Porno d’autore

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Ilaria Cerioli

Ho scoperto il Porno d’autore. Pare sia molto diffuso all’estero mentre in Italia persiste la solita tipologia ginecologica e fortemente ancorata alla sessualità maschile. Nel porno d’autore le scene, le ambientazioni e i dialoghi sono particolarmente curati. Un ibrido tra un Nove Settimane e ½ e 50 sfumature di grigio solo un po’ più esplicito. Scordatevi la trivialità claunesca di Porn Hub, perché nell’hard autoriale, nonostante persistano alcuni stereotipi imposti dal mercato, sempre rivolto principalmente a un’utenza maschile, si cura ogni minimo dettaglio: gli attori sono tutti selezionati e nulla viene dato per scontato, neppure la scelta della biancheria intima delle protagoniste. Gli ambienti sono piacevoli e le storie coinvolgenti con dialoghi credibili. Insomma si basa su un plot vero, non su poche battute boccaccesche e tanta ginnastica.

Spesso come esempio di porno d’autore viene citato il regista Lars Von Trier con “Nymphomaniac” in cui, nonostante le forti scene di sesso, affronta tematiche culturali e sociali importanti attraverso l’esperienza della protagonista. Questi film pur essendo curati e ben costruiti rispetto al modello tradizionale, non si discostano comunque dal punto di vista maschile in cui le donne sono contemplate come oggetto di piacere. Eppure, secondo un’indagine condotta dal Fatto Quotidiano (Ilfattoquotidiano.it 2019), il pubblico è in percentuale sia maschile sia femminile senza differenza. Per questo motivo, sempre secondo l’articolo, il noto sito Porn Hub non a caso ha deciso di aprire una sezione rivolta a noi. La nuova categoria Popular with woman, presenta infatti solo situazioni tratte dall’immaginario erotico delle donne. Quindi, perché non partire proprio da questa meritevole azione political correct per ripensare a una sessualità in generale più matura, libera e meno fallocentrica?

Sono convinta che un cambiamento di prospettiva possa aiutare sia uomini che donne a vivere l’intimità con spontaneità, senza quei condizionamenti che vogliono il maschio re della savana e la donna antilope da fagocitare. Se il porno d’autore, però, nonostante le sue buone intenzioni, mette al centro il piacere dell’uomo rispetto all’orgasmo della donna (le scene di amplesso infatti sono stereotipate con la medesima ritualità dei gesti) esiste un genere in grado davvero di rappresentare il nostro modo di intendere la sessualità? Ho potuto constatare che la pornografia realizzata da registe resta ancora un prodotto di nicchia; famoso tra le mie amiche intellettuali e femministe ma completamente sconosciuto tra i miei amici. Insomma fare porno, vedere porno e masturbarsi davanti a un porno è affaires des hommes.

Negli ultimi dieci anni alcune sceneggiatrici si sono impegnate a trovare un nuovo linguaggio per affrancare dagli stereotipi l’immagine femminile nei video destinati agli adulti, ma soprattutto per liberarla dai soliti canoni estetici: labbra a canotto, tette rifatte, culo sodo e sopracciglia tatuate. Finalmente i corpi, grazie a loro, sono tornati a essere corpi. I film seguono una trama, i dialoghi sono più elaborati e il piacere sessuale è reciproco nonostante le categorie includano comunque scene lesbo, con più uomini, i triangoli e per chi ama il genere non manca il BDSM.

Le attrici sono belle ma non eccessive mentre gli uomini sono curati ma non palestrati. Insomma quello che prevale è la verosimiglianza. Tutti si possono riconoscere perché non sono ammesse né le super bambole siliconate, né i dettagli anatomici, i primi piani grotteschi o l’esasperazione.

Erika Lust

Secondo Erika Lust, femminista e regista fondatrice della Casa di Produzione Lust Productions, non esiste motivo per cui una donna non debba guardare un film hard e provare piacere davanti al teleschermo. Il sesso è una componente importante nella vita di tutti, meglio del Prozac. Diventa utile perché ci permette di scoprire parti di noi che altrimenti resterebbero in ombra. Insomma coltivare desideri, fare l’amore e farlo come ci pare è assolutamente sano. Eppure, vi assicuro, un uomo che sorprende oggi la compagna davanti a un sito hard, prova imbarazzo. Erika o Olympe De G, regista francese e pornografa femminista, nelle loro opere mettono la donna come soggetto attivo. Nel corto “Don’t Call Me a Dick” non a caso pongono l’accento sul linguaggio comune che riconoscono come sessista. I nomi dei genitali sono usati in tutte le lingue negli insulti, diventano metafora di stupidità, irresponsabilità, estrema leggerezza, inconsistenza, e desiderio di prevaricazione spesso verso esclusivamente la donna. Pertanto nel loro corto rivendicano non solo la neutralità di queste nostre parti anatomiche ma, soprattutto, la loro bellezza durante l’atto sessuale. Insomma la sessualità e gli organi predisposti sono dotati di quella poesia anatomica che, la pornografia più becera e tradizionale, svilisce con le sue inquadrature impietose.

Un altro esempio è la regista e attivista inglese Anna Span che in Sex films for girls ha ribaltato con inquadrature mirate la prospettiva tradizionale, puntando l’attenzione più verso gli attori nelle scene che non le attrici. Nel porno al femminile non si accettano scene di abusi, di coercizione o contenuti contro l’etica comune ma si valorizza il desiderio anche quello più trasgressivo ma nel massimo rispetto delle parti in gioco. Così tutta al femminile è la serie francese XFemmes (Francia 2008) composta da dieci cortometraggi diretti solo da registe. In uno degli episodi, Pour elle, recita anche Victoria Abril, una delle attrici predilette di Pedro Almodovar. Segno di quanto ancora il sesso sia per molti motivo di imbarazzo è il fatto che lei stessa abbia voluto che non fosse distribuito. E in Italia a che punto siamo?

Direi ancora agli albori se nelle scuole si evita di parlare di sessualità e se gli insegnanti spiegano che Patrocolo era “il miglior amico” di Achille. Secondo, infatti la regista Monica Strambini autrice di Queen Kong, uno dei prodotti più interessanti degli ultimi anni, nell’intervista rilasciata alla Mostra del cinema di Pesaro “In Italia la pornografia è vietata ai minori come nel resto del mondo. Ma mentre altrove questo significa che si tratta di film dedicati a persone mature da noi è sinonimo di film di serie B”. Per questo motivo il collettivo “le ragazze del Porno”, nato sul modello di Dirty Diaries di Mia Engberg, racconta gli infiniti modi di amare e provare piacere delle donne italiane.

Ilaria Cerioli