Sì, è un romanzo per i ragazzi, questo Il pescatore di stelle (pagg. 176, € 17,00), scritto da Peppe Millanta che Rizzoli porta da oggi nelle librerie. Ma è anche una favola in cui la parola, il peso specifico di ogni parola usata, ha un peso specifico fondamentale. A cavallo fra poetico e filosofico, tra favola ed evento epifanico Il pescatore di stelle racconta con grande delicatezza il legame che si instaura fra Manuel e un pescatore.
Manuel è un ragazzo. Di notte si lascia alle spalle la casa famiglia in cui vive per muoversi verso il mare e ammirarlo. A un certo punto, guardando una stella cadente, il taglio netto, “deciso”, che produce nel cielo, decide di fuggire, di abbandonare quella falsa sensazione di famiglia – dove nessuno è in pensiero per lui, per la sua assenza – correndole dietro.
Così arriva fino alla spiaggia e lì incontra il pescatore. Un uomo dall’età non ben definita, che ricorda la figura hemigwayana del vecchio Santiago per elementi secondari, ma che soprattutto pare voler richiamare (e rendere omaggio) il personaggio della volpe presente ne Il piccolo principe, sia per tono che per modi.
Basta seguire il fitto dialogo che si instaura fra i due personaggi lungo il proseguire del racconto, le ragioni che vengono messe in campo, per annusare subito la vicinanza fra i due libri e i due personaggi. Che da subito ne Il pescatore di stelle mostra essere un modo estremamente poetico, necessario per raccontare di come i due attori della storia vivano nella solitudine e si rendano conto del come essa sia solo un momento di transito, ovvero l’attesa che metà di un sogno ne incontri un’altra metà, interagendo, coadiuvandosi.
Abbiamo detto che il personaggio del Pescatore è “speciale”. Lo è perché il suo lavoro sta nel raccogliere con le sue reti le stelle cadenti («O meglio, stelle cadute») adagiate sul fondo del mare e poi contarle, per vedere se le ha recuperate tutte.
Le stelle, si scoprirà, sono i desideri degli esseri umani espressi guardando il cielo. E ogni desiderio «non è altro che la metà di un sogno più grande». Se
due stelle, quindi se due metà di sogno combaciano, andranno a creare una stella più grande, cioè qualcosa di unico.
Attraverso queste e altre scoperte, seguendo il fluire delle domande e delle intuizioni Manuel scoprirà che si può desiderare da soli, ma che «per sognare bisogna essere in due», almeno in due. E che il desiderio di non essere solo ha un unico modo per realizzarsi: non smettere di desiderarlo.
Scritto con una sensibilità che emoziona, Il pescatore di stelle offre un testo rarefatto, intervallato e accompagnato dalle illustrazioni di Lavinia Fagiuoli.
L’illustratrice veronese, collaboratrice fra le altre de l’Espresso, allestisce una lunga serie di cianotipie e monotipie (alcune le trovate a corredo dell’articolo) con aggiunta di rari inserti di colore, che rafforzano quel senso di sospensione, di attesa presente nel libro.
Inoltre, in un ideale controcanto, fanno la loro comparsa anche altri elementi non presenti nel racconto, come un gatto o degli aironi o della flora arborea.
Così Il pescatore di stelle rafforza il suo lato favoloso, increspandone sempre la superficie suggerendo la presenza di un messaggio, di una rivelazione, di una epifania. E cosa rappresenta meglio tutto questo se non mostrare come le parole, quando riescono a combaciare fra loro, sono capaci di cambiare il destino di ognuno di noi? Che non è mai troppo tardi perché il nostro desiderio più intimo si avveri?
Sergio Rotino
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«Eccola qui!» commentò il pescatore tirando su la stella caduta. «Anche questa notte sono
pochissime» sospirò. «Quante ne abbiamo prese?»
Manuel si sporse un poco e iniziò a contare le stelle sul fondo della barca.
«Venticinque, mi sembra.»
«Una vera miseria. Ormai si sogna sempre meno.»
Il pescatore si rimise a sedere, e a poco a poco sembrò sprofondare nei suoi ricordi.
«Quando iniziai io, non c’era notte in cui non dovessi remare da una parte all’altra per raccogliere le stelle che venivano giù a decine. Allora sì che c’era il rischio di perdersene qualcuna. Sembrava una pioggia di desideri. A volte le stelle precipitavano direttamente nella barca. Oggi, invece… passano ore senza che se ne veda arrivare una.»
Manuel deglutì, intorpidito da tutto quello stare fermo, e si tirò un po’ su.
«Quando hai cominciato?» gli chiese.
«Oh. Molto molto tempo fa. Ormai non mi ricordo neanche più quando.»
«Come?»
«Ho notato una stella cadente nel cielo e mi sono messo a correrle dietro. Arrivato sulla spiaggia, l’ho vista precipitare in mare. A quel punto mi sono tuffato, e ho trovato qualcosa di incredibile: un tappeto di stelle lungo tutto il fondale. Stelle su stelle cadute lì da chissà quanto, l’una sull’altra, accumulatesi negli anni.»
«E cosa hai fatto?»
«Non so perché, ma ho iniziato a portarle a riva, a poco a poco. Avevo intuito che il loro viaggio non era terminato, che il loro posto non fosse quello. E alla fine mi sono ritrovato a pescare i sogni delle persone.»
«E il tuo desiderio, l’hai trovato?»
«Eccolo qui» rispose il pescatore, tirando fuori la sua stella da sotto il sedile della barca.
Manuel la osservò per un attimo, prima di restituirgliela.
«E non sei ancora riuscito a unirla alla sua metà?» gli domandò preoccupato.
«Certo che sì» rispose il pescatore, con un sospiro. «Si chiamava Amalia. Ma ora lei non c’è più e il sogno si è infranto.»
Manuel rimase per un po’ in silenzio, assecondando il movimento della barca e la nostalgia del pescatore. Poi riprese a parlare. 
«E perché hai la stella? Non scompaiono quando i desideri si esaudiscono?»
«Sì, svaniscono nel nulla. Questa infatti non è la stessa di allora. Anche la mia scomparve
all’epoca, ma dopo ho fatto quello che un uomo non dovrebbe fare mai…»
«E cioè?»
«Desiderare l’impossibile…»
«Non capisco…»
«Ho desiderato ciò che non può più tornare indietro.
Questo è il pezzo di un sogno che non può realizzarsi più. E quando si desidera l’impossibile, è finita. Un desiderio impossibile è una dannazione, perché diventa a poco a poco una pena, poi un tormento e infine… un destino.»