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Jorge Enrique Lage. L’autostrada: the movie

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Cosa significa scrivere?

Non tanto a cosa serva, questa è una questione ancora più complessa e fumosa, ma proprio cosa significa, cosa facciamo ogni volta che ci sediamo e cominciamo a mettere le parole in fila.

Un amico scrittore, a cui avevo fatto questa domanda, mi disse: siamo come gli speleologi, che entrano nella caverna da soli, con la torcia sopra la testa. Esploriamo posti bui e spaventosi e dopo, quando ne usciamo, cambiati, ci accompagniamo i lettori, per mano, uno alla volta, dentro la caverna, illustrando le cose che abbiamo visto.

La caverna di Jorge Enrique Lage si chiama Cuba, l’isola in cui è nato, nel 1979, e su cui ha vissuto fino a tre anni fa.

Vive a Valencia, adesso, con quello che resta della sua famiglia.

Quando gli chiedono cosa gli manca della sua patria, lui dice: niente.

Purtroppo l’idea che si conserva, a distanza, dell’Avana è una fantasia.

Lage racconta che, negli ultimi anni, manca tutto. Elettricità, benzina, acqua.

La parola che lui usa per descriverla è: prigione.

Scrittore e giornalista, per aver svolto il suo lavoro, Lage ha rischiato di essere arrestato come sovversivo.

In un articolo uscito in Italia su Tuttolibri del 21 febbraio, Lage scrive: “…so che un paese non è un governo, un paese non è la dittatura che lo tiene sotto sequestro… Ma io non sono mai stato capace di comprendere una così saggia differenza.”

Negli ultimi anni era caduto in uno stato di prostrazione e paranoia, dal quale si è liberato solo dopo essere andato via.

Laura Putti, giornalista, legata all’Avana con tutta la forza della nostalgia, oggi è il suo editore. In un articolo molto bello, uscito in questi giorni, Laura racconta che avrebbe voluto portare i libri di Lage in Italia molto prima, dice che ci aveva provato ma senza successo. Nessuno aveva voluto pubblicarlo e, alla fine, lo ha fatto lei, con la sua Ventanas.

Questo corteggiamento cyranesco era avvenuto in segreto, senza che Lage lo sapesse.

Quando una persona sta dentro un buco, può essere crudele lanciare cime che forse si spezzeranno. Così lei aveva lavorato per lui in segreto, per non alimentare speranze.

Lo porta adesso, in Italia, Laura Putti e lo traduce, anche, come prima aveva fatto con Arrufat.

Il libro si chiama L’autostrada: the movie.

Si tratta di un romanzo sgangherato, scomposto e irriverente. Una sorta di Guida cubana per autostoppisti.

Cavalcando questo mio, del tutto arbitrario, accostamento a Douglas Adams, dirò che L’autostrada di Lage è un libro ugualmente divertente, pieno di metafore, di situazioni rocambolesche e improbabili personaggi.

Saturo si riferimenti alla cultura pop, segmentato in paragrafi brevi come scene di un film, lungo l’autostrada di Lage ci passano, fisicamente o come presenze, personaggi come Kasparov e Courtney Love; e poi il tizio cubano che cercò di cambiare la Coca Cola e Art Spiegelman.

Attraverso dieci capitoli che possono anche stare da soli, Lage ci porta in una Cuba quasi post-apocalittica, un racconto il suo che, alla luce di quanto sta accadendo, diventa quasi profetico. Come cornice, in tutti, compaiono due personaggi: uno che racconta, come se avesse la telecamera sulla testa, che resta senza nome e l’Autistico, un uomo indecifrabile, tra il genio e l’idiota.

C’è un’autostrada che dovrebbe collegare Cuba con l’America. Non si sa chi la stia costruendo. Diventa, però, questa enorme arteria, come una gomma che cancella ovunque passi.

In un’intervista uscita per Il venerdì, Lage spiega che quando aveva scritto il libro, questa autostrada poteva essere letta come la metafora di una integrazione tra Cuba e Stati Uniti, quasi un prolungamento della Florida che trasformava l’Isola nel cortile degli Stati Uniti. “Oggi” spiega, “non più:bisognerebbe trovarne un’altra, qualcosa che spieghi il buco nero in cui Cuba è precipitata.”

Jorge Enrique Lage, L’autostrada: the movie, Ventanas 2026, Pp.198, Euro 16.

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