Pier Paolo Giannubilo. Il risolutore

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Quid est veritas? [che cos’è la verità?] chiede Ponzio Pilato a Gesù, che non diede risposta. Perché, secondo Sant’Agostino, dunque qualche secolo dopo, la risposta era implicita nell’anagramma della stessa domanda: est vir qui adest [è l’uomo qui davanti a te]. Che cos’è la verità? Silenzio [è l’uomo qui davanti a te].

Dopo aver divorato Il risolutore -una vita estrema- (Rizzoli, 2019) di Pier Paolo Giannubilo, non riesco più a togliermi dalla testa l’enigma celato nel cristologico anagramma.

E cosa ha a che fare la verità con un romanzo, seppur intenso e sconvolgente, che ripercorre la vita di Gian Ruggero Manzoni (tuttora tra noi) -eclettico artista, viveur patologico e agente segreto con licenza di uccidere? Brillante invenzione narrativa o piuttosto un uomo che si toglie la maschera e che, per riuscirci, non ha altra strada che divenire il protagonista di una storia, della sua stessa storia? Date ad un uomo una maschera e vi dirà la verità [Oscar Wilde], per quanto possa ora sembrare una mia leziosa licenza, è invero il paradosso da cui partire per sondare le profondità de Il risolutore.

Nel libro il Manzoni si racconta, apparentemente, senza vergogna, senza imbarazzo e senza pudori di sorta, svelando la tormentata infanzia di Palla di grasso, la picaresca adolescenza del Conte e le surreali ed agghiaccianti missioni dello Squalo, tra il Libano e la Bosnia. Le sue candide velleità superomistiche s’intrecciano, senza forzature, alla sua sincera disperazione esistenziale, in una vibrante mitopoiesi che coinvolge appieno lo stesso autore. Giannubilo non è infatti semplice narratore oggettivo delle vicende, ma si lascia letteralmente investire dalle intime implicazioni della sua scrittura. Mettere a fuoco questo particolare protagonista significa al contempo interrogarsi, e dipingere parallelamente la propria storia, in un’originale e coraggiosa mise en abyme. Inevitabili le seguenti considerazioni: mi sta dicendo la verità, quest’uomo qui davanti a me? E se sì, perché ha deciso di svelare proprio a me ciò che ha tenuto nascosto per tanti anni -e che, con ogni probabilità, andava tenuto nascosto per almeno altrettanti anni? Quanto può essere pericolosa questa verità?

Infine, ha ancora senso parlare di verità, tra le affabulazioni iperegotiche di un artista fuori dagli schemi e la finzione romanzesca di uno scrittore che, per quanto abile, è alla sua seconda prova? L’ambientazione stessa, dal Marzo Bolognese alla guerra in Afganisthan, passando per la caduta del muro di Berlino, così ricca di eventi e figure cruciali nella storia politica e culturale italiana di fine Novecento, costringe ad un confronto e ad una riflessione su una realtà a noi vicina e al contempo maledettamente lontana.

Una realtà in cui il delirio d’onnipotenza convive con seriali attacchi di panico, la critica all’Amerika e al capitalismo con le missioni segrete ordite dalla NATO, il peso del proprio cognome (lo stesso di chi scrisse I promessi sposi e di chi realizzò la Merda d’artista) con il bisogno di liberarsene, e la bestemmia, ca va sans dire, con la ricerca della grazia.

Tutti questi fili, ora di burattino emblematico, tra l’ordinario e lo straordinario, ora di tappeto volante, a zig zag nei cieli d’Europa,

tracciano tra le pagine strani arabeschi, nel cui groviglio persino il lettore finisce per ritrovarsi, a tratti, intrappolato [e ce ne fossero di grovigli così!].

Dunque -è vero ciò che quest’uomo mi sta dicendo?

Non ha importanza. La verità è proprio l’uomo davanti a te.