«Nelle culture umane è la monogamia che è rara, mentre è comune la poligamia»1. Partendo da questa tesi, Marzio Barbagli ricostruisce la storia delle norme sociali che prescrivono con quanti individui gli esseri umani possono sposarsi, o convivere more uxorio per un certo periodo di tempo, simultaneamente o in sequenza, rendendo legittimi alcuni legami e definendo chi ha accesso alla successione ereditaria e alla distribuzione della proprietà. Lo studio condotto da Barbagli ha coinvolto, in maniera sia diacronica che sincronica, Europa Americhe Asia e Africa.
«Ci sono prove schiaccianti che gli esseri umani non sono “naturalmente” monogami. Possono esserlo ma non c’è dubbio: è una cosa insolita e difficile»2.
E allora come si è giunti a pensare che la monogamia sia l’unico modo “naturale” di vivere una relazione? Ed è proprio partendo da interrogativi come questo che l’autore ha costruito la sua opera.
Nell’immaginario collettivo occidentale la poligamia si ha quando a un uomo viene concesso, per legge, di sposare più donne contemporaneamente. E si immagina la condizione di queste donne come vittime della situazione. In realtà, la poligamia è un universo molto più articolato e complesso che può riguardare la sfera affettiva ma anche quella economica, il potere ma anche l’amore.
È necessario innanzitutto partire dalla distinzione tra poliginia (quando un uomo ha più mogli) e poliandria (quando una donna ha più mariti). Dopodiché non bisogna mai dimenticare che le regole sulle relazioni e sui matrimoni sono il riflesso della società e della cultura che le genera. Marzio Barbagli costruisce la sua indagine proprio a partire da queste, indagandole a fondo e riportando uno spaccato delle caratteristiche e delle implicazioni delle varie tipologie di relazioni umane all’interno delle varie società, lungo il corso della storia.
Se la poligamia è stata la forma più comune di matrimonio umano, quando dove e perché si è affermata la monogamia e una maggiore eguaglianza fra i sessi? Delle numerose ipotesi esplicative, Barbagli ne mette in evidenza quattro: il passaggio alla monogamia è stato il prerequisito per l’ascesa e la persistenza dei grandi stati nazionali (il matrimonio monogamico emerse come un meccanismo di livellamento riproduttivo, volto a sopprimere le differenze nel successo riproduttivo); è riconducibile all’industrializzazione (poiché l’industrializzazione ha dato origine alla specializzazione potrebbe anche aver comportato delle concessioni sul piano riproduttivo3); è legato alla riduzione delle diseguaglianze (la poliginia ha perso di importanza in risposta ai valori egualitari, non valori di eguaglianza fra i sessi, ma eguaglianza fra gli uomini4); la scelta delle donne di passare alla monogamia allorquando la poligamia non offre più vantaggi (secondo tale ipotesi, le donne preferirebbero i matrimoni multipli quando le diseguaglianze sono molto grandi, perché pensano sia meglio essere la n moglie di un uomo molto ricco piuttosto che l’unica moglie di un uomo povero).
Barbagli sottolinea però che queste tesi sono tutte smentite dai fatti. Per esempio la nascita della monogamia è avvenuta molto prima dell’ascesa degli stati nazionali come anche della rivoluzione urbana e di quella industriale.
Secondo tutti i documenti disponibili, Greci e Romani sono stati i primi ad adottare il sistema monogamico di formazione delle famiglie. Nel Mediterraneo, per secoli, hanno vissuto circondati da paesi che consentivano i matrimoni plurimi, talvolta solo ai sovrani, talvolta agli appartenenti ai gruppi sociali più potenti e ricchi, talvolta anche agli uomini degli strati meno agiati. Queste forme di poligamia erano praticate anche in molte zone delle Americhe, dell’Asia e dell’Africa, probabilmente già allora, sicuramente alla fine del Medioevo e in età moderna, quando gli europei visitarono questi continenti e ne descrissero i costumi.
Il libro di Barbagli non tiene in considerazione solo la poligamia e la monogamia nell’accezione classica e comune dei termini, ma estende la ricerca e l’analisi a tutte le possibili relazioni, giungendo fino al poliamore, in cui le persone coinvolte possono amare e avere relazioni intime con più partner contemporaneamente, anche dello stesso stesso.
Monogamia. Storia di un’eccezione di Marzio Barbagli (Il Mulino, 2026, pp. 553, €38) è un libro che va letto e indagato con la medesima elasticità mentale con cui si studiano i resoconti degli antropologi che hanno osservato mondi “altri”, nuovi e diversi. Un libro che non giudica, non classifica e non condiziona il lettore. Un libro che è un’opera monumentale. Un pilastro della conoscenza e dell’apprendimento.
Irma Loredana Galgano
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1J. Goody, Production and Reproduction: a Comparative Study of the Domestic Domain, Cambridge University Press, Cambridge, 1976.
2D.P. Barash, J.E. Lipton, Il mito della monogamia. Animali e uomini (in)fedeli, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002.
3L.L. Betzig, Despotism and differential reproduction: A Darwinian view of history, Hawthorne, NY, 1986.
4R. Wright, The moral animal: Why we are, The way we are, The new Science of evolution psycology, 1994.