Organza

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Lasciatevi al fare dell’eccedere, al giusto compenso dell’imprudenza, alle misure dell’impreciso, alle menzogne più lucrose, alle meraviglie di quelle mistiche pornografiche.
La mia prossima acqua, credetemi, non avrà mete e la mia sete non trascorrerà avvertiti scali. Avrò secoli da raccontare agli incisivi del “piuttosto provo” e altri ancora da proporre allo stupro dello sbaglio. Mi concederò anch’io alle necessità del riempire niente e farò a memoria le malinconie del “c’è rimedio a tutto”. State certi, tornerò al deducibile bisturi dell’adesso, al frangibile d’ogni scarto, alla costante del “ora torno a fare cassa”, alle anestesie delle scopate a ricavo. Racconterò l’eloquenza di una chiesa di pruriti, riempiendo ostensori di irriproducibili vergogne e sarò puttana come il più sconveniente dei tornaconti tra il tutto incluso e il suturare a rate degli amanti.