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Patrizia Emilitri anteprima. Nient’altro che nebbia

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Patrizia Emilitri con Nient’altro che nebbia, edito da TEA, confeziona un romanzo di crudo realismo capace di dialogare con la grigia provincia italiana che finge di essere aliena agli incubi grotteschi del mondo contemporaneo.

Nei pressi del Lago Maggiore si erge il paesino di Perzeghetto Olona, vicino a un anonimo lavatoio viene ritrovato il corpo senza vita della giovane Nadia Bignami. Sulla scena del delitto rimangono le tracce del potenziale colpevole, uno zaino con portafoglio e documenti; il caso sembra risolversi con la caccia a un compaesano di Nadia, ovvero Andrea Costa. Andrea confessa le sue colpe, ma non riesce a tessere la trama degli eventi, il suo mutismo sui perché lo condannerà a un’esistenza di infamia. Con un ritmo serrato la narrazione di Patrizia Emiltri raccoglie il malcontento e il marcio del paesino, una cacofonia corale di voci, sussurri, tradimenti e verità marce che si risvegliano con l’odore del sangue della povera Nadia.

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Cristiano Saccoccia

Il paese di Perzeghetto Olona riposava tranquillo quella notte. Sotto spesse coperte gli abitanti si godevano il meritato riposo e il riparo da nebbia e freddo. Non si vedeva oltre la lunghezza del braccio di un bambino e il fiume, anziché scorrere, sembrava evaporare. Le goccioline gelavano sui rami delle robinie e dei cespugli selvatici che sfi lavano lungo il suo letto. Per chi non è abituato può sembrare il ritratto di un paesaggio spettrale, ma per la gente di pianura è solo l’inverno che arriva ogni anno uguale, ogni anno lo stesso. E chiede pazienza, perché poi la primavera torna, torna sempre. Però, qualcuno sveglio c’era, qualcuno che quel silenzio per un attimo lo aveva rotto, anche se inascoltato, qualcuno che aveva cercato aiuto, prima di morire con la testa fracassata contro il bordo di sasso del lavatoio. Bianca Butti si rigirava nel letto, il suo benedetto ginocchio pulsava come una grancassa. Il dolore non la faceva dormire e quel lampione, giù in strada… quand’è che il Comune si decideva a cambiare la lampadina? La luce tremolava come tra le ciglia di una donna civettuola. Luce intermittente, manco fosse Natale, che ci

mancava più di un mese. Accese la luce sul comodino e guardò la sveglia: ventitré e trenta quasi. A quell’ora di solito dormiva profondamente senza bisogno di ricordare quel menisco assassino che adesso la teneva sveglia. Era successo cinque anni prima e, anche se aggiustato al meglio dopo una stupida caduta dalla bicicletta – complici i binari e un po’ di fretta perché il lavoro l’aspettava – la frattura aveva chiamato l’artrosi a farle compagnia.

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