Le giuste cautele

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Per una sorta di atipica empatia con i francesi e con le loro attuali convergenti visioni di comunità europea, siccome “lì” non si fa la coda per entrare, decido di far la spesa nel piccolo supermercato biologico che si annuncia: votre supermarché.

Ho tutto scritto e sarò rapido a destrarmi tra zucchine e latte di avena, tofu affumicato, semi di zucca e wurstel di pollo allevato a terra.

Esito, ahimè, un istante sul pollo, cercando di capire la logica alternativa del pollo allevato in aria. Ed è in questo preciso momento che una FFP2 pretende il suo spazio vitale davanti alla vetrina frigo, mettendomi una certa fretta. Rinuncio al pollastro pedestre, senza ulteriori voli pindarici e permetto alla FFP2 con capelli da quarantena di accedere alle sue potenziali scorte alimentari.

Arrivo in cassa, con i gambi di sedano di un metro che mi danno il giusto riferimento marziale in fila.

Poi la lite.

Un medico (o dichiarato tale) viene redarguito da una commessa “single e stanca di rischiare la vita” sulle norme igienicosanitarie in tempo di pandemia e sull’obbligo di usare i guanti. Lui, il medico, non li calza e sostiene che i guanti non siano obbligatori, che non ha comprato frutta e verdura, e che comunque sarebbe carino metterli all’ingresso, se questa fosse una regola del negozio.

Comunque, un po’ per scherno e un po’ per tagliare corto, il medico infila al volo un paio di guanti da ortofrutta, e chiede al figlio di indossarli nel medesimo modo.

Ma la FFP2 non ci sta e si scatena, con tutta la sua ciniglia addosso, e lo investe di insulti anche per la presenza del bambino appresso, anzi del “figlioletto” come lo chiama lei: perché la spesa non si può fare in due.

Lui si difende dalla furia della FFP2 raccontando di essere separato dalla moglie e di non poterlo lasciare solo a casa, “il figlioletto”.

Alla commessa appare una giustificazione plausibile, tuttavia la FFP2 non accetta ragioni, neanche quelle legali, e nel mescolare per aria i suoi guanti blu con esoterica gestualità, come Goku quando si prepara a lanciare un’onda energetica devastante, si accorge che la mia sinistra è senza guanto.

Non serve spiegarle che il guanto si sia sfilato e sia insieme alle mele, nel sacchetto di carta. Probabilmente la signora FFP2 non capisce senza la possibilità di vedere il labiale. Infatti, mi verrebbe voglia di continuare la discussione abbassando la mia mascherina, perché esporre le mie ragioni filtrate dal tessuto sembra inutile.

Tanto più che lei è convinta che i suoi guanti di gomma blu siano una protezione per il mondo intero, nonostante li usi da qualche anno per pulirci il cesso.

In un istante, comprendo il peso psicologico dell’isolamento sociale.

Non ho voglia di litigare con la FFP2 in pigiama, di confondermi in urla con il suo singolare pensiero, non desidero più essere parte di una collettività: vorrei solo tornare a casa.

Cerco una soluzione, percependo forte il desiderio di: mura domestiche, dispensa, frigorifero, cucina, gatto, pc, piegamenti sulle braccia, libro.

Un carciofo. La ucciderò con un carciofo.

L’ho pensato.

Ma il medico (o dichiarato tale) ha estratto una pistola calibro 22 e le ha sparato a una gamba, colpendola sulla coscia destra: tra il ginocchio e la scritta Eco Jogger.

La FFP2 è crollata sul cestino della spesa, e mentre tentava di aggiustarsi la mascherina che si era spostata dal volto liberando il naso, il “figlioletto”, di sei anni circa, l’ha sgozzata con uno Spiderco knife paramilitary nascosto in tasca, gettando l’arma senza impronte prima di fuggire col padre.

Ora il supermercato ha deciso di rendere disponibili i guanti all’ingresso, obbligatori per tutti, anche per quelli che arrivassero già indossando i propri, e di legare i bambini a una sbarra, vicino alla porta, dove solitamente ci legano i cani e le biciclette.

Per pranzo risotto al moscato con cannella, mandorle, tofu e carciofo… ascoltando dalla finestra i balconi sonori e ammirando l’organizzazione degli stormi di polli in volo che tornano per primavera.

Angelo Orazio Pregoni