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Nadia Noio. Tornerà la primavera

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E’ facile additare chi non si comprende. Gli si affibbia un soprannome per identificarlo subito. Gli si toglie il nome proprio per crearne un altro su misura quasi a rappresentarlo meglio, più di prima. E così, si creano le storie. Quelle storpiate, però, che nulla hanno a che fare con l’integrità di una vita che si manifesta bene solo a sé stessa. Ecco allora che si creano mongolfiere di parole, di giudizi e pregiudizi per quello che non si capisce, che si ascolta per sentito dire e che, infine, finisce sempre sulla bocca di tutti. La narrazione che prende corpo, quindi, diventa merce di chiacchiere, di passatempo e di attacchi gratuiti verso un nome che vive di un’aggiunta di trame silenti. La verità non la si conosce appieno oppure la si ignora del tutto. In fin dei conti, la parte autentica dell’esistenza di coloro che vanno avanti senza guardarsi troppo attorno resta un’intima confessione solo dinanzi a Dio. E oltre a questo non si deve nessun’altra spiegazione. Esisterà il timore dell’ignoranza, certo, che potrebbe essere un pericoloso, ma poi alla scarnificazione dell’anima intesa, per gli altri, come un peccato troppo grande da accettare si guarda con un disarmante atto di genuina coscienza che non può modificare, a piacimento, l’assetto della propria persona.

In Tornerà la primavera di Nadia Noio per Fazi Editore conosci una storia familiare. Campania, fine Ottocento. La Piccerella, ingenua e credulona per natura, lavora a servizio presso un’aristocratica famiglia napoletana. Il padrone, detto Mascariello, e suo figlio, soprannominato Zufolo, approfittano ripetutamente della sua innocenza con il benestare della moglie del primo, la Libbardèra, da sempre al corrente dei tradimenti del marito. Tutto cambia quando la ragazza scopre di essere incinta, senza che si conosca l’identità del padre. La Libbardèra, così, decide di relegarla in casa di una mammana, dove la Piccerella metterà al mondo il piccolo Orlando, candido e buono come sua madre. I due, poi, tornano nella casa dei padroni, dove Orlando crescerà fino a diventare uomo. La mammana spera per lui un futuro migliore, ma i suoi sogni si infrangono quando il ragazzo incontra la misteriosa Luisa, figlia di girovaghi e capace di sentore voci in grado di captare la malasorte.

Il romanzo è di una bellezza impressionante. La narrazione è incantevole per come è stata messa in piedi quasi fosse un racconto epico. La scrittura è autentica, senza ferite. Magnifica, davvero.

Lucia Accoto 

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