Papy Caldonazzo inedita. Il sonno indotto

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Patrizia Caldonazzo, regista televisiva e redattrice Raiuno Cultura – nel programma tv Mille e un libro, su Raiuno – è una donna ironica, simpaticissima, elegante, un mix di fascino e intelligenza davvero raro in questi tempi (im)mediati. In questo inedito, dato in esclusiva a Satisfiction – Papy Caldonazzo riprende le tematiche che ha affrontato nel suo libro Le ho provate tutte. Storie di diete e di insuccessi (in tutte le librerie per Undici Edizioni) è un testo dissacrante contro le diete che vengono tutte, ma proprio tutte demolite. Papy Caldonazzo ne ha sperimentate più di 1500 e tra le pagine di questo, che è il suo debutto nella scrittura, con l’ironia e l’autoironia che le sono proprie, cerca di “sdrammatizzare una condizione drammatica, per alleggerire gli animi e non prenderci troppo sul serio”. Cosa che le riesce molto bene perché tra queste pagine, che consiglio anche a chi non è interessato all’argomento, è la scrittura a prevalere pur coniugata a una trama che diventa una vera e propria “odissea” nel mondo della dietologia. Se lo scopo è di aiutare i tanti che vogliono perdere peso, il peso specifico del libro – un memoir tra romanzo e saggio – è proprio nella leggerezza ricercata dello stile che è comprensibile a tutti. Il ritratto che ne emerge è che chiunque sia affetto da una dipendenza per riuscire davvero a uscirne c’è solo un metodo: la volontà. Cero non è facile, ma si può. Papy Caldonazzo – seguitela sulla sua pagina Facebook perché è un capolavoro di surrealismo realista, se mi passate l’ossimoro neologista – merita la lettura soprattutto perché, ci auguriamo, più che peso non perda la penna. Un romanzo firmato da lei sarebbe un successo perché è una Donna rara: una Donna che ha affrontato e affronta tutti i giorni un mondo televisivo ancora dominato da un maschilismo dello sguardo, una Donna di un fascino e di una bellezza indescrivibile ma soprattutto di un’intelligenza che la porta a interagire con tutti con ironia, semplicità e un uso sensuale della parola anche scritta che oggi è piuttosto desueta.

Gian Paolo Serino

Era il 1988 mio padre si trovava in questo ospedale romano agli arresti domiciliari con l’accusa di “Bancarotta” . Tre volte a settimana ero sempre lì da lui a portargli cambi, libri, e cibo. Alla fine dei suoi tre mesi di prigionia ospedaliera, per caso, parlando con un’infermiera, usci fuori il discorso “diete”.

Mi disse che all’interno dell’ospedale c’era un reparto per disintossicarsi dalle dipendenze di alcol, droga e cibo e consisteva nel monitorare il paziente con un sonno indotto che poteva durare settimane e anche mesi, come una sorta di coma. Fui presa dalla curiosità di questo metodo, che ammetto mi mancava a tutte le diete provate fino ad allora. Chiesi un appuntamento con un medico del reparto, dovetti attendere parecchio, vista la lunga lista di attesa.

Durante il colloquio con il medico mi spiego la tecnica che veniva usata per indurre il paziente a dormire. Venivano somministrati dei sonniferi per endovena e con lo stesso sistema si alimentava il paziente con liquidi per alimentarsi.

Deciso di ricoverarmi, rimasi in questo reparto per circa due mesi, dei quali non ricordo assolutamente nulla, se non al mio arrivo e al mio risveglio.

Ammetto che ci si trova molto spaesati dopo due mesi di sonno intenso.

La prima mezz’ora si è’ totalmente sconnessi con il mondo circostante.

Poi la presa di coscienza e la consapevolezza del perché ci si trovi lì, in quel luogo molto silenzioso e fuori da ogni tempo.

Poi i primi passi, decisamente lenti , faticosi, in bilico.

Perdita di equilibrio, giramenti di testa, stordimento, forte depressione.

Poi il confronto con lo specchio.

Venti chili in meno.

Un corpo trasformato in poco tempo, dove il tempo è’ astratto, confuso.

Solo qualche giorno dopo dalla dimissione ospedaliera ci si comincia a rendere conto di quanta follia può avermi indotto a fare una scelta simile solo per riuscire a dimagrire.

Ci sono tanti metodi, ma questo sicuramente è il più estremo.

Sì lo ammetto, sono riuscita a fare anche questa follia pur di accettare di ricominciare ad amare il mio corpo.

Patrizia Caldonazzo