezione. C’è dunque stata una ‘naturalità’ nel mio incontro con la musica, sin dalla prima performance ‘improvvisata’ con Paolo Fresu a Venezia Poesia, nel 1996. Ho ‘riconosciuto’ immediatamente quei suoni, ho riconosciuto una strada, che tanti avevano già percorso, e che da secoli non percorreva più quasi nessuno. Ma quella strada esisteva, era lì, che aspettava di essere nuovamente percorsa. Più che fare Avanguardia, ho riscoperto una Tradizione. È per questo che rifiuto ogni altra definizione, se non quella, pura e semplice, di poesia, per ciò che faccio. Né hip-hop poetry, né jazz-poetry, o spoken-music. Semplicemente poesia. E la poesia, la mia poesia almeno, è tutte le sue forme. È le sue parole, il loro suono, la materia del loro suono, è la sua ‘durata’ nel tempo, il suo ritmo, i suoi accenti, e i suoni, le musiche, che con essa si fondono e interagiscono, il rapporto tra le due ‘melodie’, tra i due ritmi, tra le differenti tonalità sonore che si intrecciano in sincrono, o fanno attrito, configgono. È il dialogo di tutte le sue forme e delle capacità che esse hanno (se le hanno) di generare senso e significato, di sedimentarsi in immagini, idee, sogni, dolori, sperdimento, entusiasmo. Tanto la poesia, quanto la musica, evidentemente.

Lello Voce