L’intensità di Carlo Cecchi, non so come altro nominare quella passione che lo animava, ricordo la limpidezza di un principe in esilio con cui si poneva di fronte a un estraneo com’ero io per lui nel 2000, il “Progetto Morante” non diventò nulla di quanto avevamo sognato. Ladruncoli e cicisbei, senza arte né parte, si intrufolarono per invidia presumo. Il premio furono le sei telefonate, alcune brevissime, altre minuziose e dettagliate, nell’arco di un’ora. Gli chiesi se volesse incontrarmi il giorno dopo. E lui: Perché non ti piace questo ininterrotto ascolto soprattutto negli intervalli? Mi addolora contraddire l’amico Tommaso Ragno, ma devo in silenzio, nell’intervallo fra la notizia e la nientità che mi sovrasta, che eri bellissimo, perché non eri un attore.
Luca Sossella