Benvenuto su Satisfiction   Click to listen highlighted text! Benvenuto su Satisfiction

Mauro Francesco Minervino inedito. George Gissing. Un maledetto inglese

Home / Anteprime / Mauro Francesco Minervino inedito. George Gissing. Un maledetto inglese

Con questo primo contributo iniziamo a pubblicare, in tre diverse tranche, un interessantissimo scritto di Mauro Francesco Minervino, il massimo conoscitore e studioso dello scrittore inglese George Gissing, considerato dai critici della sua epoca come uno dei migliori romanzieri in circolazione. Amico di Henry James e Herbert George Wells, Gissing legò, tra l’altro, la sua vita e la sua opera all’Italia meridionale, incentrando i suoi libri sulla propria esperienza esistenziale e intellettuale. Minervino ha quindi il merito di essere tra i pochi a dedicare all’opera di Gissing uno studio organico e, allo stesso tempo, ad aver intrapreso una sistematica quanto aggiornata traduzione delle sue pubblicazioni. Questa prima parte del testo sarà seguita da un’altro contributo critico e, in fine, da un inedito di Gissing, tradotto per la prima volta in Italia dallo stesso Minervino.

#

«“Hai mai letto qualcosa di George Gissing?”, chiese Mifflin. Titania si volse con un gesto patetico verso la signora Mifflin. – “È terribilmente imbarazzante sentirsi fare certe domande! No, non l’ho mai sentito nominare”. – “Ebbene, siccome la strada in cui abitiamo prende il nome da lui, penso che lei dovrebbe conoscerlo”, disse Roger. Mifflin estrasse la sua copia di La casa delle ragnatele. “Le leggerò un racconto breve, che è fra i più deliziosi che io conosca”»

Christopher Morley, La Libreria stregata, 1948

Negli abissi di Londra, per cominciare. Inglese e ribelle era George Gissing, romanziere morto giovane e di scarsa fama, vissuto più cent’anni fa (1857-1903). Ma chi era Gissing? «Uno scrittore nato. Davanti ai suoi romanzi proviamo una sensazione di sgomento e di commozione». Così una giovanissima Virginia Woolf, che per pura ammirazione e senza ottenere molto ascolto, per prima ne tentò in patria la riabilitazione postuma già a partire dal 1912. Non esagerava, e non era l’unica a pensarla così. Il suo amico E. M. Forster si ispirò proprio a uno dei romanzi di Gissing, di ambientazione italiana, The Emancipated, ne copiò senza eccessivo scrupolo il plot e il carattere panico dei due giovani protagonisti, ‘resuscitati’ dalla metamorfosi erotico-amorosa di un vivificante viaggio nel golfo di Sorrento, per scrivere il suo ben più celebre Camera con vista. George Orwell a sua volta affermava che «l’Inghilterra ha avuto pochissimi romanzieri migliori di George Gissing», aggiungendo anche che «uno scrittore come lui non può essere giudicato per gli errori della sua vita». La biografia di Gissing è infatti già romanzo. Il romanzo di un inglese maledetto. Genio letterario precocissimo, già a 19 anni rovina irreparabilmente carriera e reputazione vivendo da dandy. «Pazzo per le donne» e «innamorato cronico», frequentatore di bordelli e di ragazze da caffè-concerto, finisce in carcere dopo aver rubato denaro dagli armadi dell’Owens College, di cui era l’allievo più brillante, per mantenere una giovanissima prostituta, che diventerà la prima delle sue tre mogli. Sconterà una condanna ai lavori forzati e l’ignominia dell’espulsione dal college. E’ l’inizio di tutti suoi guai. Più tardi il nome di Gissing, abituale frequentatore di prostitute, rientra persino nel giro torbido dei delitti di Withechapel, tra i figuri sospettati di essere Jack lo Squartatore. Decisamente non aveva buona fama George Gissing a casa sua. Protosocialista e anarcoide, disprezzato in vita per i suoi romanzi di un realismo scandaloso e «grandiosamente nichilista» (V. Woolf), autore di una scrittura intessuta di «una tristezza lucida, fredda e selvaggia», Gissing fu tra i pochissimi testimoni dal vero di quell’Inghilterra che si nascondeva a se stessa. Nella reputazione dei suoi connazionali ebbe il torto, sottolineato ancora dalla Woolf, di essere «un uomo che sapeva come dire la verità». In un’epoca di ipocrisie colossali la penna di Gissing violò ben tre tabù: “sex, money and class”. Fu un critico spietato del capitalismo, della gretta mediocrità sessuofoba e piccolo borghese che accompagnava i trionfi dell’impero e i rigori del convenzionalismo vittoriano nella sua patria britannica. La gran parte dei suoi romanzi racconta le miserie dello sfruttamento e lo squallore che affligge il sottomondo di un’umanità che vive allo sbando, nei recessi più oscuri delle periferie e nei sordidi bassifondi dell’East End londinese.

I suoi personaggi sono spesso giovani scrittori e intellettuali marginali che nella grande metropoli lottano disperatamente contro la miseria che ne avvilisce l’ingegno con avversità esorbitanti, costringendoli a logorare le loro qualità migliori in una fatica oscura e irredenta. La sua grande Londra è una Babilonia moderna, metropoli mefitica e abissale, nebbiosa e intrisa di amarezze, «un’enorme bestia ruggente, sorta di mostro oceanico, città compendio di tutti i mali dei tempi moderni». Un enorme labirinto nei cui meandri oscuri lo stesso Gissing sprofondò e malvisse nei suoi anni più bui in compagnia di una folla di vinti, «uomini e donne reietti e deviati dalle contrarietà». Grande e antipatico Gissing, personalità anarcoide e “unclassed”. Gissing era troppo snob e sfigato per piacere al pubblico di bocca buona delle gazzette popolari e al common reader del romanzo di buoni sentimenti in tre tomi in voga ai suoi tempi: «Se oggi la carta non fosse un articolo tanto diffuso, la gente non sarebbe così tentata di scribacchiare. L’istruzione, i vostri collegi, la vostra stampa popolare, la vostra diffusione della cultura. Tutto un maledetto imbroglio», fa dire a uno dei suoi sgradevoli personaggi in New Grub Street, il romanzo più immerso nella sua sofferta autobiografia letteraria. New Grub Street, uscito nel 1891, subisce le suggestioni di quella prosa spesso fluviale, che Gissing come pochi altri seppe però rivolgere con un realismo urticante alle urgenze del proprio tempo.

In New Grub Street c’è la spietata descrizione della nascente industria culturale. Le “repulsive fattezze” della vita ordinaria di giovani scrittori, forzati della penna presi nell’ingranaggio oscuro del lavoro editoriale, tra tuguri e soffitte malsane dell’East End. Storie materiali di matrimoni e di scrittori in carriera. Uomini e donne che fanno i conti con i soldi, il sesso e la conquista di uno status attraverso la letteratura. All’opposto di questo bruto realismo sta la visionarietà febbrile di Gissing. Scrittore del Nord, giovane colto e spiantato che, oltre gli slums del East End, proietta il sogno impossibile di una fuga da quella realtà sordida e opprimente. Un viaggio felice verso la bellezza, il tuffo in una classicità mediterranea e antimoderna, ormai inattingibile. Sarà questo il tono inimitabile di Gissing in un capolavoro della letteratura del viaggio al Sud a noi più vicino, quel Sulle rive dello Ionio che fu letto e amato in Italia da gente come Fellini, Flaiano e Tomasi di Lampedusa. Ribelle e girovago, Gissing trovò spesso rifugio lontano dall’Inghilterra. Ammalato di tisi muore nel 1903, a soli 46 anni, finendo il suo esilio a St. Jean de Luz, uno sperduto villaggio dei Bassi Pirenei affacciato sul Golfo di Biscaglia. Con lui c’era solo la sua giovane traduttrice francese, Gabrielle Fleury, divenuta nel frattempo la sua terza moglie. Quando morì Gissing era alla fine di una febbrile quanto disperata attività di scrittore di mestiere, un vero forzato della penna: lasciava ben 27 romanzi e più di 100 short stories

Mauro Francesco Minervino

Click to listen highlighted text!