Joe Lansdale. Una Cadillac rosso fuoco

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 “Avrei ucciso Frank per prendermi la sua donna e la sua roba. Una versione del sogno americano un pizzico più violenta e sanguinosa.”

Ecco, è possibile racchiudere Una Cadillac rosso fuoco, uno degli ultimi romanzi di Joe Lansdale, tutto in questa frase. Ed Edwards è un giovane venditore di auto usate, ha combattuto in Corea e adesso aspetta la sua occasione di riscatto, di una vita migliore nel Texas razzista degli anni Sessanta. L’occasione arriva, improvvisa, proprio sul lavoro. Conosce Nancy, donna bellissima e infelice, proprietaria di un drive-in e prigioniera di un matrimonio con uomo alcolizzato e violento, Frank.

Da questi presupposti Lansdale costruisce la sua personale rivisitazione di quello che è uno schema classico della letteratura noir: un uomo e una donna si incontrano, lei è sposata, i due si piacciono, iniziano una relazione clandestina. Alla fine, decidono di uccidere il marito di lei e riscuotere così i soldi dell’assicurazione. Uno schema classico, appunto.

È lo stesso che sta alla base de Il postino suona sempre due volte o La morte paga doppio, entrambi di James Cain, veri e propri testi-cardine del genere, resi ancora più famosi dai film che ne son stati ricavati: uno su tutti La fiamma del peccato di Billy Wilder.

È interessante notare come questo materiale di partenza – prevedibile, consumato – Lansdale riesca non solo a farlo proprio, innestando nella narrazione problematiche e temi che sono profondamente suoi – il razzismo e le sue ripercussioni, per esempio, ma anche a utilizzarlo per giocare con le aspettative del lettore, portandolo lontano da ciò che si aspetta. Il triangolo d’amore e morte, infatti, prenderà d’un tratto una direzione inaspettata, e occuperà solo una parte della narrazione.

Il resto del racconto, più o meno da metà in poi, sarà un continuo rovescio di fortuna, di colpi di scena che via via spostano Ed sempre più lontano da una qualche idea di salvezza. Quasi una lotta contro un destino avverso. Più l’eroe, se così possiamo chiamarlo, cerca di aggiustare le cose, più le cose si complicano, gli si disfano tra le mani, costringendolo a ulteriori aggiustamenti.

C’è una cupezza di fondo, cosa di per sé non insolita in Lansdale, ma qui, mi pare, declinata in modo diverso, più estremo.

In altre opere, infatti, la cupezza si manifestava tramite la violenza di certi eventi o nella psicologia di certi personaggi, spesso veniva stemperata da una certa comicità – Lansdale conosce benissimo i tempi del racconto, sia quelli per far paura che quelli per far ridere – e bilanciata da elementi e caratteri più “positivi”.

Qui, invece, la cupezza pare essere totale, un male di tutti, i guasti morali dei personaggi appaiono senza rimedio. L’unica eccezione, forse, è Melinda, la giovane sorella di Ed, lei la sola depositaria di un’innocenza che tutti gli altri sembrano aver perduto. E proprio a Melinda, alla fine, verrà affidata l’opportunità che Ed non è riuscito ad acchiappare, una promessa di redenzione.

Una Cadillac rosso fuoco è una lettura dura e veloce. Lansdale brilla, al solito, per l’uso dei dialoghi e la padronanza del ritmo narrativo – mai un calo di tensione, mai una sbavatura – e consegna ai lettori un bellissimo romanzo sulla rovina del sogno americano.

Edoardo Zambelli

Recensione al libro Una Cadillac rosso fuoco, di Joe R. Lansdale, Einaudi 2020, pagg. 272, € 17,50