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No squirting? No party

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Un argomento famoso ultimamente in rete e nelle riviste femminili è lo Squirting. Se ne sono occupati giornali come Cosmopolitan, Vanity Fair, Elle, e pure Donna Moderna. Dopo 50 sfumature, lo squirting sembra essere la nuova frontiera del piacere femminile, tanto da diventare tema di conversazione tra amiche. Se, fino a qualche anno fa, era un argomento limitato al porno, oggi è assolutamente alla portata di tutte e sembra che non hai provato nulla se non sai “squirtare”.

Sapete è un po’ come tornare all’età dell’adolescenza quando io e le mie amiche facevamo lunghe disquisizioni su quanto avevamo o non avevamo sperimentato con un ragazzo. Tra di noi c’era sempre l’amica più esperta che non vedeva l’ora di illustrarci le sue performance. E anche in questo caso esiste sempre quella che rimarca la sua esperienza sottolineando che non esista orgasmo che competa con quello ottenuto squirtando. Così, incuriosita, mi sono documentata su cosa sia lo squirting e come avviene. A dire il vero, il termine mi fa un po’ sorridere. Si tratta, infatti, di un verbo onomatopeico simile al suono di uno zampillo irriverente, uscito all’improvviso dalla doccia difettosa. Per questo mi è venuto in mente Palazzeschi e la sua poesia alla fontana malata: al Clof, clop, cloch, cloffete, cloppete, clocchete, chuchch… sostituisco un simpatico SQUIRTT; SQUIRTING; SQUIRTETETE.

Oggi dove vai se lo squirting non ce l’hai? Come recita Vanity Fair “una donna deve imparare a gestire il proprio corpo per ricavarne il massimo del piacere”.

Siamo però così sicure che tutte siano informate su cosa si intende con il termine piacere?

È bastato solo un piccolo sondaggio tra le mie amiche per scoprire che molte non conoscono affatto il verbo squirtare e le poche che ne hanno consapevolezza lo rimandano a una pratica da film porno. Comunque nessuna amica, neppure quelle più disinibite hanno mostrato il desiderio di sperimentarlo. Anzi lo ritengono imbarazzante e scomodo.

Ma di cosa si tratta? Dagli studi scientifici, riportati dai manuali di endocrinologia, è un liquido prodotto dal rene che, stoccato nella vescica, viene espulso attraverso l’uretra. Quindi è sostanzialmente urina, ma così diluita da essere simile all’acqua. L’emissione di tale liquido da parte della donna è frutto di un riflesso incondizionato dovuto alla stimolazione del clitoride o a quella della parte anteriore della vagina dove è appoggiata la vescica. Usando un termine medico si tratta della zona clitoro- uretra- vaginale. Il liquido emesso viene ritenuto molto simile allo sperma in quanto contiene una grande quantità di PSA, un enzima prodotto dalla prostata.

Al di là della medicina, di fatto è un’esperienza che non tutte le donne fanno. Se nei film hard sembra essere una pratica semplice e spontanea tanto da diventare attrazione, nella realtà sono poche le donne che realmente hanno sperimentato lo squirting.

Le persone da me intervistate si dividono in due categorie: quelle che ne parlano come di un’esperienza inebriante e chi, invece, racconta di avere provato molto imbarazzo con il partner. Navigando in rete scopro che già Aristotele e Galeno ne erano a conoscenza, ma solo nel 1559 venne descritto e documentato dall’anatomista italiano Realdo Colombo. Nel 1672 Regnier de Graaf identifica la “prostata femminile” e descrive i fluidi “che zampillano” durante l’eccitamento sessuale. Nel 1860 il ginecologo Alexander Skenedal chiama la cosiddetta prostata femminile col nome di “ghiandole di Skene”, cioè quelle ghiandole che contribuiscono alla lubrificazione nella donna. Gli ultimi studi pubblicati nel 2007 sul Journal of Sexual Medicine e aggiornati dalle ricerche condotte dall’ospedale Parly II di Le Chesnay, in Francia sostengono che lo squirting è un’emissione involontaria di urina durante l’attività sessuale, accompagnata in molti casi da tracce di secrezioni prostatiche evidenti nel liquido emesso.

Se nella realtà sono poche le donne che ammettono di averlo sperimentato, nei film hard invece è una moda. Esistono delle vere professioniste dello squirting che davanti alle telecamere offrono mirabolanti giochi d’acqua. Un esempio è Sophie Dee che ne ha fatto una sua specialità, mentre in Italia spopola sul web Danika Mori eletta Top Squirting performer nel 2019. Se per le star del cinema a luci rosse è un gioco da ragazze, per noi donne comuni già non è semplice abbandonarsi completamente al piacere, figuriamoci se pensiamo in quel momento a zampillare come la fontanella del parco. Inoltre chiacchierando con gli amici noto che non è affatto scontato che l’uomo lo apprezzi. Se molti lo cercano in rete, pochi lo sanno stimolare nelle loro compagne e pochissimi ammettono che sia davvero eccitante. Insomma sembra essere più un gioco di fantasia che non una situazione davvero vissuta con consapevolezza e trasporto. Per concludere ritengo che noi donne dobbiamo imparare a conoscere di più il proprio corpo senza imbarazzi e vergogna, ma soprattutto dobbiamo evitare di cadere per quanto riguarda la nostra sessualità negli stereotipi maschili.

Siamo davvero così sicure che se lo squirting sia diventato un tema così presente nei social e nelle riviste solo a scopo informativo in nome della nostra libertà sessuale? Oppure è un ennesimo tentativo di condizionare la nostra sessualità uniformandola al desiderio e alle fantasie del maschio? Perché, in confidenza, a noi basta anche meno…è sufficiente, infatti, provare un orgasmo come dio comanda in totale libertà e senza nessuna ansia da prestazione. E, se non zampilliamo, vi giuro, va bene uguale.

Ilaria Cerioli

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