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Rossella Sorbara. Il cielo è nero. La terra è blu

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Non esiste un’adolescenza che non sia una guerra, almeno io non l’ho vista.

Non c’è una fase della vita in cui una persona si senta più aliena rispetto al mondo. Conoscere se stessi significa cercare, tentare, scoprire e fallire.

L’adolescenza è dolorosa perché sei dentro il cuore tumultuoso delle cose, non le guardi da fuori, come capita ai vecchi che osservano la vita scorrere come un cantiere; i ragazzi si bruciano, cadono e risplendono, dentro quel territorio degli assoluti dove tutto è esagerato, bellissimo o tremendo.

Più che il solito romanzo di formazione, Il cielo è nero. La terra è blu, di Rossella Sorbara è un romanzo di decostruzione. La protagonista, Nico, non scopre se stessa attraverso una serie di esperienze formative, piuttosto osserva, analizza e, soprattutto, legge. La lettura è il primo rifugio di questa bambina perduta. Lei ha tredici anni, ma è come rimasta bloccata dentro un paradosso. Se, intellettualmente, è più matura, il suo corpo è rimasto quello di una ragazzina. Priva di forme, con i capelli rasati, con il cappello sempre in testa, Nico non passa inosservata. La sua è una battaglia costante. In casa deve difendersi da sua madre. Una probabile depressione l’ha travolta. Nico è convinta che la donna che è tornata dall’ospedale con sua sorella in braccio, non è la stessa donna amorevole che l’ha cresciuta fino a quel punto.

Nico è convinta che l’abbiano sostituita, che sia diversa anche fisicamente perché, questa madre che lei chiama Quella lì, non solo le rivolge la parola solo per maltrattarla, ma zoppica, ha i denti rovinati, mentre la sua vera madre correva ed era splendida.

Fuori casa le cose vanno anche peggio, i compagni di scuola sono terribili. L’unica isola di salvezza sono Cosimo e sua sorella Angelina. Cosimo è un bambino di talento, sensibile, che osserva tutto con occhi che sono stelle e quasi non parla. Angelina, invece, parla e fuma tutto il tempo. Si rivolge a Nico come se fosse adulta, le parla di filosofia e del suo amore infelice. Nico ascolta incantata, anche se capisce poco. Lei trova che Angelina sia bellissima e non sopporta che possa essere tanto infelice.

C’è poi il circo, nel piccolo paese dove vivono, un circo che, secondo Nico, tiene prigioniera la sua vera madre. Tra i circensi c’è Nadir, un altro ragazzino perduto, uno zingaro che diventa un altro pezzo di questa corazza di stagnola che poco protegge e molto riflette.

Questi ragazzi sono superstiti che il lettore sentirà il bisogno di abbracciare. Impossibile non provare empatia per i personaggi di Rossella Sorbara, non farsi coinvolgere dal modo in cui parlano, dalla loro sgangherata grammatica sentimentale.

Resta poi, un finale forse lieto, certamente di speranza e con molta neve caduta a salvare.

Mi rimane un’ultima riflessione che riguarda e non riguarda questo romanzo. Quando un editore, nel tempo, si è creato un’identità molto forte, allora il suo catalogo, l’insieme dei titoli che propone, diventano un’opera a se stante, come una di quelle coperte che sono il risultato di pezzi diversi ma che, insieme, sprigionano la bellezza della diversità contenuta in un disegno comune. Per vederlo, hai bisogno di una certa prospettiva, allora io vi invito: se uno solo dei loro libri vi è piaciuto, provate a leggere anche gli altri, perché vi sembrerà, un libro dopo l’altro, di ritrovare strade e villaggi e boschi e orizzonti in cui, ogni volta, non vedrete l’ora di tornare.

Pierangelo Consoli

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Il cielo è nero la terra è blu, Rossella Sorbara, Neo edizioni 2026, Pp171 Euro 17

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