Isolata in isola, mi circondo e trovo conforto nelle parole delle mie scrittrici. Tutte Donne.

Sbarcai quasi due mesi fa in loro compagnia.

Ora che tutti se ne sono andati, io dialogo con loro.

Possible Conversation.

Le mie donne sull’isola sono:

  • Fire From A Journal of Love: The Unexpurgated Diary of Anaïs Nin, 1934-1937 di Anaïs Nin – autrice alla quale dedicai la mia appassionante tesi di laurea
  • The Volcano Lover: A Romance di Susan Sontag – libro che scovai in una leggendaria casa isolana
  • Il Silenzio E’ Cosa Viva e La Domanda della Sete di Chandra Livia Candiani – poetessa milanese
  • Poesie Erotiche di Patrizia Valduga – poetessa milanese

Credo solo nel fuoco. Vita. Fuoco. Essendo infuocata, infuoco gli altri. Mai morte. Fuoco e vita. Le jeux.

So di attraversare la vita come un’ubriaca. Sono ebbra d’illusione. Ma non importa quanto sia avvinazzata, ci sono cose che non posso non vedere, cose ferocemente vere. Chiudo gli occhi e barcollo, barcollo. Barcollo, credo, vivo in preda alla febbre e al tumulto, mi elevo nell’estasi, ma c’è sempre il volto della realtà a fissarmi con occhi brutti. So che se apro gli occhi, sarò ferita intollerabilmente dalla bruttezza.

Fuoco (Anaïs Nin)

 

Come una parassita letteraria, mangio all’imbandita tavola mescolando le loro pietanze alle mie per narrare lo straordinario parossisma d’amore vissuto, eruttato senza preavviso ed esauritosi in pusillanimità.

Il mio amante fece ritorno in isola e in utero.

In dono mi portò un libro di poesie erotiche e un rossetto rouge.

 

Trenta giorni lo attesi.

Trenta giorni di parole, musica, sentimenti.

Così gli scrivevo:

Abbiamo condiviso parossismi d’amorosa fatalità immersi, viziati e viziosi, nell’infiammante e infiammata malia di questo portentoso paradiso terrestre. Insostenibile bellezza. Dobbiamo, dovremmo, dovremo imparare a spiluccarla. Per non rischiare un’indigestione di sublime. Vorrei meditare. Il libro, l’articolo, la rubrica mi stanno creativamente sgorgando fuori ma con eccessiva foga. Non li trattengo. Non riesco a ordinarli perché fuori dall’ordinario e dall’ordinato. Fintanto dal seminato. Tutti i semi, tutto il seme, coltivato da sempre stanno sbocciando in ubertosi frutti. Piccanti. Non proibiti. Io mi sposso, non sposo, da sola … e tremo/fremo sentendoti dentro di me. Nel mio ventre. Nel mio antro. In me.

La figa convulsa stilla rugiada.

Il cuore gioioso pompa conforto.

L’anima dervisciante danza.

Il corpo nude ribolle.

Amo il termine amante per chiamare le fugaci appassionate emersioni/immersioni amorose che ricerco e trovo.

Sotto le pendici del quiescente Vesuvio m’imbattei in un ricercatore, anche lui amante dei vulcani.

Io li venero.

Lui li studia.

Era in coda alle mie spalle all’imbarco sulla nave che ci riportava sull’isola di fuoco, la mia tana in questo Mad World.

Distanziato.

Dopo la notturna traversata, mi sarebbe stato davanti, dietro, sopra, sotto, dentro me.

Avvicinato.

Sembrava non avermi notato. La sua irritante distrazione, fece pensare, a me la vanitosa narcisa: “Guarda che stronzo.”

I grandi amori si annunciano in maniera precisa: la prima volta che la vedi dici: Chi è questa stronza? (Ennio Flaiano)

Grandi o piccoli che siano, i miei sono amori. Sinuosi, infuocati, estremi.

Perché io bramo solo l’Eros, epico, eroico, erotico, eretico.

Sono una dissoluta dionisiaca, fedele solo all’ebbrezza e all’esaltazione entusiastica del sesso. Una pagana politeistica.

Da domare, mai dominare.

Gli dei dell’isola che c’è ci fecero incrociare – fatalità di fuoco – nudi sulla spiaggia nera, affamati in un ristorantino sulla spiaggia, deambulanti sulla mulattiera del vulcano…

Abbiamo vissuto e goduto in e di questo paradiso terrestre, abbracciati stretti, anelanti fiamme, viziati da incandescente sogno.

Ci siamo amati nudi e puri in cima al vulcano, nelle calette nere, sulle bianche terrazze, negli oscuri antri dei nostri sensi, tutti.

Osceno e sacro l’amore delibera

stessa sede per sé e per gli escrementi

Se non mi leghi io non sarò mai libera,

né casta mai se tu non mi violenti.

Poesie Erotiche

Con i suoi neri occhi dalle folte sopracciglia che mi scrutavano il volto mentre la bocca affondava dentro il mio taglio e la lingua m’innalzava a sublimi vette di piacere.

Così mi scriveva:

La cosa che mi fa impazzire del fare l’amore con te è che ci guardiamo negli occhi dall’inizio alla fine. Parlando poco e solo con gli occhi. Il solo pensiero ora mi fa eccitare. Roberta, tu sei davvero la persona più libera e intrigante che conosca. Sei stupefacente.

Io Sono Ero(t)ina

Come sei bello quando sei eccitato!

Come hai gli occhi più neri … così neri:

due nere notti che stanno in agguato

sopra i miei sensi, sopra i miei pensieri.

Poesie Erotiche

All’alba sgattaiolava nel mio studiolo in montagna, in fuga dai doveri, in pausa dalla realtà, per rannicchiarsi accanto a me strizzandomi le tette e il culo, titillandomi il ventre, lisciandomi la pelle con la pulsante lingua. Abbiamo fatto l’amore a tutte le ore. Ovunque. Infliggendoci acuto piacere, anche quando la nostra intesa s’incagliava. Ma le schermaglie sessuali producevano sempre scintille pronte a riattizzarci gli umori. Sfociando in una compulsione di dissoluta perversione.

Violentami, costringimi a godere,

fendendomi con tutta la tua forza,

e fa’ di me secondo il tuo volere,

sii il mio flagello, dammi fuoco e forza.

Fa’ presto, immobilizzami le braccia,

crocefiggimi, inchiodami al tuo letto;

consolami, accarezzami la faccia;

scopami quando meno me l’aspetto.

Poesie Erotiche

 

Volersi, bramarsi, amarsi d’incandescente furia lussuriosa.

Per annichilire la mente.

Per farla riposare, sentendo e ascoltando solo istinto.

Per ascendere al Nirvana sensoriale.

Tu mandali a dormire i tuoi pensieri,

devi ascoltare i sensi solamente;

sarà un combattimento di guerrieri:

combatterà il tuo corpo e non la mente.

Poesie Erotiche

Sono un’immensa e fantasiosa romantica. Amo vivere la vita come un mio personale intimo-metraggio. E il più delle volte, riesco nell’audace impresa di godere ogni scampolo di effimera passione fino all’ultimo respiro.

Stolto colui che si priva dell’illusione dell’amore.

Immorale rinunciare a Eros.

Rifuggo l’ordinario.

Sopporto solo lo straordinario.

Se m’illanguidisci, non puoi reprimermi.

Quando un mese fa lasciò l’isola, lo lasciai andare con struggente atto di sottomissione orale, genuflettendomi sulla sua asta in un pagano rito di distacco, risucchiandolo fino all’ultima goccia. Facendomi poi cavalcare, con le sue possenti mani a strizzarmi le natiche e la bocca a succhiarmi gli ubertosi seni. Gemendo e urlando di parossistico piacere uterino.

Così ebbe inizio il tempo dell’attesa.

Sai aspettare?”

So bruciare.”

Fino alle braci?”

Fino alle braci.”

È perfetto.”

L’Attesa Ardente (Chandra Livia Candiani)

Più intimo darti un libro – sublime – come questo o tanto intimo, come concedermi la fragilità”. Gli dedicai sul magnifico libro Non Stiamo Tutti Al Mondo Nello Stesso Modo di Jean Paul Dubois, vincitore Premio Goncourt 2019, che gli concessi di portare con sé per riportarlo a me.

Nel rapimento del momento, inserii nel libro dediche, parole, preservativi, foto, sabbia, incensi. Perché lui mi leggesse, sentisse, toccasse, annusasse, da remoto.

Non fece nulla di tutto questo. Anzi, riportò il libro, come da mio comando letterario, senza ahilui trattenere i doni.

Quel fou …

Conosco gli eccessi perché io sono eccesso. Mai avrei pensato che l’uso del termine “fragilità” potesse provocare timore in un uomo che fu definito “bulimico esistenziale”. L’atto più erotico che gli vidi fare fu stanarlo a colazione mentre pendeva dalle mie parole, sommerso nel mio blog. Quell’immagine seguita a eccitarmi e perseguitarmi. Mi aveva letto. Doveva sapere chi fossi. Io mi denudo nello scritto. 

Non voglio imparare a non aver paura, voglio imparare a tremare. Non voglio imparare a tacere, voglio assaporare il silenzio da cui ogni parola vera nasce. Non voglio imparare a non arrabbiarmi, voglio sentire il fuoco, circondarlo di trasparenza che illumini quello che gli altri mi stanno facendo e quello che posso fare io. Non voglio accettare, voglio accogliere e rispondere. Non voglio essere buona, voglio essere sveglia. Non voglio fare male, voglio dire: mi stai facendo male, smettila. Non voglio diventare migliore, voglio sorridere al mio peggio. Non voglio essere un’altra, voglio adottarmi tutta intera. Non voglio pacificare tutto, voglio esplorare la realtà anche quando fa male, voglio la verità di me. Non voglio insegnare, voglio accompagnare. Non è che voglio così, è che non posso fare altro.

Imparare A Tremare (Da Il Silenzio È Cosa Viva di Chandra Livia Candiani)

Il suo rientro in isola ha sancito la fine del sogno, scontratosi con una realtà, per entrambi, incompatibile.

Un’uscita di scena, scema. La nostra. Una major eruption di rabbia.

Io, ravvivante.

Lui, avvilente.

Due energie, comprensibilmente e considerevolmente, diverse.

Io rimasta immersa nella bolla isolana.

Lui risucchiato dalla trappola della terraferma.

Impossible Conversation.

Rivendico e rispetto la mia natura ribelle riottosa e ridanciana.

Priva di compromessi.

Spietata.

Veritiera.

I Am Deviltry.

Eruttai il mio disgusto emotivo.

Lo affossai sul vivo.

Gli incenerii la t-shirt nella stufa.

La quiete dopo la tempesta portò consiglio e conforto, immersa nella natura e nei miei passi fumantini.

Dei miei soliti e insoliti scombussolamenti amorosi, ne faccio gioioso e prezioso tesoro.

Ne sorrido, viscerale e umorale.

Ne scrivo, sommersa e invasata.

Perché quando l’estasi deflagra, devi solo arrenderti e lasciarti travolgere.

Senza cercare riparo.

Perché proteggersi da una sventagliata amorosa?

Ogni tanto ci si arena sulla riva.

Ringraziando gli dei di essere sopravvissuti.

D’incontrare, ancora, persone straordinarie.

Di stupirmi di lussuria.

Di non accettare l’ordinario.

Di scrivere dell’amore fatto per custodirlo nella memoria del cuore.

La sento la mia vita, me la imparo,

fino al fegato adesso, fino al fiele;

oh nera un tempo enorme senza chiaro,

fedele nella notte più infedele.

E gli dicevo: Sì, sentire è tutto.

E tutto in me che sente, sente te.

Ti sento in me, ti sento fin nel flutto

del tempo-sangue freddo in tutta me.

Poesie Erotiche

 

Il ruolo che mi ero immaginata, a gran torto, di poter interpretare nel mio personale intimo-metraggio era quello di Penelope in attesa del rientro di Odisseo, coraggiosa e pudica nel tenere a bada i furori dei Proci. Io a bada non tengo nemmeno me stessa.

Figuriamoci i giovani “proci” locali e sollazzarmi le viscere nell’attesa.

In realtà, io sono una ninfa, una ninfa-maniaca, una novella Calypso che accoglie e ristora i naviganti.

Lasciandoli liberi di andarsene.

Siamo stati più vicini da lontano. Che peccato.”

Le mie ultime, vere, parole a chi ha represso la sua natura.

Ferendo la mia.

Non sono nata per compiacere.
Sono nata per essere compiaciuta.

Iniziò a fidarsi di lei. Terribile pensare a tutto ciò che lei aveva sofferto. Un oggetto non è insudiciato perché è stato posseduto da proprietari meno meritevoli. Quello che conta è che abbia raggiunto la sua destinazione, che sia conservato da chi più merita di possederlo.

The Volcano Lover (Susan Sontag)

 

THE END

Regia e sceneggiatura: Roberta Denti

Location: Stromboli, Isole Eolie

Colonna Sonora: Nightbook di Ludovico Einaudi

Fotografia: Maki Galimberti

Fotografia di copertina: Maki Galimberti