La disperazione strozza il respiro. Scivola nella paura infiammandola di ansia. Il terrore che ne segue butta a terra i birilli delle conseguenze. In piedi resta solo la disperazione che trova ogni possibile passaggio sbarrato per una eventuale salvezza. Ti assale il freddo e vedi scuro. Non c’è luce, manca da quando hai capito che non ci sarà un dopo, un sorriso, una vita. Saperlo mette paura. Lo accetti perché devi, perché a questo epilogo sei arrivata con la consapevolezza di un sacrificio troppo grande per te stessa, per la tua famiglia, per un’ideologia seguita a lungo, che ha risucchiato ogni singola fibra della tua persona. Eppure, a quell’inevitabile e tragico epilogo devi tutto l’impegno di un’esistenza votata a scansare la miseria. Una vita orientata al riscatto sociale e personale, che ti ha reso ciò che sei diventata nella logica di un potere agognato sin dai tempi non sospetti. E quando abbracci in pieno una politica di eliminazione di massa pensando alla supremazia di una razza e al dominio di un Paese pensi di essere invincibile e al sicuro. Nulla è certo per sempre, men che meno l’equilibrio egemonico di uno Stato che intende allargare la sua supremazia di regime con attacchi terribili su cose e persone. Allora, l’impegno della difesa riguarda chi ha accolto quella scellerata visione di potere, dalla quale si è nutrita sino all’abbondanza. Poi, arriva la resa. Nel fallimento, armi la disperazione con una fine senza stelle. Nel buio e nell’inferno più totale.
In Mostruosa mente di Mauro Mazza conosci la follia che si è fatta Storia. La parabola del nazismo viene ricostruita attraverso i ricordi di Magda Goebbels che, nell’aprile del 1945, decide di porre fine alla sua vita ed a quella dei suoi sei figli, avuti dal gerarca più vicino a Hitler. La donna più in vista del regime è rinchiusa nel bunker del Führer insieme alla sua famiglia, mentre i russi avanzavano verso Berlino e la guerra è ormai persa. Magda vive come un incubo i suoi ultimi giorni di vita. Per chi ha scelto di restare fedele a Hitler non c’è altra scelta che la morte. Ne è consapevole anche lo stesso Führer, conscio della disfatta, che a sua volta si suiciderà con Eva Braun, sposata in extremis prima dell’arrivo del nemico. Magda, attraverso un racconto lucido e disperato, tra colpe e assoluzioni, delinea il nazismo come una sorta di destino inevitabile per tutta la Germania.
Il romanzo storico è imperdibile. La narrazione è un fiume in piena di memoria e di disperazione che sfocia in una scrittura priva di punteggiatura, quasi ad assorbire lo sfogo di una donna che ha le ore contate. Ecco, quindi, perché non ci sono spazi per i ripensamenti, per le pause, per il ritmo, anche se il ritmo è segnato, piuttosto bene, dalla bravura dello scrittore che conduce il racconto con maestria. Il lettore resta profondamente colpito da una storia che è parte della Storia stessa.
Lucia Accoto