Più ricordi che progetti: ricordo Giannola Nonino, che donna geniale! al telefono con il suo tono impagabile e todo modo para buscar implacabile, che anno era? 1996 (in 30 secondi ho trovato qui nella protesi della memoria). «A questa te ga de venir, son sicura che t’interessa.» Al solito, stavo mettendo le mani cioè le scuse avanti. «El vien Piterbruch» Dove? «Al San Giorgio e da noialtri» Era tutto vero.
Peter Brook con Natasha Parry (in scena) per “Giorni felici” di Beckett. All’epoca non avevo Beckett in testa, avevo letto delle sue cose
straordinarie, brevi prose, straordinarie, ma il teatro e la poesia e anche i suoi saggi critici non li avevo intesi, per mia stupidità certo, poi ho letto Adorno su Beckett (grazie alla cura di Gabriele Frasca “Il nulla positivo”) e ne ho colto la grandezza stellare, forse il più grande come germinatore/sterminatore (assieme a Burroughs) del novecento.
Di Peter Brook tutti conoscono l’opera ma pochi hanno avuto la fortuna di sentirlo ridere: ad aver tempo ci si dovrebbe occupare solo del comico, disse. Ad aver tempo.
Luca Sossella