Loparco, Prosperi, Passeggeremo ancora tra le rovine del tempio

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… poche, preziose, toccanti pagine; un libro davvero tascabile, nel senso in cui Ubu Re soleva dire: vi ficco tutti nelle mie tasche! Un documento unico: due antichi amici, dopo ventisei anni di silenzio, si ritrovano. Uno dei due sta per morire, si chiama Gualtiero Jacopetti. L’altro, Franco Prosperi, è l’autore del libretto in questione (assieme a Stefano Loparco). Entrambi hanno realizzato il fantastico Mondo Cane [1962], pellicola che ha addirittura dato inizio ad un genere cinematografico. Con Africa addio, invece, sono riusciti contemporaneamente a vincere il David di Donatello e a “suicidarsi politicamente” (espressione di Vittorio Gassman). Estremi, scomodi, scorretti, controcorrente. Passeggeremo ancora tra le rovine del tempio (Eif, Edizioni il Foglio, 2019) è l’omaggio, in forma di cronaca intima, che Franco fa all’amico Gualtiero, compagno di avventure straordinarie in giro per il mondo, negli anni della giovinezza. Gualtiero è costretto in una stanza d’ospedale, la cui finestra rimane chiusa, le tende tirate, affinché non possa rivedere casa sua e pensare dolorosamente a coloro che verranno ad abitarla. Franco, invece, dopo tanti anni da eremita tra i monti, gira in taxi per Roma come fosse su un pianeta alieno, ostile e delirante. Paradosso commovente: coloro che hanno girato il mondo, per mostrarne le realtà contraddittoria, sottosopra, si trovano ora a compiere un viaggio nel tempo, e ad essere contraddittori e sottosopra sono soltanto loro stessi. E questo viaggio a due tra i ricordi, nudo e toccante, scritto senza velleità letterarie di sorta, toccata e fuga tra paradossi e luoghi comuni culturali dell’Italia anni sessanta e settanta, si trasforma lentamente in una sorta di safari esistenziale, tra fantasmi e illusioni, dove l’unica cosa che davvero conta continua a scivolare e sfuggire, alla macchina da presa come alla macchina da scrivere.