Proponiamo oggi la seconda parte dell’intervista a Gianluca Zanella acura di Carlo Tortarolo.
#
Il libro è pieno di personaggi che possiamo definire minori, che orbitano intorno al delitto, se ne dovesse scegliere uno, quale è che meriterebbe di essere ancora ascoltato?
Indubbiamente se io avessi il potere decisionale di prendere una persona e ascoltarla, ascolterei Marco De Montis Muschitta.
È la persona che per un attimo spariglia le carte in tavola, compare per brevissimo tempo in questa storia, che poi non compare più, si nega alle telecamere, fugge ai giornalisti e la sua vita, come quella di tanti altri, viene sconvolta da questo delitto.
Marco De Montis Muschitta è la persona che a fine settembre del 2007, quando Stasi finisce in carcere per la prima volta, dice di aver visto una persona in bicicletta, poi ritratta.
Il verbale di Marco De Montis Muschitta è un verbale che dovrebbe entrare nei trattati di psicologia, perché fino a un secondo prima rivendica quello che ha detto con forza e poi all’improvviso fa una giravolta, fa una capriola e dice se no mi sono inventato tutto, sono uno stupido, scusate.
Io a distanza di 18 anni, se avessi davanti Muschitta, cercherei di capire perché è andato a dire quelle cose, perché ha ritrattato, se era sincero, se era un millantatore o se era stato mandato da qualcuno. Quella è una cosa veramente interessante che a me piacerebbe fare.
Lei definisce Garlasco una “Twin Peaks italiana ma molto peggio”. Qual è il male che questo caso rivela dell’Italia?
Sicuramente questa storia ha gettato un fascio di luce su Garlasco, una luce particolarmente intrusiva che ha illuminato grandi piccole debolezze, grandi piccoli misteri.
Questa luce, rimanendo accesa, ha costretto i protagonisti di quei piccoli misteri a coprire le loro tracce e questa copertura delle tracce a un osservatore esterno sembra suggerire un collegamento con la vicenda.
Questo ha creato un castello di piccole grandi menzogne, di piccole grandi omertà che oggi sono diventate una cisti purulenta.
Oggi ho parlato con persone che hanno attività commerciali a Garlasco, nei dintorni, che hanno paura di parlare, non parlano perché sanno che parlando avranno dei problemi.
Ora, il parlare non significa parlare di cose che sanno, ma magari parlare di quello che si dice in paese, perché poi le voci circolano. Già dall’immediatezza del delitto circolava la voce che non fosse stato Stasi, per esempio, eppure nessuno è mai sceso in strada a fare una fiaccolata per l’innocenza di Stasi. Quindi c’è questo, non voglio dire clima di omertà, ma c’è un clima pesante, di sospetto, di paura, che a distanza di tanti anni fa sorgere qualche domanda. 
Perché la domanda è, hanno tutti qualcosa da perdere o c’è qualcosa o qualcuno di cui hanno paura, un sistema da cui difendersi? Ora, la direzione di queste indagini, sia della Procura di Pavia che di Brescia, ci stanno suggerendo che forse è esistito un sistema da cui guardarsi le spalle. Io mi chiedo, oltre al sistema c’è anche qualcuno? Ed è una domanda che resta attesa.
Se si potesse riscrivere il caso di Garlasco come una serie televisiva, secondo lei chi potrebbe essere il vero villain della storia e chi potrebbe essere l’eroe?
Villain ce ne sono tanti. Evito di fare i nomi perché non voglio beccarmi altre querele, perché guarda Carlo, chi tocca questa storia tocca i fili dell’alta tensione. Si becca diffide, si becca querele anche soltanto per fare dei nomi, io lo so, per esperienza diretta.
Villain ce ne sono tanti. Non tutti però sono villain in quanto legati al delitto. Ci sono villain che sono magari legati alla difesa spada tratta della loro professionalità e che quindi sono magari anche personaggi televisivi.
Questa non è una storia di eroi, non ci sono eroi in questa storia. Se proprio volessimo andare a trovare un personaggio che veramente ha fatto tanto per il raggiungimento della verità quella con la V maiuscola, allora quella è l’avvocato Giada Bocellari.
Io ho avuto la possibilità di conoscere Giada Bocellari. Dico una cosa su cui magari lei potrebbe non essere d’accordo ma, secondo me, lei non lavora tanto per il suo assistito ma per la verità e per rendere giustizia a Chiara Poggi.
Poi è l’avvocato di Alberto Stasi, ed è evidente che pensa che Alberto Stasi sia innocente, come lo pensano tantissime persone, me compreso. Giada Bocellari è quanto di più vicino si possa avvicinare a un eroe di una serie televisiva, ma ripeto e lo sottolineo, è una storia che non conosce eroi.
Sì, o perlomeno l’oscurità è così profonda che si fa fatica anche a riconoscere la luce. Visto che giustamente si tratta di figli dell’alta tensione, almeno parlare bene delle persone si può. Uno dei ragionamenti che ho sentito fare alla Bocellari è stato proprio la difesa della figura di Chiara, perché, se ci pensiamo bene, questa ragazza è stata uccisa, ma se quella che è la verità giudiziale non fosse la verità reale, è stata uccisa due volte.
Sì, questo è verissimo. E’ stata uccisa due volte. Se è accaduto questo, se si riduce tutto, ripeto come dicevo all’inizio.
Se rendiamo Chiara che è una ragazza diversa da quella che era, anche quello è un grosso torto che si può fare alla grande assente da questa storia, che è una ragazza che è stata uccisa due volte.
Adesso, scavando nel libro, nelle ombre della provincia italiana, chiedo questo. Se un domani uno dei personaggi confessasse una sua verità definitiva, potrebbe essere credibile o ormai la realtà di Garlasco è così, come si dice, multidimensionale e sotto certi aspetti anche assurda, che è difficile riconoscere la verità ed è possibile che, al posto della verità, si possano trovare altre bugie plausibili?
No, io credo che nel momento in cui qualcuno faccia un passo così importante come quello di liberarsi la coscienza, credo che lo farà in maniera netta e credibile, anche perché chi ha partecipato a questa mattanza, credo possa avere degli elementi concreti per dimostrare la sua partecipazione e quella di altre persone, elementi credibili.
Certo, tutto sta su chi eventualmente deciderà di parlare e quando deciderà di farlo.
Guarda, su questo Carlo sono possibilista, io l’ho detto in tempi non sospetti che qualcuno correrà e qualcuno crollerà inevitabilmente perché la pressione è troppo forte e in gioco ci sono tanti anni di galera.
È chiaro che molto dipenderà da cosa succederà il 18 dicembre, da cosa succederà e se si andrà a processo.
Ma se qualcuno si troverà con le spalle al muro, allora io credo che quello sarà il momento di fare i conti con sé stesso. E quindi probabilmente a quel punto noi avremo quel varco che ci consentirà di infilarci dentro e fare pulizia.
Ho capito, ma mi chiedo anche un’altra cosa che conoscendo le dinamiche della comunicazione mi ha sempre un po’ turbato e che è confermata dalle reazioni e dai cambiamenti dell’opinione pubblica sul tema. Perché fino a poco tempo fa, fino a che non è ripartita l’inchiesta, per la gran parte della popolazione l’assassino era Stasi, posto che comunque esiste una sentenza definitiva. Adesso questa cosa è cambiata. Se un’altra realtà si consolidasse contro la verità giudiziale e ci fosse una revisione del processo, a quel punto l’opinione pubblica per utilizzare una metafora, “vorrebbe il sangue”.
L’equazione pubblica non è mai semplice: non è ‘Stasi innocente’ o ‘Stasi colpevole’.
Bisogna sempre essere garantisti, bisogna sempre ricordare che, se uno o chiunque altro dovesse finire indagato, è innocente fino a sentenza definitiva, fino a prova contraria.
Io cerco di esercitare sempre la cautela e di invitare alla cautela chi segue il mio canale, chi legge il mio libro.
Nonostante le dinamiche, come tu dicevi, dell’opinione pubblica e anche della comunicazione, di una certa comunicazione, se si potrà accertare che Alberto Stasi è innocente, ci sarà l’esigenza di avere un altro colpevole, al di là dell’esigenza della giustizia.
Purtroppo, si cercherà altro sangue.
Secondo me si innesca un meccanismo anche vendicativo perché l’opinione pubblica agisce come se fosse stata presa in giro per tanti anni.
Il rischio c’è, lo stiamo già vedendo adesso. Questo caso ha alimentato un po’ una sfiducia diffusa nei confronti della giustizia, ma anche dell’informazione.
Poi io credo anche che, chi veramente amministra la giustizia, spero, non è che lo so per certo, sia un po’ indenne da ciò che pensa l’opinione pubblica e sia in grado di giudicare o di prendere decisioni autonomamente, nel pieno rispetto dei diritti di ciascuno.
Se domani, proprio in relazione alle possibili revisioni, dovesse uscire una nuova prova, secondo lei quale sarebbe la più probabile?
Bella domanda, a carico dell’attuale indagato, si intende?
In generale.
Allora, intanto noi abbiamo la famosa impronta 33, su cui ci sarà una battaglia, secondo me incredibile, se si arriva a dibattimento, perché quella è, secondo la Procura, una prova, secondo la difesa ovviamente non è niente.
Io credo che si possano aprire degli scenari sul famoso scontrino, e poi cose nuove sinceramente non lo so, io credo che la Procura abbia in mano qualcos’altro, oltre a quegli elementi sui quali noi ci spertichiamo ormai da mesi.
Tra poco compirà un anno questa nuova vicenda, e noi ancora parliamo delle stesse identiche cose.
Io sono molto curioso, immagino che la Procura abbia delle carte in mano che non ha ancora scoperto, che siano indizi o prove, questo lo vedremo.
Certo potrebbero esserci altre testimonianze, magari ci sono già state, però non hanno seguito quel percorso un po’ perverso, prima dai giornalisti e poi in Procura.
Magari ci sono persone che si rivolgono direttamente alla Procura, o giornalisti che invece di fare lo scoop, hanno deciso di tutelare un’indagine portando notizie alla Procura.
Insomma, lo scenario è piuttosto composito, però sono anch’io, come tante altre persone, curioso e attendo di vedere quelli che saranno gli esiti delle indagini tradizionali nelle quali ho molta fiducia.
Anche io, perché ricordiamoci che una delle grandi anomalie di questo caso è stata che l’imputato è stato assolto in due gradi di giudizio e in fase di legittimità il procuratore generale della Corte di Cassazione ha chiesto l’assoluzione.
Sì, questo lo dobbiamo sempre ricordare.
Ricordiamo anche che il processo di appello BIS si è basato sugli stessi elementi che avevano avuto i giudici precedenti per assolvere Alberto Stasi.
Quindi, non era emerso qualcosa di nuovo, è stata una rilettura complessiva diversa che ha portato poi Stasi alla condanna.
Sì, quindi se esistesse una verità alternativa a quella giudiziale bisogna anche riconoscere che anche la fase giudiziale, in gran parte, ha funzionato bene.
Sì, possiamo dire così.
Perché fin da subito e con una certa regolarità ci sono state delle assoluzioni.
Sì, ma delle assoluzioni comunque motivate da sentenze che sono lineari, ben argomentate.
Insomma, il giudice Vitelli fece un grande lavoro.
Non voglio fare del giudice Vitelli un eroe popolare contrapposto ai cattivoni che poi hanno condannato Stasi, ma le indagini fatte da Vitelli furono puntuali, soprattutto dal punto di vista della perizia informatica.
Quello fu un atto di grande onestà da parte del giudice che all’inizio non aveva né simpatia né antipatia per Stasi, come non ce l’ha credo oggi, e che avrebbe potuto condannarlo al massimo della pena se non avesse trovato l’alibi confermato.
Tutto è cambiato quando è stato trovato quell’alibi che per due anni non si trovava.
L’unica cosa che mi viene da dire è che questa è una realtà, secondo me, molto complessa, perché ci sono un sacco di resistenze.
Gli esiti non sono scontati, né in una direzione né in un’altra.
Io sono anni che stavo con questa vicenda e mi aspetto veramente che possa accadere tutto il contrario di tutto.
Quindi non faccio previsioni, proprio perché ho imparato a non fidarmi del mio istinto in questa vicenda.
Eh sì, anche io condivido lo stesso sentimento nei confronti di queste situazioni. Però devo dire che la lentezza con cui questa inchiesta finora è stata gestita, anche con l’opinione pubblica, fa pensare bene. Perché sembra quasi che si stia preparando l’opinione pubblica a qualcosa di diverso.
Sì, possiamo sbilanciarci nel dire questo, è innegabile.
Carlo Tortarolo