Lo scrittore di una società senza identità

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Anticipiamo un estratto dal prossimo libro di Ferruccio Parazzoli, Eclisse del Dio unico, che sarà pubblicato dal Saggiatore nel febbraio 2012. Qui alle prese con lo “scrittore dimezzato” proprio della nostra società dello spettacolo, esposto ai venti dell’estrema liquidità e del “nichilismo debole”.
Paolo Melissi
 
Lo scrittore di una società senza identità, quell’uomo con la lanterna che si aggira inutilmente per il mercato alla ricerca di Dio, non lo trova perché il Dio d’Occidente, come il grande dio Pan, a forza di tacere, ormai dimenticato, è morto. Oracolo disabitato, lo scrittore dimezzato s’ingegna a vendere sul mercato lo spettacolo di se stesso recitando le proprie minimali sciagure, talvolta cercando di alzare la voce per trovare compagni che come lui soffrano senza sapere più di quale malattia; talvolta lo attira il sangue delle cronache, impasta storie provvisorie di una società provvisoria, in continuo mutamento, che si affretta a indossare – ogni qual volta non sa più chi essa stessa sia e, per quanto si guardi ogni giorno allo specchio, in maniera maniacale, non si riconosce – la vecchia maschera dalla smorfia insoddisfatta, buona ogni qual volta si sia perso ogni punto di riferimento: il volto di chi compiange se stesso.
Vittima del nichilismo debole, egli stesso ammalato, lo scrittore dimezzato diviene scrittore ‘altrimenti abile’ nell’ingegnarsi, magari con le improvvisate protesi del sociologismo e della cronaca, a ritrovare il fantasma di quanto prima creava per istinto grazie alla gioia assurda della creazione. La sua scrittura, addomesticata dagli usi correnti e dalla generale indifferenza verso il linguaggio, suscita una galleria di anemici sconosciuti, personaggi di un’ora, di una breve stagione. Il nichilismo di massa non sopporta le Grandi Ombre, compagnia di giro eclissatasi da tempo insieme con il Personaggio mattatore “Io son chi sono”.