Letteratura è vita ieri a Terni con Wanda Marasco.
L’elogio dell’imperfezione per eccesso di qualità ieri ancora una volta ha occupato lo spazio emotivo di un pubblico attento ecommosso alla Bct all’interno di Umbria Libri.
Avevamo la profonda umanità complessa e integra di Wanda Marasco con il suo Premio Campiello Di spalle a questo mondo, edito da Neri Pozza.
Inutile tornare sulla trama del libro, noto al grande pubblico, rifletto sull’ulteriore arricchimento tratto da questo che considero un contemporaneo classico. Di fronte al dibattito di sempre: impegno o disimpegno nella letteratura? Nello scivolamento della nostra verso temi spesso inconsistenti con strutture pericolanti, e pur premiati, o per questo premiati, come lo Strega Bajani, il mio cuore batte per chi rispetta il patto narrativo, soddisfa le attese di lettori esigenti, scrive con l’audacia dello sperimento e la tenacia dell’impegno.
La letteratura è responsabilità: è incontro di physis e techne; un romanzo non è improvvisazione, nė virtuosismo intellettuale, è un contratto che lega lo scrittore a sé stesso e al suo pubblico.
Le doti strutturali del romanzo di Wanda sono acclamate, non ci porta per campi, ma ci tiene e ci guida dentro un’ opera complessa ma non compiaciuta. La verticalità dei temi: amore e morte, malattia mentale e stigma sociale, dolore sistemico e individuale, il teatro dei pupi con le sue radici medioevali e cavalleresche, la Napoli, Mistero fragile, alle falde del Vesuvio, dove si aspetta che passi la nottata e intanto si vive il giorno con irridente nostalgia, tra Capodimonte e mare…ne fanno un classico fuori dal tempo.
I fatti sono storici e attraversano l’’800 tra campi di guerra, ferite garibaldine, Pisacane, le ceneri di Leopardi discusse e Antonio Ranieri; protagonisti storici, Fernando, medico umanista, processato per eccesso di zelo, pioniere della Croce Rossa, Olga, con la zoppia e la ferita materna: la tara che fu dei Labdacici, zoppi per eccesso di qualità. In realtà , il vero tempo è L’ Eterno. O troppo intelligenti o troppo integri interiormente, o entrambe le cose..o perché poeti o profeti o sacerdoti. In fondo, l’uomo nasce tagliato, già nel discorso di Aristofane nel Simposio, erano antropoi e divennero Andres col dono di Pandora in Esiodo. È simbolo perché parte mancante dell’altro. La completezza un’utopica aspirazione, la nobile sopportazione, insieme, ha più valore. Questo sono Ferdinando e Olga, io e il mondo, credo anche quello di Wanda.
Esiste la pazzia? Ha una cura? Da dove origina? Individuale o sistemica? Cosa può la fragilità dell’Uomo, cosa l’etica? E l’andreia, cioè il
coraggio? L’ Aretè, cioè la Virtù? In dolore insegna? … Tanti gli interrogativi che attraversano Wanda Marasco, me, noi.
Dico Wanda perché il suo tratto è l’ autenticità, lo smascheramento, l’ Aletheia, la Verità. Lei è la sua opera, questa è la sua responsabile integrità. Lei che mi ha commossa, creando, è creatura del suo amore, di un Uomo che non c’è più. In un esercito di mascherati, di falsificazioni borghesi, il suo coraggio di narrare è un narrarsi, lì dal suo infinito, la Torre di Ferdinando e Olga, di fronte la casa avita, a sognare, come Giacomo, l’ Infinito che scompare all’orizzonte. Le anime grandi si rompono nello scontro col sistema che le condanna, i giusti diventano ingiusti… i sani, malati. La vita è fatta di incontri. Rara la nobile verità di Wanda, l’autentico che si fa creazione, il dolore che diventa sopportazione. La ferita che non si ricuce, ma trova nella parola una cura: quella del medico umanista e dell’ amorevole Olga. Saremo spezzati per sempre, mi dice Wanda, sentiremo il dolore del mondo…forse sprezzati da qualcuno, ma responsabili portatori sani del tormento di Didone. La vicinanza al dolore ci rende umani..
Lei di Napoli, io di Teramo…in realtà Greche… Sarà questa la divina Mania di Platone?
Giovanna Albi