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Jean-Yves Le Borgne anteprima. Libertà colpevole

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Théo sapeva che la grandezza spesso si accompagna alla violenza, che nel crogiolo della novità si nasconde una forza terribile, pronta a spazzare via ogni cosa al suo passaggio”.

È in libreria Libertà colpevole il primo romanzo di Jean-Yves Le Borgne (Carbonio 2025 pp. 300, € 19,50, traduzione di Francesca Bononi. L’autore, noto avvocato francese, immagina una società futura in cui il comfort e la sicurezza hanno avuto la precedenza sulla libertà. La storia si svolge negli anni 2070, dove l’individuo ha rinunciato ai propri diritti fondamentali per vivere in una pace imposta.

Ma cosa rimane della libertà quando il controllo diventa onnipresente? Il giovane Théo, personaggio centrale, cerca di convincersi che tutto ciò rappresenta un progresso. Lo perseguita però un persistente disagio, che cresce quando si confronta con un interrogatorio di una psicologa che verifica se i rapporti tra le coppie siano effettivamente “consensuali”.

Questo dubbio lo spinge a lasciare Parigi per isolarsi e riflettere, ma si chiede per quanto tempo ancora riuscirà a sfuggire a questo sistema oppressivo.

Questo romanzo di anticipazione esplora i rischi di un futuro in cui la libertà individuale viene sacrificata a beneficio di un benessere illusorio, invitandoci a mettere in discussione le scelte della nostra società contemporanea.

Fino ad ora Théo ha sinceramente creduto che il suo mondo fosse il migliore. Le autorità garantiscono la tranquillità di tutti, la sicurezza è diventata realtà, nessuno si sente aggredito, né fisicamente né moralmente. Ma ascolta anche il consiglio di un amico anziano: “L’unica cosa che possono fare gli anziani è provare a dire ai giovani quello che loro hanno scoperto troppo tardi. Segua l’istinto, ascolti la voce interiore che ci dice tutto, ma che noi ci sforziamo di soffocare. Non dia troppa importanza alle costrizioni. Bisogna essere seri, certo, ma non fino al punto di lasciarsi spegnere come una candela.”

Come si può immaginare di lamentarsi di questa organizzazione ideale? Eppure… Dopo aver subito un interrogatorio inquisitorio per ottenere un documento amministrativo e essersi visto rifiutare un biglietto del treno perché non era stato in grado di fornire una ragione valida per viaggiare, Théo prova un senso di disagio.

A torto o a ragione, si sente spiato, sorvegliato, sospettato. Un desiderio irrefrenabile di sfidare i divieti e di prendere le distanze si impadronisce di lui e lo coglie l’illuminazione: “Bisogna lasciare al popolo il sentimento della propria potenza! È una precauzione utile; lo dispensa dal dimostrare brutalmente di essere il padrone”.

Jean-Yves Le Borgne descrive un mondo che ricorda le derive securitarie e le rinunce del nostro. Attraverso il suo personaggio alla ricerca di un senso, si interroga sul significato della libertà e della vita in società e sul come potrebbe diventare sotto il peso di norme e divieti sempre più vincolanti. La fuga di Théo lontano da Parigi è innanzitutto una fuga dell’intelligenza, che permette all’autore una riflessione di grande attualità.

Libertà colpevole offre una visione d’insieme della nostra società e della sua goffa direzione e, come le distopie di Huxley o Orwell, è un monito che conviene ascoltare.​

Carlo Tortarolo

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La psicologa

Théo stava aspettando già da un po’, quando tutt’a un tratto una figura dinamica e trafelata portò una ventata di vita in quel luogo.

Lei dev’essere Théo. Mi spiace, non sono riuscita a liberarmi prima”.

La donna che gli aveva rivolto la parola doveva avere una cinquantina d’anni. Mostrava una forza vitale e una sicurezza che contrastavano con le ombre robotizzate e sottomesse incrociate da Théo fino a quel momento. Non aveva nulla della funzionaria comunale. Non la si immaginava ad attendere, impaziente e svogliata, il momento di staccare, come dicevano gli altri. Sembrava felice. La sua vivacità e la sua disinvoltura testimoniavano il piacere che provava nell’essere lì. Théo constatò che, da quando la giornata era iniziata, quella era la prima persona che incontrava a mostrare una certa gioia di vivere. La costrizione traspare dai volti e dalla goffaggine dei movimenti del corpo. Forse è per questo che l’ambiente amministrativo rende inspiegabilmente tristi e stanchi.

Venga, andiamo!” disse la donna guardando Théo, che rimase colpito dai suoi gesti decisi, capaci di far dimenticare le rotondità di un corpo reso leggero dalla propria energia.

L’ufficio era minuscolo, ma trasmetteva una rassicurante sensazione di riservatezza. La donna si presentò brevemente. Era una psicologa, nonché presidentessa dell’Ufficio di gestione sociale.

Lei è una dipendente comunale?” chiese Théo, distrattamente.

No” rispose la donna. “Sono una specie di libera professionista. Collaboro con il Comune solo su richiesta”. 

Non aveva resistito al piacere di parlare di sé.

Perché? Fa qualche differenza per lei?”.

No, affatto” replicò Théo, che ora capiva meglio quell’energia che prima lo aveva stupito.

Ho ricevuto Léa in municipio. Ho anche ascoltato la deposizione del suo testimone. Non doveva incontrare né l’uno né l’altra. Lo sa. È la procedura. È per questo che l’ho ricevuta qui, nella sede distaccata. E ho deciso di farlo da sola, senza i miei collaboratori, come si fa sempre nei casi che non sembrano presentare difficoltà”.

Théo annuì. Non c’era nulla da rispondere.

Lei ama la sua compagna” aggiunse la donna, senza che si capisse se fosse un’affermazione o una domanda. “La sua compagna la ama. Il vostro fascicolo è semplice, potrei pure fermarmi qui”.

Ma…?” disse Théo.

Ma mi chiedo perché siate voluti venire da noi. Non escludo che due universitari come voi siano stati tentati, per curiosità, di fare un’incursione nel mondo della gente comune. Ma la nostra benedizione laica a voi non serve. Non ne avevate bisogno. Avreste potuto vivervi la vostra vita, gestire da soli la vostra relazione. A chi sarebbe importato? Dubito che Léa possa affermare di essere stata costretta. Quindi, perché?”.

Sta forse dicendo che il permesso che rilasciate vale solo per gli amanti loschi?” replicò Théo. “Solo per le relazioni ambigue, per i tentativi di seduzione che uno dei due un giorno potrebbe rimpiangere?”.

In un certo senso, sì. Noi facciamo un lavoro di prevenzione. Evitiamo malintesi, bugie, messe in scena e vendette. Il parere di un terzo è raro nel campo dell’intimità ed è quasi sempre poco attendibile, troppo soggettivo, basato su informazioni scarse. Nei casi di reati sessuali, il testimone riferisce quello che gli è stato raccontato, e nulla esclude che tali confidenze gli siano state fatte proprio affinché lui poi le raccontasse. I giudici erano stanchi di dover decidere senza sapere. Ma questo non è il vostro caso. Quindi perché siete venuti?”.

Volevamo il pass”.

Ah sì? Lo chiamate così?”.“

Sì, come tutti: il permesso di amare senza scocciature”.

Chiamiamolo col suo vero nome: Protocollo di adeguamento sociale della sessualità.

È meno ironico e più conforme allo scopo che si prefigge” lo corresse la psicologa, con tono autorevole e un pizzico di stizza.

Va bene” disse Théo, che cominciava a essere sospettoso. “Non intendevo essere fuori luogo”.

Ma perché vi serviva questo documento? Non siete in cerca di una casa destinata alle giovani coppie, avete una situazione piuttosto agiata, non avete problemi materiali. Nella propria casa si può ospitare chiunque, anche di notte, anche tutte le notti. Viviamo in un Paese libero” concluse la donna, fissando Théo in evidente attesa di un cenno di assenso.

Théo si sforzò di mantenere un’espressione serena e di mostrare una preoccupazione sufficientemente prosaica da evitare qualsiasi discussione.

Ha ragione” commentò in modo diplomatico. “Ma ci sono anche le vacanze, i fine settimana, il rischio di essere respinti da un albergo. È umiliante, e non ci vuole niente a rovinare l’atmosfera.

Ci si sente colpevoli, anche senza motivo. Non aiuta certo a essere felici. Chi ha figli esibisce il libretto di famiglia ovunque. È diventata un’abitudine. Bisogna giustificarsi per non spaventare gli altri, per non rischiare che gli amici smettano di invitarti in campagna per paura di creare uno scandalo”.

Théo avrebbe potuto – e dovuto – fermarsi lì. Ma la parte che si era imposto di recitare cominciava a pesargli, così lasciò emergere un po’ di verità.

Il sesso è diventato più un crimine che un piacere. Almeno, questa è la visione imposta dalla società. Lei stessa poco fa parlava dei giudici e delle loro domande su costrizione o violenza. I nostri padri, oggi, sarebbero considerati depravati, viziosi, dissoluti. Il comportamento del cittadino responsabile consiste anche nel riconoscere la fine di una libertà e nel trarne le conseguenze, qualunque sia la propria opinione personale”. 

Théo sentì che quelle ultime frasi erano di troppo. Lo sapeva prima ancora di pronunciarle. Le aveva pronunciate consapevolmente. Si era concesso deliberatamente il lusso di dirle e si sentì sollevato di averlo fatto.

Ha l’impressione di vivere in una società che confisca le libertà?” chiese la psicologa, con l’aria di chi non dà troppo peso alla domanda.

Théo decise di non rispondere, come se non avesse capito che lei lo stava interrogando.

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