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Marina Visentin. A mani nude

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A mani nude” di Marina Visentin (Laurana Editore, 2025 – Collana Calibro 9 Gialli & noir, pp. 300 € 19.00) presenta con immediatezza e senza filtri la vulnerabilità umana, espone in un contesto spietato, aggressivo e criminale l’introspezione perversa e tragica delle azioni delittuose. Marina Visentin ritorna sui luoghi interiori di ogni delitto grazie all’abilità sapiente e dinamica del vice questore Giulia Ferro, immersa in una trama complessa e inestricabile di misteriosi e fatali assassini, alle prese con l’indagine scrupolosa e istintiva per le due morti che focalizzano il centro del romanzo: il suicidio di Guido Andrea Del Corno, impiccato accanto alla tomba di famiglia nel Cimitero Monumentale di Milano, il cadavere di Chicco Luini ex terrorista rosso, sul Naviglio Grande. Lo svolgimento letterario dei personaggi di Marina Visentin perfeziona una consapevolezza emotiva profonda, una maturità sensibile nell’osservare e avvertire il presagio dell’inquietudine, di intuire l’esitazione esistenziale della paura. L’autrice affronta il reticolo introspettivo nell’intelaiatura psicologica di una corrispondenza irrisolta con il passato, zavorra opprimente e uggiosa per la protagonista, estende la sindrome enigmatica e traumatica delle ossessioni e delle sofferenze, domina la spinta densa e incalzante della cronaca. Impegna la concentrazione del plot narrativo dalla drammatizzazione del ritrovamento dei due cadaveri allo sviluppo e al coinvolgimento di una tensione che affila l’insidia penetrante dei dubbi e le trappole taglienti dell’inganno. Racconta la persistente e tenace persuasione della realtà, nella dissimulazione feroce delle illusioni ideali, nella rete delle attività efferate, riferisce la testimonianza di una memoria che è esperienza traumatica di inevitabili manipolazioni e volontarie manovre fuorvianti, descrive l’influenza equivoca e minacciosa della natura indiziaria, la longa manus silenziosa e occulta del periodo storico più discusso, in sospeso sugli estremismi sociali degli anni settanta.

“A mani nude” spoglia il corpo dei meccanismi corrotti e provocatori dell’inchiesta romanzesca, scopre lo scenario tormentato della mano armata di Milano, le radici pericolose e angosciose dei reati all’interno del paesaggio urbano e del tessuto evocativo, rafforza la struttura dilatata di un linguaggio cupo e segreto costruito intorno all’eco della verità sotto assalto. Invade i territori sepolti dai sospetti e dalle incertezze, esplora la superficie inattesa delle svolte impreviste di una trama sempre in bilico sull’oscurità, rivendica l’ambientazione di un terreno geografico che è anche spazio dell’anima, il carattere della coscienza nera, il residuo infido della malvagità, l’invisibile e inafferrabile respiro di una città. La scrittura di Marina Visentin adotta la caratteristica autentica di esporre il contenuto suggestivo dei misfatti nelle sue intense e abissali relazioni con l’essenza della società, verifica i moventi pungenti e cruenti degli interrogativi, la ricerca esplicativa del delinquere, l’origine rivelativa degli omicidi, l’identificazione esemplare dell’oggettività e della giustizia. Lo strumento indipendente e incoraggiante delle parole rinchiude il male, oltrepassa il motivo della morte, illumina la lucida e accurata condizione investigativa con un linguaggio spietato ma allo stesso tempo generoso di benevolenza. “A mani nude” consolida l’omaggio al genere noir come modello di letteratura etica, incarna la volontà di trafiggere la vita oltre la sanguinosa traiettoria del destino, rappresentare le fenditure degli esseri umani di fronte agli avvertimenti morali, rintraccia la direzione di un discorso che assegna all’indirizzo di un proiettile l’anatomia viscerale delle rivelazioni, dove le vite sono lanciate nel piombo dei ricordi.

Rita Bompadre

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