Roberta Denti

La mia passione per l’erotismo, la cultura e i viaggi mi porta sempre a scovare intriganti mostre e insoliti musei in giro per il mondo. Nel mio disinibito peregrinare, ho visitato più volte l’esilarante e interessante MoSex, il Museo del Sesso di New York, al quale ho dedicato alcuni articoli per le edizioni italiane di Playboy, Rolling Stone e Maxim.

Al MoSex – definito dal New York Times “un misto di oscenità, allegria, creatività, volgarità e stimoli maliziosi” – ho visitato mostre permanenti e pop-up dedicate ai temi della sessualità e dell’erotismo, tra cui ricordo l’inebriante raccolta fotografica Night Fever: New York Disco 1977–1979, The Bill Bernstein Photographs, una serie d’immagini dedicate ai discinti anni Settanta che indagava il multiculturalismo sessuale e sociale della scena notturna newyorchese di quel decennio.

Ho ammirato Punk Lust: Raw Provocation 1971-1985un’indagine su come la cultura punk abbia usato il linguaggio della sessualità – sia in termini d’immagini che di testi delle canzoni – per trasgredire e sfidare la società, come provocazione politica e puro desiderio. 

Ho visto le opere erotico-fetish del fotografo giapponese Noboyoshi Araki, grande estimatore dello shibari, l’arte giapponese del bondage erotico. Il MoSex, inoltre, è uno dei pochi musei al mondo vietato ai minori, pertanto non si rischia d’imbattersi in una folta schiera di bimbetti in età scolare che scorrazzano tra vibratori antichi e immagini XXX tratte dai primi film porno amatoriali. Vi raccomando il gift-shop!

Sempre a New York ho avuto modo, e gusto, di visitare gallerie d’arte a Chelsea con opere dedicate alla comunità LGBT, all’underground fetish e al mondo dei sex-worker. L’anno scorso, inoltre, per celebrare il cinquantesimo anniversario dei moti di Stonewall – avvenuti il 28 giugno 1969 nel leggendario locale del Greenwich Village, data che segna l’inizio della rivoluzione LGBT – numerosi musei della città hanno dedicato ampio spazio alla storia del movimento in difesa dei diritti degli omosessuali.

A Londra di recente è stato inaugurato il Vagina Museum primo museo al mondo incentrato sull’anatomia femminile mentre Reykjavik vanta dal 1997 il Museo Fallologico Islandese dedicato all’anatomia maschile.

E in Italia? A Milano il panorama culturale dedicato all’erotismo è latente se non addirittura inesistente. Negli anni passati ho visitato alla Triennale una mostra di fotografie erotiche del tardo Ottocento e primi del Novecento intitolata L’Origine del Mondo: Erotismo e Seduzione nella Photo Trouvèe. Sempre in Triennale è stata esposta la conturbante opera The Ballad of Sexual Dependency dell’artista americana contemporanea Nan Goldin. L’opera è uno slideshow di circa 700 foto che la fotografa ha raccolto dagli anni Ottanta in poi e che ritraggono lei e i suoi amici, in gran parte tossicodipendenti, in azioni quotidiane e intime: mentre fanno sesso, mangiano, si drogano, escono insieme o soffrono per l’AIDS. La prima volta che la Ballad è stata in Italia risale al 1986, quando fu proiettata nella storica discoteca Plastic di Milano.

Quest’anno con notevole ritardo ma altresì con rigenerante coraggio, Milano ospita una mostra rivoluzionaria nel suo genere: SEXXX & POP – L’immaginario erotico in Italia dalla rivoluzione sessuale al porno digitale – organizzata da Pier Giorgio Carizzoni, presidente dell’Associazione Culturale Dioniso, che vanta venti anni di expertise nel campo delle mostre artistiche. La mostra, in co-produzione con il Comune di Milano, sarà in esposizione dal 14 febbraio al 25 maggio 2020 presso lo Spazio Messina alla Fabbrica del Vapore in Via Procaccini 4.

L’ingresso è vietato ai minori di 16 anni, così non si corre il rischio di “corrompere” le menti. Al contrario, il nobile intento del curatore è informare e insegnare come l’immaginario erotico si sia evoluto nel corso di cinquant’anni di storia in Italia. Perché la sessualità così pervasiva e addirittura invasiva in quest’epoca di porno digitale merita di essere studiata e conosciuta scoprendone origini ed evoluzioni, senza falsi pudori e retaggi da bigotti cattofondamentalisti. La sfera della sessualità, pressoché privata da elementi trasgressivi o “proibiti”, è ormai divenuta erotizzazione del quotidiano e consumo di massa; da anni in rete le parole sex e porn sono tra le chiavi di ricerca più utilizzate, e le statistiche parlano di svariati miliardi di dollari/euro di fatturato annuo con milioni di utenti giornalieri in tutto il mondo.

Sexxx & Pop – mostra da vedere e da godere – propone quasi 200 exhibit tra fumetti, illustrazioni grafiche, riviste, fotografie, video, poster, installazioni, creazioni artistiche, che descrivono con un diffuso tocco d’ironia una vibrante storia per immagini, fatta d’incroci e contaminazioni tra le arti: dalla ricca produzione cartacea degli anni ’70 e ’80 sino all’avvento della rete e dell’odierna era digitale. Volti, ritratti, disegni, profili di corpi sensuali, espliciti o allusivi, nella disarmante trasparenza del corpo nudo o ammiccanti, colti nel loro ingenuo disincanto oppure fieri di una forte carica seduttiva, accanto a poesie, testi letterari, citazioni folgoranti compongono un mosaico eterogeneo di preziosi frammenti, a testimonianza dei mutamenti radicali che hanno sconvolto il “comune senso del pudore” e modificato gli stili di vita in larghi strati della popolazione alla luce del crescente consumo, produzione e diffusione di immagini soft e hard. Il presupposto della presente ricerca, o meglio la sua pietra miliare, è che la nudità e le svariate predilezioni nelle pratiche erotiche non contengono alcun elemento di vergogna, peccato o colpa: “Far bene l’amore fa bene all’amore”, come recitava uno slogan pubblicitario nell’Italia degli anni Settanta – assioma efficace che indicava la chiara finalità di una sessualità gaia e salvifica, senza discriminazioni di sorta.

Le edicole-box del percorso espositivo di Sexxx & Pop sono strettamente correlate all’insieme dei fenomeni, dei protagonisti e delle testimonianze che hanno in varia misura incarnato un grande processo di trasformazioni degli ultimi decenni, influenzando opinioni e pratiche di milioni d’italiani.


I titoli delle edicole-box sono: “Porno di carta” – “Identità sessuale, identità di genere” – “Tremate tremate le streghe son tornate” – “Eros al maschile: cinema d’autore e commedia sexy all’italiana” – “Orgasmo songs” – “Porci con le ali”- “Luci rosse” – “Graphic hard” – “Pop porno”.

Sono eccitata di essere stata coinvolta in questo progetto, grazie al mio blog www.fallifelici.com, e nel corso della mostra delizierò e provocherò il pubblico con una serie d’interventi introducendo autori e proponendo talk sull’erotismo insieme ad altre sex-blogger.

DA SAN VALENTINO “VENITE” NUMEROSI, CURIOSI E VOGLIOSI!