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Shakespeare in Hollywood

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È il 21 marzo 1999: al Dorothy Chandler Pavilion di Los Angeles, avviene l’ultima notte degli Oscar del Novecento, il secolo del cinema. La sala è un alveare che brucia, nell’oscurità, di luce elettrica. Shakespeare in Love trionfa con sette statuette, tra lo stupore e l’emozione della platea: non è solo la premiazione di un film, ma il compimento di una lunga storia d’amore tra Hollywood e il Bardo. È da questa immagine che prende avvio il libro Shakespeare in Hollywood (Einaudi, 2024) di Arturo Cattaneo – professore ordinario di Letteratura Inglese, traduttore, saggista e romanziere – e il regista Gianluca Fumagalli : è un viaggio che intreccia il desiderio di conoscere a quello di perdersi, lasciandosi assorbire dalla magia del cinema e dalla poesia di Shakespeare.

Il progetto del libro nasce quasi per caso, nelle aule dell’Università Cattolica di Milano, insegnando insieme il teatro di Shakespeare rivisitato dal cinema, Cattaneo e Fumagalli hanno riconosciuto, anno dopo anno, un filo sotterraneo che unisce testi e pellicole: una vera e propria storia di appropriazione culturale, in cui Shakespeare diventava il cuore pulsante del cinema americano. Da qui l’idea di trasformare quelle lezioni in un racconto a quattro mani che potesse raggiungere un pubblico più ampio.

Insieme tracciano un affresco che è un viaggio per scoprire Shakespeare come mitico fondatore dell’immaginario americano, come Enea lo fu per Roma: perché come Will fu padre della lingua, lo fu anche dello spettacolo. Dal paradosso dei film muti – in cui il re della parola è privato di essa – fino alle reinvenzioni postmoderne, dai kolossal hollywoodiani al musical di Broadway e alle atmosfere di Romeo + Juliet di Baz Luhrmann: davanti ai nostri occhi viene mostrato un secolo di cinema che non ha mai smesso di guardarsi allo specchio in Shakespeare.

E che voce ha questo viaggio che lo racconta e lo ricrea per il lettore-spettatore! Una voce innamorata del cinema, capace di coglierne l’anima, la sua emotività profonda. Il libro è la scoperta che Hollywood e Shakespeare hanno condiviso una stessa urgenza, quella di dare forma universale alle passioni umane. Così, ogni pellicola, ogni riscrittura diventa il tassello di un mosaico in cui la modernità si riconosce figlia dell’immenso drammaturgo inglese.

Cattaneo e Fumagalli guidano il lettore come professori innamorati di ciò che spiegano. Non c’è tono accademico: la loro scrittura accompagna, invita, trascina dentro un viaggio che è insieme colto e umano, fatto di stupore e meraviglia. E allora si comprende che la poesia di Shakespeare, rivisitata dal cinema, non è un semplice corpo da adattare, ma un respiro che continua a vibrare nell’anima. Un respiro che oggi, come allora, ci prende per mano e ci mostra la nostra fragilità e la nostra grandezza.

È così che, sfogliando le pagine di questo libro, si ha la sensazione che il cinema e la poesia parlino una stessa lingua: quella dell’amore, della caduta, della speranza, del buio e della luce. Shakespeare, accolto e reinventato da Hollywood, non smette di guardarci negli occhi. E ci ricorda che, al di là di ogni trasposizione, la sua voce resta sempre viva perché “fatta della stessa materia dei sogni”. È il sogno che continua a scorrere dentro le immagini, e che ancora oggi ci trattiene nella sala buia, sospesi nell’illusione che ricerca in ultimo la verità.

 

Arianna Galli 

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