Isteria. Madame Bovary, 1859, Gustave Flaubert

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Lame di luce filtravano dai tralci, le foglie della vite disegnavano le loro ombre sulla sabbia, il gelsomino profumava, il cielo era azzurro, le cantaridi ronzavano intorno ai gigli in fiore, e lui ansimava come un adolescente sotto i vaghi effluvi amorosi che di gonfiavano il cuore angosciato, venni a chiamarlo per cena. Aveva il capo riverso contro il muro, gli occhi chiusi, la bocca aperta, e teneva fra le mani una lunga ciocca di capelli neri. Gli diedi una piccola spinta. Lui cade a terra. Era morto… andai a vivere dalla nonna ma la brava donna morì quel medesimo anno ed essendo nonno Rouault paralizzato, mi accolse una zia che mi mandò in una filanda a guadagnarmi il pane. Papà era un ufficiale sanitario… un ragazzo placido di carattere… la nonna lo nutriva a marmellate mentre il nonno si ostinava a plasmare il mio papà alla spartana, lo spediva a dormire al freddo, gli insegnava a ingollare grandi sorsate di rum e a insultare le processioni. Mia nonna lo teneva sempre attaccato alle gonne…

Prima che io nascessi papà aveva avuto una donna che morì prematuramente… in seguito conobbe la mamma e fu sorpreso della bianchezza delle sue unghie… gli occhi sì, erano bella… e lo sguardo era franco, ardito e candido. Papà se ne innamorò, lei era ancora una signorina orfana di madre allevata nel convento delle Orsoline… aveva imparato la danza, la geografia, il disegno, il piccolo punto e un po’ di pianoforte. Papà era al settimo cielo ma lei, mamma Emma… prima di sposarsi aveva creduto di essere innamorata, ma la felicità che avrebbe dovuto scaturire da quell’amore non era venuta…

Come erano già allora distanti… lui così attaccato alla sua mamma e lei, senza saperlo, avrebbe desiderato essere l’unica moglie del suo povero babbo, lei, abituata alle visioni pacifiche, era attratta da quelle drammatiche… del mare amava le sue tempeste… ahimé anche opportunista: bisognava che dalle cose potesse trarre qualche vantaggio personale… preoccupata solo dell’ardore immediato del suo cuore… cercava emozioni e non paesaggi.

Del convento fu subito stanca: talmente presa da liturgie, ritiri, novene e sermoni, indottrinata a tal punto sul culto dei santi e dei martiri… come i cavalli troppo tirati per la briglia: si fermò di colpo il morso le sgusciò dai denti. Eppure dopo il matrimonio si sentiva profondamente delusa… il suo era un disagio inafferrabile… come le nuvole… come il vento? In breve si pentì di essersi sposata.

Lesse Balzac e George Sand cercandovi fantasiosi appagamenti per le sue personali bramosie… confondeva le sensualità del lusso e le gioie del cuore, l’eleganza dei costumi e le delicatezze del sentimento. Che infinite lotte tra lei e il mondo, tra il suo desiderio e quello che gli altri volevano da lei: aveva voglia di viaggiare o di ritornarsene a vivere al convento. Desiderava morire. Desiderava abitare a Parigi. Tu la chiami isteria… lei non voleva alcuna stabilità, creare sempre un buco nell’altro, un bastian contrario… ebbe qualche crisi di soffocamento: a lei non succedeva niente, così Dio voleva. Era annoiata, insoddisfatta: l’avvenire era un corridoio buio, con al fondo una porta sprangata. Avrebbe voluta restare in convento e desiderava un figlio maschio da amare o da soggiogare…. divenne capricciosa… invidiava l’esistenze tumultuose, i balli mascherati, i piaceri sfacciati con tutte le brezze…il godimento, ecco quello che voleva e non voleva, allo stesso tempo, comprendere la caducità di ogni desiderio. Il suo corpo traduceva l’ignoto desiderio che l’abitava: si faceva pallida e aveva palpitazioni di cuore. Papà le prescrisse valeriana e bagni di canfora… lui, il nevrotico narciso pronto a sentirsi utile all’altro, ma ogni attenzione nei suoi riguardi sembrava irritarla di più. Nel mese di marzo era incinta di me.

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Detesto i personaggi banali i sentimenti moderati come sono in natura 95 era la quarta volta che si coricava in un luogo sconosciuto. La prima era stato il giorno del suo ingresso al convento, la seconda quella dell’arrivo a poste.it, Laterza alla baudier tardi, la quarta era questa punto virgola e ognuna sembrava aver inaugurato una fase nuova della sua vita. Non credeva che le cose, in ambienti diversi, potessero configurarsi allo stesso modo, e poiché la porzione di tempo che aveva vissuto si era mostrata deludente, ciò che restava a disposizione sarebbe stato probabilmente migliore. 97 non potendo però fare le spese che voleva, e avere una culla a barchetta, con tendine di seta rosa e cuffiette ricamati, rinunziò a occuparsi del corredino, in una crisi da carezza, e lo ordino il blocco a una lavorante del paese senza scegliere ne discuterà cute. Non si trastullo con quei preparativi che destano la tenerezza materna, il suo affetto né più forte sminuito fin dall’inizio. 100 l’amore, pensava, doveva manifestarsi di colpo, esplosione di lampi e fulmini, uragano dei giri che si abbatte sulla vita, la sconvolge, strappa via ogni resistenza come uno sciame di foglie e risucchia nell’abisso l’intiero cuore. Non sapeva che, sui terrazzi delle case, la pioggia forma dei laghi se le grondaie sono intasate, e avrebbe continuato a sentirsi al riparo, se all’improvviso non avesse scoperto nel muro una crepa. 113 le borghesi ammiravano il suo senso dell’economia, i clienti la Sua gentilezza, i poveri la sua carità. Ma lei traboccava di bramosie, di rabbia, di odio. 121 allora i desideri della carne, la brama di denaro e le malinconie della passione, tutto confluisce in un’unica sofferenza., ti innervosire per un piatto va servito per una porta mal chiusa genera per il velluto che non aveva, per la gioia che le mancava, per i suoi sogni troppo alti, per la sua casa troppo piccola. Per chi dunque era virtuosa? Non era lui, forse, l’ostacolo ogni felicità, la causa di ogni conforto, l’ardiglione aguzzo di quella cinghia complessa che la stringeva ad ogni lato interrogativo 122 il suo male, a quanto pare era una specie di nebbia che le girava nella testa, i medici non ci potevano far niente il prete neppure. 123 il camino era spento, la pendola continuava a battere, ed Emma provava un confuso stupore per la gran calma che le cose potevano porre il suo tumulto. 129 da quel giorno ricordo di Leon fu come il nocciolo stesso del suo male. Crepitava più forte di un fuoco di bivacco abbandonato sulla neve della steppa russa. 138 eppure le fiamme si placarono, si sa che il combustibile venisse meno, sia che proprio il combustibile, per eccesso, le avesse soffocate. Nel torpore della coscienza giunse a confondere la sua ripugnanza nei confronti di certo con il desiderio che le ispirava Leon, le fiamme dell’odio con il tepore della tenerezza. 139 ma i libri subivano la stessa sorte dei ricami tutti incominciati, sia casa stavano nell’armadio. Mi prendeva, li lasciava, passava ad altri. 140 sempre meno Rodolfo nascose la sua indifferenza. Lei non sapeva se rimpiangeva di avergli seduto. O se invece desiderate amarlo di più. L’umiliazione di sentirti debole si mutava in un rancore mitigato dalla voluttà. Non era un legame affettuoso, era una seduzione continua. Lui la soggiogava. Ne aveva quasi paura punto 190 ma chi la rendeva così infelice? Dov’era la tremenda catastrofe che l’aveva colpita? Elevò il capo, guardandosi intorno, quasi a cercare la causa di tanto dolore. 192 di fronte a lui, Emma l’ho guardato. Non condivideva la sua umiliazione, hai provato un’altra due punti quella di essersi illusa che un simile uomo potesse valere qualcosa, come se tante volte già la sua mediocrità non le forze balzare agli occhi. Ripenso a tutte le sue velleità di lusso, a tutte le frustrazioni della sua anima, alle bassezze del matrimonio, della casa, ai sogni che precipitavano nel fango con le rondini ferite, ha tutto quello che aveva desiderato, a tutto quanto si era negata, a tutto quanto avrebbe potuto avere. E perché? Perché? 205

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Ce ne sono di più belle, ma io, io so amare meglio. Io sono la tua serva e la tua concubina. Tu sei il mio re, il mio idolo. Sei buono, sei bello, intelligente, sei forte! Discorsi infiammati nascondono aspetti mediocri 212 my Madame Bovary fu così bella come allora. 216 per 43 giorni Charles non si mosse dal tuo fianco. Abbandono tutti i suoi malati., non si coricava più, non faceva che controllare il polso, applicarle senapismi e impacchi d’acqua fredda. 232 Emma sentiva che qualcosa di forte la sovrastava e la liberava dei suoi mali, di ogni percezione sentimento. La sua carne alleggerita non pesava più, era l’inizio di un’altra vita. Le parve che il suo essere, salendo verso Dio, stesse per annullarsi in quel l’amore come un incenso che si risolva in fumo. 236 la sua anima, finita d’orgoglio, si riposava finalmente nell’umiltà cristiana., e assaporando il piacere di essere debole, Emma contemplava in sé stessa quella distruzione della volontà che doveva offrire un’ampia breccia alle invasioni della grazia. Vagheggio di avere in camera, al capezzale, un reliquiario incastonato di smeraldi, per baciarlo ogni sera. Il parroco era piacevolmente sorpreso da un simile stato d’animo, preoccupato tuttavia che la devozione di Emma rischiasse per eccesso di fervore di sconfinare dell’eresia e magari nella nostra vacanza. 237 persistente, tuttavia, e quando il libro le cadeva dalle mani si credeva in preda alla rabbia affinata malinconia cattolica che un’anima eterea potesse concepire. 238 già lei si sentiva invadere da quella villa remissività che per molte donne e, insieme, il cattivo e il riscatto dell’adulterio. 271 le appariva pusillanime, debole, un inetto, un poveraccio, comunque lo si guardasse. Come sbarazzarsi di lui? Che sarebbe interminabile! Si sentiva torbida e come imbambolato da un esalazione doppio. 277 variabile com’era l’umore, di volta in volta mistica o euforica, chiacchierona, taciturna, impetuosa, noncurante, lei andava suscitando in lui mille desideri, risvegliando istinti e reminescenze 292 terribile era il giorno seguente, e gli altri si lavano più intollerabili ancora per l’impazienza che rodeva Emma all’idea di afferrare la sua felicità, brava selvaggia, infiammata da bendati immagini, che il settimo giorno sfociava finalmente nelle carezze di Leon. 295 ma non è la signorina Lemper EUR che ti dà le lezioni 297 da quel momento la sua esistenza non fu che un cumulo di menzogne in cui abbiamo occupato il suo amore, come invece, per nasconderlo. Era un bisogno, una mania, un godimento, tanto che ti diceva di essere passato il giorno prima sul lato destro della strada, era il caso di pensare che si trattasse del sinistro. 298 si riprometteva di continuo una felicità profonda, per il prossimo viaggio., poi confessava se stessa di non sentire niente di straordinario. Presto la delusione l’ha cancellata da una nuova speranza, ed Emma ritornava lui più ardente più a vita. Che calma, a quel tempo! Come andava quindi ineffabili sentimenti amorosi che attraverso le letture si sforzava di immaginare! 311 però non era felice, non lo era stata mai. E di dove veniva quel inadeguatezza della vita, quello rapido comporsi di ogni cosa a cui lei si appoggiava? Ma se c’era chissà dove un essere forte bello, un temperamento ricco, pieno di slancio insieme di raffinatezza, un cuore di poeta in sembianze da Angelo, libera dalle corde di bronzo capace di alzare al cielo epitalami elegiaci, perché mai lei non doveva trovarlo? Che sognavano! Niente, del resto, valeva lo sforzo di una ricerca due punti tutto era menzogna. Ogni sorriso nascondeva uno sbadiglio annoiato, ogni gioia una maledizione, ogni piacere il disgusto, i baci più appassionati non lasciavano sulle labbra se non l’impossibile desiderio di una volontà più grande. 312 se charge si permetteva qualche timido osservazione, lei rispondeva duramente che non era certo colpa sua. Perché era tanto aggressivo? Lui attribuiva tutto quell’antica malattia nervosa 316 eleggeva fino al mattino certi libri stravaganti, pieni di scene orgiastiche e di avventure cruente.

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Emma ritrovava dell’adulterio tutte le banalità del matrimonio. Non per questo smetterò di scrivergli lettere d’amore, in virtù dell’idea che una donna deve sempre scrivere all’amante. Ma, scrivendo, era un altro l’uomo che lei percepiva, un fantasma fatto dei tuoi ricordi più ardenti, delle sue letture più belle, delle sue voglie più intense., risultava considero, lui alla fine, è così accessibile, da fare la partita di meraviglia anche se, confuso com’era dell’abbondanza dei suoi attributi, è così simile a un Dio, non le riuscivo di terminando con precisione. Se lo sentiva vicino, tra poco sarebbe giunto l’avrebbe rapita tutta quanta in un bacio. Poi ricadeva Bocconi, senza fiato. Quelli astratti slanci passionali la faticavano infatti più delle grandi lussuria. Ormai era in preda a una prostrazione incessante indiscriminata. Inoltre, arrivavano studenti intimazioni, carte bollate che guardava appena. Avrebbe voluto non più vivere, o dormire continuamente. 319 avrebbe voluto, sfrecciando via come un uccello, correre chissà dove a ritrovare la giovinezza, dell’ontano di lì, negli spazi immacolati. 321 Emma non aveva più forza per qualsivoglia sentimento. 327 era trascinata da un impero bellicoso. Avrebbe voluto picchiare gli uomini, usare lo rinfaccio, spettacolari dal primo all’ultimo e continuava ad andare in fretta, senza voltarsi, pallida, 320, tira, frugando con lo sguardo gonfio di lacrime l’orizzonte l’acqua, quasi godendo dell’odio che la soffocava. 334 svegliata supina, immobile con gli occhi sbarrati, riusciva appena discernere gli oggetti, benché con stuporoso accanimento di concentrarti su per l’attenzione. 337 e non rispondi niente. Ansimava, volgendo gli occhi intorno a te, mentre la contadina spaventata dal suo volto, indietreggiava istintivamente due punti la credeva pazza. Impresa allora la strada della uscendo senza accorgersi che correva offrirti a ciò che poco prima l’aveva tanto esasperata e senza minimamente immaginare che si prostituiva. 338 ed era deliziosa vederti, con quello sguardo in cui tremavo una lacrima, come l’acqua di un temporale in una corolla azzurra. 340 i muri tremavano, il soffitto la schiacciata. 343 hai ben poca cosa la morte. Mi addormenterò, è tutto sarà finito 346 non odiava più nessuno, adesso. Una penombra crepuscolare le invadeva la mente, e di ogni frastuono terreno e ma non sentiva, dolce confuso, se non l’intermittente lamento del tuo povero cuore, come l’ultima eco di una sinfonia che si allontana. 349 afferrò il boccale azzurro, ne strappo via il turacciolo, vi caccio dentro la mano, e ritirando la piena di una polvere bianca la porto alla bocca e si mise a mangiare. 345 sudore le sgorgava a grosse gocce del viso blu altro che appariva come cristallizzato tra le relazioni di un vapore metallico. Le battevano i denti. Gli occhi, ingranditi, con all’interno anche a te da qui, e ogni domanda rispondeva solo scuotendo il capo 347 lino per dopo mi darai sangue. Le labbra e si strinsero sempre più. Aveva le membra contratti, il corpo ricoperto di chiazze nerastre. Leggero lentamente la faccia e parve presa da un gioioso rapimento nel vedere all’improvviso la storia violetta, forse riprovando in quella estrema pacificazione la perduta volontà dei suoi primi slanci mistici, e nascenti visioni di beatitudine eterna. 355 il prete si rialzo per prendere il crocifisso, allora leggete il collo come una creatura che ha sete, e premendo le labbra sul corpo dell’uomo Dio riposo con tutta la forza che le restava il più grande bacio d’amore che mai avesse dato. 356 una convulsione la Bastard materasso. Tutti si avvicinarono. E non era più. 358

Lei si chiedeva, sempre insoddisfatta, chi sono? Cosa voglio? Come mi fa godere davvero? deve essere lei la più amata, per lei la verità era l’oggetto del desiderio, poteva

essere amante di uno di legge, per distruggerla o di un dongiovanni per non sfidare tutte le altre, ma ha sposato mio madre, un uomo di scienza, a suo modo.

E allora ecco che nella crisi peggiore si è rifugiata in Dio, lì poteva essere amata, senza essere posseduta, eppure lei voleva sentirsi unica e insostituile e per mio padre lo era e per questa sopravveniva la noia. Lei voleva essere ciò che manca all’altro. doveva essere la propria mancanza, e infatti a carvenale una volta di travestì da uomo…

Lei teneva separati il desiderio e il godimento, non sapeva ricevere il fallo e goderne, perché lo voleva essere lei. Per questo non mi volle, non mi accettò, all’inizio…

Lei non sapeva farsi amare, non accettava la… mancanza di sé…. la castrazione… si faceva desiderare senza soddisfare il godimento, oppure interrompe al momento cruciale…non poteva avere legami soddisfacenti, continuativi…

far desiderare l’Altro resta l’obiettivo principe di tutto il suo teatro, di tutta la manovra isterica

rifiuto di essere il mezzo di godimento dell’Altro e, dunque, il rifiuto della castrazione, la cui accettazione è invece proprio la condizione per farsi amare perché si ama sempre la mancanza dell’Altro.

Questo costituisce il tunnel in cui l’isterica si infila.

il desiderio della donna sa raggiungere congiuntamente gli obiettivi del “farsi amare” e del “farsi godere”.

il problema del lamento isterico?

Se il mio essere dipende dalla mia capacità di farmi desiderare, di far sorgere il desiderio dell’Altro, di farmi desiderare dall’Altro e ,dunque,

se la mia vita si prodiga nel far desiderare l’Altro, ebbene in questo prodigarsi si perde anche il mio stesso desiderio.

Io non so più quello che desidero perché il mio desiderio si sacrifica al farmi desiderare….

Il mio desiderio si annulla rispetto all’esigenza di farmi desiderare, di far desiderare l’Altro.

Ma allora io chi sono? Che cosa voglio se mi sono dedicata anima e corpo a far desiderare l’Altro?

Ma è proprio quello il desiderio che io voglio, una volta che l’ho innescato? Questo rende più chiaro l’assioma lacaniano secondo cui il desiderio isterico è desiderio di essere insoddisfatto.

Al cuore del desiderio c’è l’insoddisfazione perché se la meta del desiderio è far desiderare l’Altro e, di conseguenza, io smarrisco il senso del mio proprio desiderio.

Ecco perché molte isteriche si fanno catturare dal fatto di catturare, si interessano di chi le guarda, non guardano chi le interessa ma sono catturate dal fatto di essere guardate, di essere desiderate.

Come se il loro essere coincidesse con l’essere desiderate.

Dunque nel far desiderare l’Altro al posto di interrogare il proprio desiderio.

Uno dei movimenti fondamentali dell’analisi dell’isteria è portare l’isterica a non interrogarsi più sul desiderio dell’Altro, ma sul proprio con un effetto di separazione che produciamo e con una problematica speciale a livello del godimento.

A livello del desiderio la problematica isterica sembra essere la seguente: impegnandomi nel far desiderare l’Altro non so più qual è il mio. Quindi abbiamo questa impasse del desiderio isterico:

prodigandomi a far desiderare l’Altro non so più ciò che io desidero.

Sul piano del godimento molte isteriche contemporanee (non c’è più solo l’isterica che dice di “no!” ad essere il mezzo di godimento, non c’è più solo il rifiuto isterico del sesso) entrano nello scambio sessuale, ma con l’obiettivo di far godere l’Altro. Come a livello del desiderio l’obiettivo è far desiderare l’Altro, così per il godimento l’obiettivo diventa quello di far godere l’Altro godendo del far godere, ma paradossalmente senza godimento, senza godimento del proprio corpo. L’anorgasmia è il sintomo isterico più frequente, dove il godimento si fissa al far godere l’Altro.

Godono nel far godere, senza un godimento del proprio corpo; subordinando il godimento del proprio corpo al godimento del partner.

Si può dire che questo è un po’ femminile, non solo isterico, però l’isteria accentua questo motivo e vi trova un punto di intersezione tra il far desiderare e il far godere senza godere nel corpo.

Quando un’isterica guarisce da questa sintomatologia? Quando separando il proprio desiderio dall’esigenza di far desiderare, può trovare il proprio desiderio.

Nella donna, invece, il desiderio non è solo quello di farsi desiderare, come abbiamo visto, che è l’elemento in comune con l’isteria. Tutte le donne sono esibizioniste, direbbe Freud, perchè ogni donna ama mostrarsi, cioè ama farsi desiderare. Però il desiderio della donna non è solo desiderio di farsi desiderare, ma è anche il desiderio di godere. Il desiderio non è separato, sbinato, disgiunto dal godere. È per questo che una donna sa abbandonarsi nel rapporto sessuale, sa perdersi, sa sperimentare il senza limite, come direbbe Lacan, cioè il godimento Altro, il godimento non tutto circoscritto al fallo..

Nell’isteria, invece, abbiamo questa difficoltà ad accedere al godimento e nelle isteriche più disinibite sessualmente, con una vita sessuale molto ricca, la patologia consiste nel fatto che il godimento non è mai godimento al di là del fallo, ma è sempre godimento del far godere l’Altro.

a, invece, viveva in convento, orfana di madre, e questo, come tu dici, ha forse influito sulla sua malattia. Per colpa dei libri ha iniziato a stufarsi della religione, della verginità e finalmente il suo desiderio è esploso. Ma era il suo desiderio? o quello del padre ? come sembra edipica questa cosa. Quando ha conosciuto Charles sono nata io. Papà, invece, era figlio di una donna rigida e di un militare, e il suo desiderio infondo, non lo hanno mai ascoltato, e anche lui, non è che avesse saputo ascoltare il desiderio di mia madre. lo scoprì solo dopo la sa morte che lei lo tradiva. Mamma Emma si era invaghita di Rodolphe ma poi se ne era stancata per uno più giovane Leon e anche di lui si era stancata era ritornata a Rodolphe… ma alla fine si è uccisa con l’arsenico, non si è impiccata, né si è gettata sotto a un treno. Lei ha voluto morire da dentro, perché era quel desiderio interiore che voleva stroncare, per i debiti. Per l’incolmabile debito. Si una nevrotica certo, una isterica che non poteva e non voleva darsi. Lei era nata per essere la moglie vergine di suo padre, una provinciale che voleva essere una signora. a me non mi accettò mai. nell’immaginario forse si credeva madre…. ma nel reale non era così. e poi tutte quelle lettere quel simbolico, quelle parole che lei prendeva alla lettera….