Le decisioni, quelle importanti, non vanno rimandate. Richiedono una fermezza di pensiero e un carico di coraggio che non tutti possiedono. Quando in ballo c’è la vita, se hai cuore, ti butti in situazioni rischiose che fanno tremare le ossa di corpi che andrebbero, invece, rassicurati. In guerra il pericolo è ovunque. Molte cose sono compromesse, specie la ritirata di chi per salvarsi tradisce il rispetto, in primis. La ragione prende una strada e la coscienza un’altra. Si arriva al bivio, ma la decisione deve essere presa. Quello che dovrebbe essere naturale si complica. L’anima dice più cose di quanto si possa immaginare sovvertendo l’ordine delle priorità. Nei conflitti tutto è urgente. Coloro che restano nell’attesa di una notizia, di un cambiamento, si muovono circospetti dando il loro contributo, silente, per la salvezza di vite che andrebbero perse, annientate. L’esistenza è come il pane, quando c’è da metterla al sicuro non si può rimandare. È un attimo. Ciò che pare ordinato è una confusione totale. In un istante si perde ogni cosa. Le situazioni troppo pericolose potrebbero lievitare in men che non si dica e quando tutto è alla deriva si è pronti anche a morire per il futuro di chi resterà.
In Il pane non può aspettare di Pier Vittorio Buffa per Neri Pozza Editore conosci la storia di un gruppo di ragazzi di Cabiaglio, un piccolo borgo alle porte di Varese. La loro estate è scandita da una serie di rituali. Quello del pane con l’uva la prima domenica, della polenta alla cappella degli asini e delle corse in bicicletta, sono i momenti preferiti. A impastare quel pane è Aristide che ha preso il posto di suo padre, ucciso di botte e di dolore dai fascisti. In quel forno di famiglia, grazie alla madre Innocenta, pulsa la vita nella sua parte buona e coraggiosa. Quando, anni dopo, il maresciallo Badoglio annuncia l’armistizio, le strade di Cabiaglio si riempiono di gente che grida che la guerra è finita. Madre e figlio si guardano negli occhi, forse Aristide potrà restare a fare il pane. Come in tutta Italia, i giorni dopo l’8 settembre 1938 saranno cruciali per il gruppo di amici del panettiere e per tutte le loro famiglie. Sono giorni in cui si deve decidere se e contro chi continuare la guerra, giorni in cui bisogna anche essere pronti a morire senza aver iniziato a vivere davvero, giorni in cui donne e uomini, partigiani, prigionieri e disertori, si troveranno faccia a faccia con un fucile in mano e dovranno decidere chi e cosa salvare.
Il romanzo conduce il lettore nella Grande Storia. La narrazione è la proiezione di emozioni che, nella loro drammaticità, aprono grandi spiragli di forte contraccolpo in un destino burrascoso in cui sentire il proprio cuore parlare per il bene della propria vita e di quella degli altri è qualcosa che solo una penna dotata di forza riesce a trasmettere su più gradi e livelli. La scrittura è autentica.
Lucia Accoto