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Monologo interiore di Julie–Blue

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Essere libera. Liberté. La parola risuona tra le pareti di questa casa estranea. La libertà non è promessa: è consapevolezza del mondo così com’è, crudele e indifferente. Patrice non c’è più. Mia figlia non c’è più. E io resto, sospesa nel blu, nel limbo tra ciò che è stato e ciò che non potrà più essere.

Il blu mi avvolge come un’aria densa: non è solo colore, ma stato dell’anima, misura del dolore, silenzio che segue il suono del mondo. È la prova che la realtà continua anche quando tutto ciò che amavi è sparito. Ogni tentativo di dimenticare si frantuma contro le sue pareti, nei miei vestiti, nei lampioni sulla Senna, nella luce filtrata dalle tende. Il blu non è solo dolore: è specchio della mia coscienza. Camus direbbe che l’assurdo nasce dall’incontro tra il desiderio di ordine e il caos del mondo; e io cammino in questo caos, osservando le macerie del passato e interrogando ogni frammento della mia esperienza.

La musica… non è mia, almeno non nel senso tradizionale. Patrice trasformava l’aria in note che davano vita alla vita. Ora la sinfonia incompiuta è mia, sospesa nel blu come un filo che collega assenza e memoria. Cammino tra le note come chi attraversa un labirinto di specchi: ogni riflesso mostra ciò che ero e ciò che non posso più recuperare. Completarla non sarebbe inganno, ma atto di coscienza, dialogo con l’assenza, resistenza all’assurdo.

La libertà consiste nell’affrontare il peso dell’essere, nel riconoscere che ogni scelta implica responsabilità. Non posso più essere moglie o madre. Posso solo essere me stessa, e definire il mio essere ricade interamente su di me. Il blu accompagna ogni gesto, ogni pensiero, ogni passo: nei cristalli del lampadario che ho distrutto, nella Senna che riflette il cielo, nelle stanze e nei miei abiti.

Cammino tra i ricordi come chi osserva un mosaico frantumato. La risata di mia figlia, il sorriso di Patrice, la musica che riempiva la casa: tutto riflette il blu dell’assenza. Posso solo ascoltare, decifrare, trasformare in coscienza. La musica diventa luogo in cui l’assurdo si manifesta, e la mia libertà consiste nel danzarvi senza cercare consolazione. Non c’è redenzione, non c’è fuga. Solo scelta: trasformare la consapevolezza in azione, il dolore in riflessione, l’assenza in comprensione.

Mi sorprendo a sognare di comporre, non per gli altri, non per Patrice, non per mia figlia. Solo per me. Ogni nota diventa atto di coscienza, riconoscimento della condizione paradossale dell’essere: vivere in un mondo indifferente e parteciparvi pienamente. La musica, sospesa nel blu, non è mai stata solo sua. È mia, se la trasformo in riflessione, se la faccio mia nella consapevolezza della sua irreversibilità.

Liberté. La parola assume consistenza: confrontarsi con il mondo, agire, pensare, sentire. Non posso tornare indietro, e non desidero farlo. Il passato mi ha plasmata, ma non mi definisce. Io sono ciò che scelgo di essere ora, nel blu che mi avvolge, nel silenzio, nella responsabilità di esistere.

Il blu non è solo lutto. È spazio e limite, misura della mia presenza. Ogni passo, ogni nota, ogni respiro è atto di creazione, confronto con l’assurdo, testimonianza di libertà. Essere Julie significa questo: riconoscere l’indifferenza del mondo, vivere con coscienza, costruire senso dove apparentemente non ce n’è. Essere viva non è consolazione: è scelta radicale, consapevole e necessaria, nel blu che mi accompagna ad ogni istante.

Francesca Mezzadri 

Note dell’autore e riferimenti cinematografici – Blue

Blu come simbolo esistenziale

Il colore blu non è scelto casualmente: Kieślowski lo usa come veicolo emotivo, ma qui diventa anche metafora della coscienza e del lutto. Nel monologo, il blu è l’“essenza de l nulla”, lo spazio che separa Julie dal mondo e dal passato, simile alla concezione sartreiana di néant, il nulla come condizione della libertà e della responsabilità dell’essere.

Il ruolo della musica

Nel film, la sinfonia incompiuta di Patrice rappresenta l’eredità emotiva e artistica che lega Julie al marito e alla figlia. Nel monologo, la musica diventa interiorità poetica: Julie non è compositrice canonica, ma vive la musica come riflesso del passato e come strumento di introspezione. Qui si fa riferimento alla colonna sonora di Zbigniew Preisner, che nel film funge da alter ego emotivo della protagonista.

Liberté e dimensione politica del colore

Essendo il primo film della Trilogia dei Colori legata alla bandiera francese, Blue riflette anche sul tema della libertà (liberté). Nel monologo, questa libertà è trattata come atto radicale esistenziale: non fuga, non dimenticanza, ma scelta consapevole di affrontare la perdita e il vuoto del mondo senza illudersi.

Lutto e memoria

Il monologo esplora come il lutto non possa essere cancellato: ogni ricordo, ogni nota, ogni colore del mondo diventa testimonianza del passato. La struttura a flusso di coscienza permette di immergersi nella psicologia di Julie, riflettendo il concetto di “essere per sé” di Sartre: Julie esiste come memoria e coscienza attiva, e questa esistenza è l’unico atto di libertà autentica.

Riferimenti cinematografici diretti

L’uso dei piani ravvicinati sul volto di Julie nel film è trasformato nel monologo in osservazioni interiori, che catturano la percezione dei dettagli come strumenti simbolici (es. lampioni sulla Senna, luce e ombre, tessuti blu).

Il montaggio frammentario e poetico del film è qui reso attraverso frasi spezzate, ripetizioni e ritorni ciclici al tema del blu, simulando l’esperienza della memoria e dell’ossessione emotiva.

L’idea di musica come filo conduttore tra vita e assenza riprende i leitmotiv sonori di Preisner, ma li trasforma in atto interiore, un dialogo tra Julie e ciò che non c’è più.

La narrazione in prima persona permette al lettore/spettatore di entrare nella coscienza di Julie, senza mediazioni critiche o recensionistiche.

Questo racconto non vuole essere una recensione, ma una trasposizione poetica ed esistenziale del film: la voce di Julie diventa strumento per esplorare il dolore, la libertà, la memoria e il senso dell’essere dopo la perdita. La prospettiva è narrativa, psicologica e simbolica, come un adattamento letterario che respira con il ritmo e la sensibilità del film originale.

Francesca Mezzadri 

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Fonte cinematografica:

Film: Three Colours: Blue (Tre colori – Film blu)

Regia: Krzysztof Kieślowski

Musica: Zbigniew Preisner

Anno: 1993

Trilogia dei Colori: primo film, tema principale liberté

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