Meglio scopare che leggere nei gruppi di lettura

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Migliaia di gruppi di lettura invadono librerie e biblioteche d’Italia. Dalla lettrice radical chic, alla casalinga appassionata che si crede colta perché legge Dan Brown. Odiatori seriali di Fabio Volo e Giulia de Lellis, sotto sotto li invidiano. C’è il frequentatore dei gruppi di lettura che cita frasi di autori mai letti. Conduttori tiranni, in perenne crisi di nervi.

Te li vedi lì seduti, nella saletta fredda della biblioteca dove non va mai nessun utente, li senti parlare in libreria, nel reparto “Critica letteraria” al piano di sotto dove non scenderebbe nemmeno satana in persona. Cogli qualche parola: “Il personaggio principale…” “Il plot della storia…” “Una scrittura tersa…”. E’ chiaro che siamo di fronte a un fenomeno culturale da non sottovalutare: professoresse d’italiano in pensione, impiegate INPS in aspettativa, disoccupati di mezza età mantenuti da genitori centenari, scrittori di romanzi a pagamento, ex poetesse di concorsi di poesia organizzati in meridione, zitelle, ehm single impenitenti dal capello grigio trascurato. C’è tutta una fauna che fa cultura leggendo i libri proposti da una persona che tiene le fila. Di solito il conduttore è una figura femminile. Di solito organizza piccoli festival di letteratura in piccole cittadine di provincia, nelle trattorie del paese, nei bar, nelle sedi del sindacato, sotto l’ombrellone o vattelappesca. Un’Italia cattiva, triste, impaurita, si aggrega per rassicurare i propri risentimenti.

I gruppi di lettura sono sempre affiliati a una libreria di riferimento, acquistano trenta copie dell’ultimo libro dell’autore più o meno noto, lo leggono a casa e quando arrivano in libreria o nella saletta ammuffita della biblioteca, o all’ARCI, lo commentano inaciditi con vocetta stridula. Nei gruppi di lettura più frequentati, è persino accaduto ci fosse presente, in incognito, lo scrittore del libro in corso di lettura. Dio solo sa cosa farebbe un disperato per vendere due copie in più e sentire parlare di sé.

I gruppi di lettura amano la “cultura condivisa”, solidarizzano con tutti quelli che sono in difficoltà, purché siano lontani migliaia di chilometri e non rompano troppo i coglioni. Amano i libri da comodino, le scrittrici neofemministe, con tutta la retorica che ne consegue, fanno raccolta firme per la salvaguardia del canile, del gattile, hanno sempre in tasca il sacchettino per raccogliere la merda del loro cane, se qualcuno supera la coda s’indignano come quando qualcuno non è del loro parere. Hanno pure un sito aggiornato: gruppodilettura.com e minacciano mensilmente di fare un festival dei gruppi di lettura. E’ chiaro che la cultura, con loro, è sottoposta a fuoco amico e viene accoppata.

Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che è una bella idea, aggregativa, per stare in compagnia, condividere…ma la letteratura non contempla tutto questo buonsenso. I romanzi non hanno bisogno della sagra dei lettori diligenti. La letteratura è un casino, è una lotta corpo a corpo tra esseri umani. La letteratura non ha bisogno di gente diligente, che fa i compiti e non fa copiare ai peggiori della classe. La letteratura ha bisogno di persone intelligenti, fuori dagli schemi. Più Franti e Lucignolo, vi prego! Persone giuste, inquiete, mai pacificate. I gruppi di lettura sono la dipartita dell’avanguardia e del desiderio. Sembrano tutti nonna papera con la torta di mele fumante.

L’altro ieri ero in libreria, là sotto a cercare Meglio star zitti?(Mondadori) del grande poeta e traduttore Giovanni Raboni. Nel libro stronca Eco, Fo, Baricco, Kundera. Ma argomenta le sue perplessità. Dio, se le argomenta bene.

Là nella stanza angusta, dalle sembianze di un ambulatorio ospedaliero, c’erano tutti questi lettori diligenti. Sentivo le voci: “Mi piace”. “No no, a me non mi piace…” era tutta una profusione di ricrescite, cerotti al mignolo, odore di naftalina, scarpe comode, cotone bio, bottigliette di metallo con acqua naturale a temperatura ambiente, caffè d’orzo in tazza grande. Ho provato un forte disagio. Io che considero la letteratura una sferzata di vitalità, ho guardato il commesso a cui ho chiesto il libro e gli ho detto: “Vedi i gruppi di lettura? Li vedi lì?” nel frattempo la conduttrice s’incaponiva a gestire la situazione con voce calma: “Il personaggio principale del romanzo… il personaggio secondario…”.

“Lì vedi? Li senti?” ho ripetuto. Il commesso muoveva la testa complice. Pensare che la letteratura, la cultura in genere, dovrebbe essere vietata, dovrebbe essere pericolosa, dovrebbe fare male, cioè fare bene. Vitalità, forza, intelligenza. La lettura di un libro deve essere come una grande scopata. La cultura dovrebbe essere fisiologica come fare l’amore, come accoppiarsi, come avere fame. I lettori dovrebbero essere come cani in calore con la bava alla bocca per la sete, dovrebbero rantolare di gioia, correre con la forza di un bambino che vede la madre da lontano con un pacco regalo in mano. I romanzi si dovrebbero leggere con lo stesso piacere che si prova durante una fellatio. Invece? Tutti tranquilli, tutti diligenti, tutti ligi al dovere; e dopo l’incontro seguirà rinfresco con moscato scadente, bibite zuccherate e pasticcini schifosi. Ma vaffanculo va’!