Gli amanti dei libri sanno che molto spesso sono loro a scovare noi nel momento più propizio. La casa che ho trovato, o meglio che mi ha trovato, a Stromboli, dove sbarcai ormai tre mesi fa, concedendomi la possibilità di un’isola, si chiama Casa degli Angeli e svetta sull’abitato di Scari, un incanto di dimora raggiungibile scarpinando su 60 gradoni. La scaltra milanese ha chi le porta a domicilio scorte d’acqua, vino e amore, del resto il mio mantra è: Non sono nata per compiacere. Sono nata per essere compiaciuta, come scriveva Susan Sontag in The Volcano Lover, uno dei miei romanzi isolani.

In questa magica immacolata dimora dalle persiane blu sono stata accolta da alcuni libri che stanno spalancando le porte della mia percezione emotiva, intellettiva e spirituale. Sul comodino del romantico boudoir con ampia finestra ad arco dalla quale godo di privilegiata vista su cielo e mare, trovai Ricominciare da Sé e Amore e Libertà del maestro indiano di vita e libertà Osho (1931-1990) e Il Dio degli Acidi – Conversazioni con Albert Hofmann di Antonio Gnoli e Franco Volpi, un’intervista con lo scienziato svizzero che nel 1943 scoprì LSD, la popolare sostanza psichedelica, “l’acido che dilata la coscienza”, diventata negli anni Sessanta emblema della controcultura giovanile. Hofmann visse fino a 102 anni, abitando per gran parte della sua vita in un eremo tra le montagne svizzere. Si vede che la natura e l’uso controllato delle sostanze psicotrope gli fecero un gran bene. Nel 1979 Hofmann scrisse un saggio dedicato alla scoperta dell’LSD intitolato Il Mio Bambino Difficile.

Cullata dalle onde del mio destino che qui mi fece approdare in cerca di rifugio dalla pandemia e dalla follia ansiolitica, non avrei potuto trovare compagni più ideali e lisergici di lettura in natura. Caricato Osho e Hofmann nello zaino e incamminata sui sentieri selvaggi, me li sono portata in giro, tra Forgia Vecchia, dove un tempo colava la lava, e la Sciara del Fuoco, sotto le pendici del vulcano, per assaporarli appieno nella rigogliosa natura isolana. Che intime e spirituali rivelazioni mi hanno provocato le loro riflessioni sulla vita, sull’amore, sulla libertà, sulla percezione, sull’anima. Mi ritrovo negli insegnamenti del maestro indiano e del chimico svizzero, e, pur non conoscendo per intero la loro opera, a mia insaputa ho fatto tesoro delle loro lezioni, che metto in pratica da anni ormai. In particolare, sposo appieno la riflessione di Osho sull’amore, io moderna indipendente e fiera Bocca di Rosa, che mette l’amore sopra ogni cosa.

Imparate ad amare. Non abbiate fretta per il matrimonio, imparate ad amare. Diventate prima grandi amanti. E qual è il requisito? Un grande amante è sempre pronto a dare amore e non gli interessa che venga ricambiato o meno. Sarà sempre contraccambiato perché è nella natura stessa delle cose. E’ come andare in montagna e cantare una canzone: la valle vi risponderà. Avete mai sentito l’eco in montagna o in una valle? Gridate e la valle grida, cantate e la valle canta. Ogni cuore è una valle: se ci riversate amore, risponderà…

E se non è ricambiato, non c’è da preoccuparsi: un amante sa che amare significa essere felice. Se arriva, bene; in questo caso la felicità sarà moltiplicata. Ma anche se non è mai ricambiato, nell’atto stesso di amare diventi così felice, così estatico che non ti interessa essere ricambiato. L’amore ha una felicità intrinseca: accade quando amate.

Ma le persone sono molto avide: attendono il grande amore per amare e rimangono chiuse, si rattrappiscono in se stesse.

L’amore dovrebbe affiorare dentro di te: amore per le piante, amore per gli esseri umani, amore per gli estranei, amore per coloro che viaggiano verso la luna e le stelle. Il tuo amore dovrebbe essere in continuo aumento.

Non perdere alcuna occasione per amare.

Sono anch’io un’Osheanic – talvolta oshena – devota seguace degli amorosi insegnamenti del maestro, immensa languida amante. Colei che ama, la vita, i passi, la natura, l’eros, il respiro. Adesso capisco perché sono (quasi) sempre così estatica e dionisiaca: perché amando, irradio amore, in una costante e universale mescolanza sentimentale, sentendomi un tutt’uno con il cosmo.

Lo stesso Hofmann descrive l’esperienza profonda di conoscenza del sé attraverso l’LSD come “oceanica”:

Quando si scende al livello profondo, si ha la sensazione di non essere più separati dall’ambiente circostante ma di formare un tutt’uno con il mondo. Si perde il senso della contrapposizione tra l’io e la realtà esterna, la coscienza personale viene meno e ci si sente parte del tutto. E’ quello che si chiama il sentimento oceanico, cosmico. E’ una sorta di esperienza mistica che può essere molto profonda, in senso sia positivo sia negativo.

L’esperienza profonda può essere un paradiso o un inferno.

Le persone che non sanno amare, che non sanno dare, pertanto nemmeno ricevere amore, lo dissacrano. Ignoranti d’affetto perché ignorano i sentimenti, che temono pur bramandoli. Tutti in attesa di qualcosa che non arriverà mai, in collisione con frustrazione e rabbia, privi d’amore, finiscono con l’auto-ingannarsi e con l’ingannare il prossimo. Che pena. Che spreco. Aborro ogni genere d’ignoranza e tracotanza, ancor più quella amorosa.

Io mi chiamo fuori, proprio come mi hanno sempre chiamato tutti – la fuori, la matta, la fusa – avendo coscientemente e coraggiosamente scelto di amare sempre e comunque. Bisogna allenarsi nel quotidiano a donare, e ricevere, amore. Del resto, la pratica rende perfetti.

Il segreto risiede nella legge dell’attrazione. Perché mai a me capitano sempre incontri magici e preziosi? Se avessi un centesimo per ogni volta che mi sono sentita dire “eh ma che culo che hai, capitano tutte a te”… No, non mi capitano. Io me le faccio capitare. Io faccio la vita, io semino amore spensieratezza e allegria e l’universo di rimando mi manda magia. Non sono esente da dolori e disgrazie, questa è la vita. Ma altresì so fare prezioso tesoro degli scampoli di assoluta meraviglia che la stessa vita offre. Io li cerco e li scovo sempre.

Dovremmo adorare l’amore; dovremmo donare amore; dovremmo vivere in amore. Ma il solo amare gli altri non è ancora una realizzazione; dedicarsi all’amore significa colmare la nostra intera personalità d’amore. Parlo di un’educazione totale nell’amare

Anche se diventa più arduo col passare degli anni, il viaggio su questo sentiero può essere intrapreso in qualsiasi momento della vita. E meglio cominciare il viaggio dall’infanzia, ma è bene intraprenderlo in qualsiasi fase della vita.

L’amore non è una passione, l’amore non è un’emozione. L’amore è una comprensione profonda del fatto che in qualche modo l’altro ti completa. Qualcuno ti rende un cerchio perfetto; la presenza dell’altro rinforza la tua presenza.

L’amore dà la libertà di essere se stessi, non è possessività.

Dopo tanto allenamento amoroso – che amo paragonare alla mia religiosa pratica quotidiana di passi e camminate – ho finalmente compreso che l’amore è libertà: io lascio libero chi mi ama e pretendo di essere a mia volta lasciata libera. Di andare e tornare, se mi garba di farlo. Nessuna costrizione. Nessuna imposizione.

In questi virtualizzati e poco virtuosi tempi moderni, assistiamo a una pericolosa mancanza di educazione al sentimento con devastanti conseguenze sui rapporti umani. Io amo dunque sono.

Un monaco buddista coreano raccontò a Osho la storia di una donna che faceva l’amore con qualunque uomo si avvicinava a lei per sesso, ma le sue guance erano sempre bagnate di lacrime. La donna della storia dev’essere stata una donna di grande comprensione e capace di profondo amore. Chi custodisce un amore profondo sentirà sempre scorrere lacrime sulle proprie guance perché è molto difficile soddisfarlo. Io sono una creatura intimamente generosa e amorosa.

In questo mondo possono essere soddisfatti solo i bisogni più bassi, perché le persone sono cadute molto in basso. Se avete un qualsiasi bisogno più elevato non troverete il partner giusto, se avete un qualsiasi bisogno più elevato resterete soli. Questo era il problema di quella donna e vedo che è un problema condiviso da tutti gli esseri umani che sono intelligenti e che hanno un po’ di comprensione.

Sembra che tutto sia ridotto al denaro e al sesso e che le persone abbiano ridotto la vita solo a un bordello. L’intera sacralità dell’esistenza è danneggiata.

L’amore nasce nella sessualità, ma la sessualità non è amore. Il sesso al massimo è uno sfogo, igienico e salutare, ma non è la fine bensì l’inizio. E’ l’alfabeto dell’amore, da cui bisogna ricavare poesia.

Dopo tante traversie erotico-sessuali, per me questo bislacco e bisesto anno 2020 è all’insegna di un’immensa “voglia di tenerezza”. La spavalderia l’ho messa a riposo dopo averla usata, e abusata, come carapace negli anni. Mi concedo, e concedo, la dolcezza. Sono consapevole, e grata, del privilegio di poter abbracciare, baciare, toccare e amare altro da me in questa bolla isolana isolata, per ora, dal contagio.

In tutte le lingue del mondo esiste l’espressione “cadere innamorati” (to fall in love). E’ ridicolo, perché non dire invece “innalzarsi nell’amore”? Cadere innamorati dà l’idea che l’amore sia solo un inganno, in realtà si vuole cadere nel sesso, andare in basso, fingere. Nulla più dell’amore può aiutare a innalzarsi.

E se a settembre “caddi” per un uomo maturo e remoto, finendo con l’ingannarmi, ora m’innalzo nel sentimento per e con un giovane locale, con il quale condivido attimi di rarefatta tenerezza, sentendo nell’intimo il bisogno di entrambi di trascendere l’orrore del presente con la malia del sogno. Mai sprecare i doni degli dei che ci fecero (re)incontrare dopo tanti anni dal nostro primo fugace approccio sessuale. Ridando a lui, riprendo e riscopro anch’io il valore dei sentimenti, capaci di ristorarci a nuova vita. Come scrive Osho, bisognerebbe fare l’amore solo quando ci si sente belli, felici e celebrativi. Noi lo siamo, belli e felici. Non c’è dato sapere la data di scadenza, né ce ne preoccupiamo. Godiamo il presente, ammaliati e affamati d’eros, in questa primordiale natura vulcanica, ci abbracciamo stretti la notte, ci penetriamo a fondo, ci colmiamo di baci e carezze, ci montiamo ferini, sconquassandoci le viscere di furente passione. Commossi, ci addormentiamo l’uno accanto all’altro, felici di ritrovarci al mattino per riprendere il carnage dei sensi tutti.

Nulla può aiutarvi a elevarvi quanto l’amore, perché diventa una tranquillità, una calma, una contentezza, ci si sente arrivati. Ci si sente grati, ci si sente a casa nell’esistenza. Non si è più stranieri.

La sessualità va trattata come una preghiera. E’ una delle soglie verso il divino. Non farne un atto sacrilego.

Si dovrebbe fare l’amore solo quando ci si sente immensamente belli, felici, celebrativi. Si dovrebbe danzare prima di fare l’amore, si dovrebbe cantare e pregare, leggere alcuni detti di Buddha o di Gesù, o recitare il Corano – è bello prima di fare l’amore.

L’amore dovrebbe essere varcato come la sogna di un tempio di Dio. Solo così vi darà una soddisfazione incomparabile con qualsiasi altra cosa.

Forse non reciterò salmi o preghiere prima dell’atto amoroso ma nel durante nomino spesso il nome di Dio, con tanto di evocativo – Oh Dio, Oh Dio, Oh Dio – e con il ragazzo danziamo prima di fare l’amore. Compiamo un’erotica danza amorosa. Non è “solo” sesso. Il solo modo per trasformare il sesso è vivere la sessualità con una profonda consapevolezza meditativa, praticarlo per trascenderlo e per trascendersi. Mi sento come la dea dell’amore perché sono capace di farlo, sentirlo e disseminarlo.

L’anima dell’uomo è ansiosa di scalare le vette, di giungere al cielo, di essere illuminata come la luna e le stelle, di sbocciare come un fiore, di fare musica, di danzare. L’anima umana vive nell’angoscia; quest’anima è assetata.

Se l’umanità si degraderà ulteriormente, se s’instaurerà una perversione totale, se l’umanità diventerà completamente nevrotica a causa della sua ignoranza del sesso, la colpa non sarà di coloro che riflettono e meditano su questo argomento, bensì dei cosiddetti predicatori di moralità e di religione. Da migliaia di anni queste persone si sforzano di mantenere l’uomo rinchiuso nell’ignoranza. Se non fosse per questi leader oppressivi, l’umanità si sarebbe liberata da molto tempo nella sessualità.

Osho parla anche di drop-out, ossia chi sceglie consapevolmente la condizione di emarginato, chi rifiuta schemi e convenzioni della società, ponendosene ai margini e con quest’affermazione si ricollega al Turn on, Tune in, Drop out – Accenditi, Sintonizzati, Abbandonati – lo psichedelico mantra di Timothy Leary, professore di psicologia a Harvard negli anni Sessanta che divenne il Gran Sacerdote dell’LSD negli anni della controcultura e del movimento hippie negli Stati Uniti.

Turn On significa attivare la divinità o il grande spirito che è in ognuno di noi. È l’esortazione a esplorare strati più profondi della realtà, come pure i molti livelli dell’esperienza e della coscienza.

Tune In significa che una volta che sei attivato spiritualmente e sei pronto per tornare in mezzo agli altri, devi trovare un mezzo per manifestare la tua nuova consapevolezza.

Drop Out significa lasciarsi andare, cioè prendere le distanze dagli attaccamenti artificiali e affidarci a noi stessi nei pensieri e azioni.
Per maggiori informazioni in merito, vi rimando al mio scritto
Rinascimento Psichedelico

Sii nel mondo ma non farne parte, recita un detto zen. Sii nel mondo ma non permettere al mondo di entrare in te… Ogni cosa inizia dalla propria casa. Siate liberi, diventate un essere. Godete di questa incredibile libertà che la vita vi concede. Non seguite alcuna regola. Seguite solo una cosa: la vostra consapevolezza di decidere ciò che deve essere fatto, momento per momento, con freschezza… La libertà può prosperare solo con persone libere.

La vita è un viaggio – Life’s A Trip – e io sono in cammino da e per sempre sul sentiero di vita che ho scelto di percorrere, talvolta psichedelico, altre meditativo, incontrando il paradiso e l’inferno. Mi sento la prosopopea dell’amante del vulcano. Iddu, la montagna, venerata e temuta dai suoi abitanti, ci domina da lassù. Ogni giorno percorro il sentiero natura sulla mulattiera che porta al vulcano. Sono cambiate stagioni, giornate, vegetazione, colori, profumi, amanti. Ogni camminata porta nuovo stupore e amore per quest’isola, questa terra, questa montagna, questo mare. Ogni volta è un incontro di sapori odori ed emozioni diverse. Non mi stancano mai. Mi sorprendono sempre.

Che meravigliosa emozione, lo stupore, solitamente considerato una prerogativa dei bambini. Io sono un’eterna Campanellino/Trilly, capace di disseminare energia fatata e di spargere polvere di fata con la mia dirompente joie de vivre alimentata in oltre due decenni dal rituale ritorno in utero dal vulcano.

Ora che la partenza si avvicina, ancora più forte si fa il richiamo della montagna.

Passo, chiudo e vado a passeggiare in questo pomeriggio sballottato da forte vento di Scirocco.

Vostra Sciroccata Isolata.