La sensazione più precisa e più acuta, per chi vive in questo momento, è di non sapere dove ogni giorno sta mettendo i piedi. Il terreno è friabile, le linee si sdoppiano, i tessuti si sfilacciano, le prospettive oscillano. Allora si avverte con maggiore evidenza che ci si trova nell’”innominabile attuale”, scrive Roberto Calasso nel suo “L’innominabile attuale”; certo che l’abusata “profezia” di Foucault sul pensiero di Deleuze è autentica (“… un giorno, forse, il secolo sarà deleuziano”), basta leggere qui Theatrumphilosophicum in “Critique”, n. 282 del 1970, che, questi sono i miracoli della rete oracolare, ho ritrovato dopo una vita in dieci secondi qui http://www.psychiatryonline.it/node/2133.
Luca Sossella