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Julien Green inedito. Sono morto e, esattamente come avevo previsto, continuo a esistere

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Nato da genitori americani a Parigi nel 1900, Julian Green trascorse gran parte della sua vita in Francia e, nonostante le sue origini americane, scrisse esclusivamente in francese, diventando il primo cittadino non francese ad essere ammesso nella prestigiosa Académie Française. Nel corso della sua carriera lavorò a diversi generi, tra cui romanzi, saggi e opere teatrali, ma è soprattutto per i suoi intimi diari che è particolarmente famoso. Offrendo una finestra sulla sua vita interiore e sui tempi tumultuosi che visse, i diari di Green attraversano entrambe le guerre mondiali, i mutevoli scenari sociali del XX secolo e i suoi conflitti e riflessioni personali. Scrisse questa annotazione nel 1929, due settimane dopo un’appendicectomia.

 

 

13 novembre

Appendicite il 1° novembre e operazione il 2. La completa annichilazione dell’essere mediante l’etere, una caduta in un abisso oscuro e sonoro, un grande rumore di campane, come quelle dei treni americani, e soprattutto l’impossibilità di opporre alcuna resistenza, di aggrapparsi a qualsiasi cosa: nella morte deve esserci un po’ di tutto questo. Il minuto prima di perdere conoscenza è stato, credo, strano ma per nulla terrificante. Il mio primo pensiero quando mi sono svegliato è stato: «Allora sono morto e, proprio come avevo previsto, continuo a esistere».

Per un attimo il corpo, l’intero essere, è rimasto disteso su una spiaggia misteriosa, in attesa che la marea montante lo riportasse indietro. Cosa stava facendo l’anima mentre questo accadeva? Dove si trovava?

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