Servibili resti

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Ti senti col radiatore a pezzi, col pieno di forse in gola e con quell’ormai non c’è più tempo per aver giocato di rimessa con le regole del quando. Non ce la fai a guardarti dentro perché la tua prigione non ha occhi e abbastanza ali da concederti un sufficiente fuori. Senti che non c’è posto al mondo, che non sei tu quel posto e sei mille volte lontano dalla benzina di quel sogno. Senti d’avere bucato dieci, cento volte la stessa parte del battistrada e che la chiave dei “ce la farò, vedrai” si è spezzata tra i denti dell’ennesima cazzata. E capisci di essere quel fuorionda escluso  dal calendario delle parti e che il futuro alla lavagna già provvede alla rivincita per la tua vita da gessetto bianco.