L’altro giorno ero fuori scuola. Mio figlio di cinque anni faceva la recita di fine asilo. Mentre aspetto, sento uno dei papà in attesa che esprime il desiderio di lasciare tutto e andare a Cuba. Nella sua fantasia scorgo l’auspicio di una vita povera ma felice, senza grandi pensieri, una vita che si guadagna con poco, che inizia al mattino e finisce la sera, con tanta salsa e ragazze mulatte, con le gambe lunghe e gli occhi neri, da conquistare facilmente e poi penso: t’immagini se davvero ci va? Che vende tutto, compra un biglietto e scende all’Avana? Con il casino che ci sta adesso? Manco la luce ci trova, mi dico. E allora penso ai libri che ho letto di recente, alla storia di Jorge Enrique Lage che ha raccontato come sia riuscito a lasciare il paese appena in tempo, di come ormai non ci siano più né luce né benzina, di come la polizia sia diventata più violenta e paranoica. Ormai la Cuba di Arrufat, quella di Pedro Juan Gutierrez, esiste solo nelle fantasie fumose e strozzate dei vecchi occidentali che non leggono i giornali e non leggono i libri.
È molto triste, perché ci sono ancora persone che pensano che a Cuba ci si diverta un sacco e invece si muore nella più totale indigenza.
Non c’è rimasto più niente, Pier. Mi ha scritto Laura Putti che ha il corpo a Parigi e l’anima all’Avana. Ha amici, laggiù, e sogna di tradurre ancora altri libri, di far conoscere le opere e migliorare, come può, la vita di chi non può prendere il largo, per ostinazione, per politica o per amore.
Giornalista, inviata, oggi editrice, Laura mi dice che pensa a Cuba con un dolore costante. Perché è il suo secondo paese. Nei pochi messaggi che ci scambiamo mi scrive che tutti i suoi libri “Cubani”, quelli che lei ha tradotto per le edizioni Ventanas, grondano lacrime e poi le sfugge che il più triste è quello di Rubén Gallo, il più triste e il più luminoso perché parla di prostituzione maschile e, per questo, è pieno di energia sensuale, di luce ormai soffocata ma che, negli anni 10 del duemila, ancora riscaldava. La Cuba di Raul Castro, anche se per poco, sembrava un posto in cui era possibile vivere avventure piene di sogni, di desideri e di randagia malinconia.
Il libro si chiama Morte all’Avana.
L’ho letto perché poche cose sono seducenti, per me, come la tristezza e le storie di vita e la morte in letteratura.
Attraverso il racconto di un’indagine, Rubén Gallo racconta l’Isola.
C’è un corpo, mezzo carbonizzato. Si tratta di Manuel Tomás Ricana.
Ma chi è? E perché è stato ucciso?
Come avviene ne I detective selvaggi di Roberto Bolaño, Manuel – lì erano Belano e Lima – è una figura assente, già sparita, eppure sempre al centro di ogni discorso.
Questo è l’espediente narrativo che Gallo usa per raccontare la vita folle dell’Avana, i ragazzi di vita del Malecón. In entrambi i romanzi, i protagonisti sono specchi dentro i quali si riflette un mondo intero, quello della poesia messicana in Bolaño e quello dei giovani gigolò cubani in Gallo.
L’indagine.
La polizia arriva sul Malecón, il lungomare dell’Avana dove si aggirano i giovani in cerca di turisti da avvicinare. Ne fermano a decine e cominciano a interrogarli. Seguendo le loro deposizioni, scopriamo che Manuel è spagnolo. È molto ricco e ha un appetito sessuale insaziabile. È sempre alla ricerca di ragazzi, meglio se eterosessuali, ancora meglio se sono militari, poliziotti o soldati. Perché sia morto non lo sappiamo, così come non sappiamo chi lo ha ucciso, ma arriva presto il momento in cui il lettore capisce che non è importante.
Così come in Bolaño la ricerca di Cesárea Tinajero, la grande poeta madre di tutta la poesia latinoamericana, è il motivo per cui tutti i giovani poeti del DF si muovono, vivono e continuano a viaggiare; in Morte all’Avana è il sesso, le avventure, i soldi, la libertà, a muovere Manuel e tutta la giostra di ragazzi, di uomini, che gli orbitano intorno.
Rubén Gallo scrive un ritratto esemplare della realtà cubana, che nessun saggio saprebbe restituire con maggiore forza.
Dei libri Ventanas che ho letto e ne ho letti molti, questo è, senza dubbio, il Ventanas preferito.
Pierangelo Consoli
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Rubén Gallo, Morte all’Avana, Edizioni Ventanas 2023, Pp.356, Euro 19.