Inservibili

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Ne afferri un pezzo, poi l’altro, che il “sangue” è quasi andato. Ne stabilisci la tenuta e il vigore. Lo stendi e, con calma, ne aggiusti i motivi che sbiadiscono agli angoli. Respiri, butti in gola e intuisci d’esserci capitato in mezzo, ancora. Ti metti seduto, magari. Fai piano, irrigidisci l’ordinario e ti fermi. Uno slancio, alla fine, li trovi: il dove, il quando. Il giorno, il mese, l’anno. Il timbro o quella indecorosa strisciata. Addirittura, l’ora, l’itinerario e quella che era l'”intenzione …” Del tutto inservibile, semplicemente scaduto. Una serie di irriducibili avvertenze. E di imbattibili promesse. Una lodevole transizione, un’indifendibile rammarico. Uno di quei passaggi al portatore … invariabilmente consumati. Lo ripieghi, ma nell’identico modo. Ti alzi e con fertile prudenza lo riponi in tasca. Quel catalogo estivo di irripetibili opinioni. Piano, non c’è altro da fare … e da un nuovo biglietto, riparti.