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Javier Tomeo. Lo sguardo della bambola gonfiabile

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Chi è Juan P?

Juan P è un uomo adulto, un uomo solo. Ha una bambola gonfiabile seduta sul divano. Una bambola, ovviamente, silenziosa. Juan P ha un problema con l’alcool, forse. Certamente è un po’ folle. Folle in modo innocuo, tutto sommato. Un anarchico, ma non per convinzione, non per somma di convinzioni, ma per sottrazione di regole, per assenza di contatto con la realtà. Ecco, se proprio volessi definire la principale caratteristica del protagonista di questo racconto allora direi che è la distanza dal razionale che non ha nulla a che fare con il surreale. Juan P vive in una dimensione laterale, rispetto a ciò che noi definiamo reale. Dei surrealisti, a Juan P, manca tutta la lussuriosa fantasia, manca la rielaborazione del reale, manca l’elemento psicanalitico. Juan P, invece, è come Oliver Hardy. Si muove nel nostro stesso orizzonte ma con regole soltanto sue. La malinconia è il suo mantello. Torcuato, il suo amico tormentato, con le grandi orecchie, che sogna di friggere in una padella, è il suo Stan Laurel, il suo Sancho.

La storia che Javier Tomeo racconta in Lo sguardo della bambola gonfiabile, che le edizioni Occam portano in Italia grazie alla traduzione di Loris Tassi, è completamente basata sulle peregrinazioni di Juan P. Il racconto del suo sguardo sul mondo.

In questo senso, Tomeo ci regala un altro di quei personaggi che appartiene ad una schiera, nutrita e affascinante, di cui fanno parte Ignatius Reilly, l’Eddie Coffin de La gang del pensiero, Moses Herzog, Barney Panofsky.

Uomini che restano soli perché inconciliabili con gli altri, anomalie di un codice, refusi umani.

Lo sguardo della bambola gonfiabile è un racconto divertente, leggero e profondo. Un racconto carico di malinconia dove si celebra una sconfitta ininterrotta.

Juan P è un Lester Bangs, un fuorilegge con la cravatta gialla, il completo celeste. Un pagliaccio. Immagina che il suo orologio indichi orari diversi, parla con gli uccelli ma manco questi gli rispondono. Le sue conversazioni con Torcuato, con il cameriere di Casa Leonor, le sue uscite a teatro, sono sempre spiazzanti, divertenti eppure amare. È come se l’ombra soffusa della solitudine copra una parte della pagina, sul finire di paragrafo e ti rimane questa voglia di leggere ancora un poco, per prolungare la vita di Juan e non lasciarlo solo, sul divano, dentro quel pozzo profondissimo che è il suo sconforto.

Pierangelo Consoli

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Javier Tomeo, Lo sguardo della bambola gonfiabile, Occam edizioni 2025, Pp.161, Euro 16

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