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Resistenze poetiche. Poeti contro il colonialismo e il totalitarismo 

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“Ci sono parole,

parole che rodono 

e rodono il cuore,

che a pascere incubi 

inghiottono sogni

e covano… e covano…”

 Antonio Camaioni, da Parole che rodono, 1990

Resistenze poetiche”, primo volume edito da Di Felice Edizioni per il progetto editoriale Parole che rodono, si configura come un manifesto culturale sul ruolo della poesia di impegno civile contro l’abuso del potere. Ideato da Valeria Di Felice, il progetto prende il nome dall’opera d’esordio del poeta Antonio Camaioni, scomparso nel 2025, la cui scrittura aspra e visionaria diventa simbolo di una parola capace di “scalfire” la coscienza e opporsi alla retorica del potere.

Il libro nasce dall’urgenza di interrogare il rapporto tra poesia e responsabilità civile in un tempo segnato da conflitti, occupazioni e nuove forme di autoritarismo. Una raccolta di saggi critici, un percorso che attraversa esperienze poetiche diverse per epoca e geografia, accomunate dalla stessa tensione etica: difendere la libertà della parola di fronte alla violenza della politica. “Le colonie spesso si trasformano in arene – così scrive Valeria Di Felice nell’editoriale – dove si consumano storie di genocidio, seguendo l’idea faziosa di un imperialismo inteso come male necessario per il coronamento di una presunta civiltà universale, a costo di sterminare intere popolazioni native o minoranze. Le leggi di guerra e il diritto internazionale vengono disattesi per applicare “leggi di natura” di fronte a popoli considerati inferiori o infettivi secondo la logica della pulizia etnica o dell’igiene razziale. Dove vige la legge della giungla, la violenza, intesa come “levatrice” della storia, diventa deliberata, invocata, orchestrata in nome di una supremazia legittimata all’orrore e alla completa distruzione di una razza, quale falsa identità biologica, o etnia. Di fronte a un regime autoritario, o a una etnocrazia mascherata da democrazia involuta, la parola poetica è un’assunzione di coraggio che esorcizza la paura e resiste alla progressiva nullificazione della parte oppressa.”

Uno dei nuclei centrali del volume è dedicato alla figura di Joyce Lussu, protagonista di un’intensa attività antifascista e culturale. Lussu fu una intellettuale militante che trasformò la letteratura in uno strumento di lotta. Attraverso il suo lavoro di traduzione (si deve a Joyce Lussu la scoperta e traduzione del poeta Nazim Hikmet in Italia) e diffusione di poeti perseguitati o impegnati nelle lotte anticoloniali, ha contribuito a costruire una rete internazionale della poesia di resistenza.

Accanto a questa figura, il volume mette in dialogo autori che hanno vissuto direttamente il trauma della repressione politica o della guerra. Tra questi spicca Paul Celan (con uno scritto di Francesca Mezzadri), la cui opera nasce dall’esperienza della Shoah e dalla distruzione dell’Europa ebraica. Nella sua poesia il linguaggio stesso appare ferito dalla storia: scrivere diventa allora un tentativo estremo di salvare la memoria e di restituire dignità alle vittime della violenza totalitaria. La parola poetica, spezzata e frammentaria, testimonia la possibilità di resistere anche quando il linguaggio sembra insufficiente di fronte all’orrore.

Il libro accosta a Celan altre voci fondamentali del Novecento e contemporanee: Joseph Brodsky, Alfonso Gatto, Amelia Rosselli, Alba de Céspedes, Louise Michel, Aimé Césaire, Léopold Sédar Senghor e Léon-Gontran Damas, Fadwa Tuqan, Najwan Darwish. Particolarmente significativa è anche la testimonianza del poeta siriano Hadi Danial il quale – attraverso una lunga intervista – racconta la propria esperienza nella rivoluzione palestinese e la scelta di continuare a scrivere in arabo come atto di resistenza contro ogni forma di colonizzazione linguistica.

Il valore del volume risiede proprio nella sua dimensione corale. I saggi costruiscono un dialogo tra contesti storici diversi — dall’antifascismo europeo alle lotte anticoloniali africane e mediorientali, fino alle dittature latinoamericane raccontate anche attraverso la voce dei poeti venezuelani — mostrando come la poesia abbia spesso rappresentato uno degli ultimi spazi per la difesa della libertà.

In questo senso Resistenze poetiche ribadisce una verità fondamentale: la poesia non è evasione dalla realtà, ma uno dei luoghi in cui la realtà viene interrogata con maggiore radicalità. Di fronte al totalitarismo o al colonialismo, la parola poetica diventa un atto di coraggio, capace di smascherare la propaganda e custodire la memoria delle vittime.

La lezione che attraversa tutte le figure convocate nel volume è chiara: la poesia non può fermare da sola la violenza della storia, ma può impedirle di cancellare la coscienza dell’uomo. È in questa funzione di memoria, resistenza e libertà che la parola continua a “rodere”, come suggeriva Antonio Camaioni, aprendo uno spazio critico in cui l’umanità può ancora riconoscersi.

Il comitato scientifico è composto da Giovanna Albi, Sana Darghmouni, Riccardo Deiana, Leandro Di Donato, Silvia Elena Di Donato, Laura Margherita di Marco, Andrea Giampietro, Simone Sibilio.

Hanno collaborato a questo numero: Emilio Coco, Pietro Conzato, Tiberio Crivellaro, Anna Maria Farabbi, Giorgia Gabbolini, Francesca Mezzadri, Pina Piccolo, Giorgia Pometti, Luigi Rossi, Luisa Serroni, Gilda Traini.

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