Paolo Maggis inedito. Tutti in strada. Ode al Coronavirus

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Paolo Maggis

Paolo Maggis – uno dei maggiori pittori italiani- sono anni che è voluto scomparire dal mondo del mercato… dell’arte italiana trasferendosi prima a Berlino e poi a Barcellona. Malgrado il successo e la valutazione dei suoi quadri – ammirato da intellettuali e artisti come Vittorio Sgarbi, Giovanni Frangi, Luca Doninelli – perché in questi anni non di pittura piatta ma ultrapiatta, Paolo Maggis è capace di graffiare l’io dei nostri cuori asfaltati perché è un “pittore totale”, tra i pochi davvero capaci di opporsi al “media world” senza rimanerne stritolato. Attraverso i suoi quadri riesce ad “inquadrare” la realtà oltre gli sche(r )mi e a ritrarre il vero terrore di oggi: scoprire di essere uguali agli altri senza saper essere se stessi. E lo dimostra anche in questo suo scritto inedito che, con un titolo provocatorio, ha come obiettivo togliere maschera e mascherina a un virus che è un Monito(r) a chi, senza informarsi seriamente, non fa che aumentare il panico leggendo solo i titoli di siti senza controllo.

Tutto attraverso una scrittura poetica che non è in versi, ma a morsi: come i tratti dei suoi quadri materici. Parole che affondano nel contemporaneo: tra Bauman e Baudrillard i versi di Maggis ci ricordano cosa significa essere. Umani.

Gian Paolo Serino

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Tutti in strada

Ode al Coronavirus

A porte chiuse.

Stretti tra le mura di casa e la paura di uscire.

La morte fuori pare arrivi con colpi di tosse, sputata da bocche infette si insidia negli orifizi.

Il termometro digitale suona a febbre.

I problemi respiratori dilagano come l’Armageddon mentre i telegiornali elevano inni funebri al cielo.

Il conteggio degli infetti e delle vittime viene aggiornato di continuo, più del meteo, mentre negli studi televisivi si affollano esperti, opinionisti e soubrette di lusso dalle labbra gonfie a dire la loro.

Il pubblico rintanato come topi quando il gatto é in giro li ascolta da celle di casa sigillate rimandando i conti di un mutuo che forse non potrà mai più pagare.

I negozi chiusi e gli aeroporti blindati.

Burattini inebetiti in coda per il controllo della temperatura e il tampone.

Se la febbre non ce l’hai te la fanno venire e una volta scartata l’infezione ti rimandano a casa con una aspirina in bocca e il terrore che domani, forse, toccherà anche a te.

Se sei sano devi aver paura.

A meno che non ti senta già convalescente, un po’ per empatia e forse un po’ per dispetto.

Anche i sani si dovranno ammalare e anche se non soffri di nessuna patologia grave che possa complicare il decorso della malattia, stai attento! Il virus si può trasformare e diventare più violento.

Per ora solo un po’ di febbre e mal di gola, ma il mondo si ferma lo stesso.

I morti futuri per il grande blocco saranno di più di quelli dovuti al catarro, ma avanti tutta, l’importante è che il sistema sanitario non collassi e i politici facciano bella figura davanti al mondo.

Mentre il mondo cinicamente manda all’untore e non applica nessun sistema di controllo negli stati che han deciso dovranno sopravvivere.

Il virus è ovunque ma chi cerca trova, chi non cerca non troverà e per alcuni (sempre i soliti) è meglio non trovare.

Ma voi chiusi in casa, isole sperdute in una città spettrale, comunicanti solo attraverso apparecchi orwelliani e social dementi, voi schiavi, serve inebetite di un sistema fatto di caricature di virologi, scienziati e politici, voi telecomandati dalle leggi di turno, voi esperimento di ingegneria sociale, cavie che vi lasciate limitare la libertà da un virus più innocuo di un’ influenza stagionale.

A voi che non vi rendete conto che vi stanno togliendo economia, lavoro e libertà, futuri schiavi indebitati a vita, ingranaggi di un sistema che vi vuole genuflessi.

A voi ossessionati dalla morte al punto che preferite non vivere pur di non morire, a voi che non siete disposti a morire pur di vivere, voi che vi siete dimenticati le guerre, la carestie, le epidemie che sterminavano la popolazione, voi che vi siete dimenticati che nonostante le guerre, le epidemie e le carestie, l’essere umano andava avanti, non finiva. Violentemente vivo, con il desiderio nel cuore e disposto a tutto.

Voi, scendete in strada, toccatevi, abbracciatevi, baciatevi, fate l’amore o scopate con il vostro amante, il vostro compagno o quel che volete che sia; scambiatevi il sudore, i liquidi e i batteri. Scendete in strada per amare la vita, per continuare a costruire, per continuare a sognare.

In barba al sistema, in barba ai politicanti di turno, ai virologi prezzolati e all’organizzazione mondiale della salute che terrorizza, per vedere cosa siete disposti a fare pur di non morire.

Tornate a vivere per essere liberi, anelate la libertà per dar senso alla morte, che in fin dei conti è parte di quel che siamo.

Dissacrate il tabù della morte perché di morte è fatto l’uomo.

Guardate la morte in faccia perché è grazie ad essa che l’uomo è capace di grandi meraviglie.

In quel barlume di tempo chiamato vita.

Prima che morte sia, che essa avvenga per anzianità, per un incidente o per un virus dal nome idiota uscito da un laboratorio in un paese dall’altra parte (o quasi) del globo.

Amen

Paolo Maggis

Opera di Paolo Maggis – “Io esisto”