SONO SOLO BAGATELLE

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Secondo la volontà di Lucette Almanzor in Destouches, esercitata in quanto vedova di Louis-Ferdinand Céline e detentrice dei suoi diritti editoriali,  fino a quando resterà in vita e potrà esprimerla, ci è impedito di leggere Bagatelles pour un massacre. Ciò non significa che non dovremmo leggere questo immenso e virulento poema dell’odio nel quale si esprime l’intero alfabeto della rabbia e nel quale l’odio stesso ne esce alfabetizzato e, proprio per questo, potenziato e rilanciato da uno stile volgarmente suntuoso e inarrivabile. Anche perché, se non ci è disponibile il libro, abbiamo, paradosso, un’enorme raccolta di commenti, recensioni, anatemi, sputi, assolutamente giustificati, beninteso, ma sempre su un certo “sentito dire”, sul passa parola dell’indignazione, lemma supremo dell’impotenza e della superfetazione dell’idiota… di cosa ti indigni se non puoi nemmeno leggere il libro che ti ripugna? Disponiamo di un commento senza avere il testo. Per esempio, possiamo consultare pressoché tutta la preziosa e minuta pubblicistica che la sua uscita provocò nella stampa francese del tempo, ma non il libro stesso. Fin che si tratta di Lucette, la vedova di Céline, il divieto si spiega con la volontà di preservare la memoria del marito dal carico di sofferenze procurato al tempo della sua pubblicazione e negli anni immediatamente successivi. Una sofferenza che sarebbe blasfemo solo accostare a quella del vero massacro che coinvolse milioni di ebrei, ma intenzione di per sé degna di rispetto, soprattutto se accompagnata, secondo le parole della stessa Lucette, dalla preoccupazione di impedire il riattualizzarsi degli spiriti malefici presenti nelle pagine di quei pamphlet… concesso che le pagine dei libri possiedano davvero il potere diretto e lineare di produrre conseguenze di questo genere.
Come ha scritto Henri Godard, non c’è alcun modo di prendere alla leggera le dichiarazioni antisemite di Céline: «Nessuna considerazione personale o di circostanza può relativizzare la natura e la gravità di ciò che dicono. Alcuni che possono considerarsi personalmente immunizzati da ogni contagio di questo genere, sono a volte tentati di minimizzare la loro portata. Ma l’espressione del razzismo produce, in se stessa, danno a un valore che la storia ha collocato al cuore della nostra civiltà occidentale dalla metà del XX secolo». Dove importa sottolineare come il “valore” collocato al cuore della nostra cultura non ammetta relativizzazioni di sorta, sorgendo, ancor prima di ogni teoria o formazione ideologica, dalla Storia e dal suo svolgersi. Se questo è vero oggi (ma non per tutti, credo che il postmoderno non accetti affermazioni di questo tipo e quindi si troverebbe a escludere Céline per motivi diversi… opportunità?), molto meno evidente lo era nel 1937, anno nel quale comparve nelle librerie francesi il libro di Céline, anzi di Louis Ferdinand Destouches, il suo vero nome ripristinato per l’occasione a fornire identità autorale ai pamphlet. E varrebbe, allora, la pena chiedersi quale altro valore si era collocato al cuore della cultura occidentale se ancora non lo era quello della insostenibilità morale del discorso razzista. In ogni caso, ha senso per noi il rinnovarsi della domanda: perché non è possibile leggere le Bagatelles? Oggi. Di che natura è questa impossibilità? È davvero solo una faccenda giuridica? È forse morale? O solo letteraria? Di che natura è l’embargo che graverebbe su scritture come quella di Céline, che ci impediscono la rassicurante coincidenza tra verità del discorso morale e verità della storia così come essa si è imposta all’esperienza e alla valutazione dei contemporanei? La nostra Storia, la nostra contemporaneità.
Riccardo De Benedetti
Riccardo De Benedetti ha appena pubblicato Céline il caso delle Bagatelle, per i tipi di Medusa editore (pp. 164). De Benedetti è stato redattore della rivista di filosofia “aut aut”  dal 1978 al 2000. Ha pubblicato La fenice di Marx (2003), La politica invisibile di Maurice Blanchot (2004), La Chiesa di Sade (2004) e ha curato volumi di Roger Callois, Giovanni Pozzi ed Eric Voegelin.
 
 
ESTRATTI DA BAGATELLE PER UN MASSACRO
LA NASCITA DI UNA FATA: Balletto in diversi atti
EPOCA: Luigi XV.
LUOGO: Dove si vuole.
SCENA: Una radura in un bosco, rocce, un fiume in fondo.
AZIONE: Al levarsi del sipario, gli spiritelli della foresta danzano, saltano, piroettano… È la ronde dei folletti, dei genietti, degli elfì… Il loro capo è un folletto incoronato, il Re dei Folletti, agile, svelto, sempre in guardia… Giocano alla cavallina… Insieme ad essi, nell’allegro girotondo… una timida e fragile cerbiatta… la loro piccola compagna… E poi un enorme compagno, l’enorme gufo… Danza anche lui di qua, di là… ma tranquillamente, sempre un po’ in disparte… È il consigliere, il saggio della piccola banda sempre un po’ corrucciato… C’è anche il coniglietto con il suo tamburo… Si sentono le grida di un’altra allegra banda… Ragazzi e ragazze che si avvicinano alla radura… la prima delle ragazze appare tra i cespugli: Evelyne… Una ragazza bellissima, tutta allegrezza, giocosità, scintillii. Scorge proprio in quel momento l’ultimo dei piccoli folletti… che scappano all’avvicinarsi… spaventati dagli umani…
I folletti scompaiono nel bosco… Evelyne fa segno agli amici di raggiungerla in fretta, nella radura… Svelti! Svelti! … Fa segno di aver visto i folletti danzare nella radura… Gli altri ridono… increduli… Sono parecchi, giovani e belli… ragazzi e ragazze… Danzano a loro volta nella radura… Giochi… Moscacieca… Bronci… Dispettucci… Uno dei ragazzi è particolarmente insistente… Fa una corte ardente a Evelyne… È il Poeta… È vestito da « poeta »… Abito reseda, calzamaglia… Capelli biondi e ricciuti … Fasci di poesie sotto il braccio… È il fidanzato di Evelyne… Di nuovo danze… Sempre allegre danze!…
2° QUADRO
Davanti alla locanda del villaggio… Il giorno della Fiera… Gruppi mossi, affaccendati… variopinti… Saltimbanchi, contadini, animali, ecc… Sotto il grande androne della locanda, la vecchia Karalik accovacciata, dice la buona ventura ai contadini, ai mercanti ecc… Mamma Karalik è una vecchia zingara cattiva… invidiosa strega… Sa leggere l’avvenire nelle linee della mano… I villici si accostano. A destra a sinistra i saltimbanchi eseguono dei numeri… Organetti musici… ammaestratori di animali, ecc…
Evelyne e il poeta seguiti da tutta la banda dell’allegra gioventù sbucano in quel momento sul piazzale del mercato… Le loro risa e i loro salti fanno fuggire i clienti della vecchia Karalik… Il suo banco è rovesciato… La vecchia Karalik maledice la loro farandola. Impreca… bestemmia… minaccia… I giovani rispondono a tono e la pigliano in giro… Poi ci si riconcilia un po’… Le ragazze si avvicinano… Anche il Poeta… La vecchia non vuol più leggere loro la mano… È offesa… irritata… Di nuovo alterchi… La vecchia prende allora la mano di Evelyne… Tutti gli altri prendono in giro la vecchia… le fanno delle smorfie… La vecchia getta una malia su Evelyne… sul Poeta… A questo punto scoppia il temporale… cade la pioggia… La folla si disperde… La ronde si scompagina… Ragazzi e villici fuggono… rientrano in casa… solo la vecchia resta sulla piazza del mercato… È sola sotto il temporale… sghignazza… danza i « malefizi »… si fa beffe dei ragazzi mima le loro affettazioni le loro civetterie… I loro intrighi amorosi… Balla zoppicando il ballo delle « streghe»… La cattiva vecchia tutt’attorno alla scena traversata da lampi e dal fragore della folgore…
3° QUADRO
Lo stesso luogo, ancora davanti alla locanda… Un altro giorno di fiera… Folla … Saltimbanchi, ecc… Grandi pannelli decorativi sono disposti sui muri della locanda… Altri indovini contano storie ai contadini vantano e vendono loro medicamenti… imbonimenti.
Nell’agitarsi di questa folla… Una grossa berlina (8 cavalli) cerca di aprirsi un varco… pesantemente carica… La folla vuole impedire alla berlina di passare di avanzare… Grappoli di monelli si appendono alle portiere dietro ai bagagli… La grande berlina si piega allora e sprofonda su un fianco… Un asse si è spezzato… La folla tutta contenta si diverte all’incidente… (L’incidente avviene proprio davanti alla locanda). Il cocchiere della berlina scende precipitosamente dalla cassetta… È un ometto tutto nero, petulante, faccia bistrata sotto il gran tricorno, sopracciglia, baffi alla Mefistofele… (Attenzione! in realtà è proprio il Diavolo, travestito!)
Va subito a trovare il grosso locandiere, apparso sulla soglia della porta, attirato dal gran rumore… Calorosissimi saluti reciproci… Alle portiere della berlina spuntano venti deliziose teste, vispi ridenti musetti… ricciuti … venti fanciulle in viaggio… Volti animati… scintillanti, maliziosi… Vogliono scendere ad ogni costo… Il piccolo cocchiere non vuole… Proibisce loro recisamente… Quiproquo… La folla si schiera dalla loro parte… « Scendete!… Scendete!… ». La folla si accalca intorno si agita… La berlina viene aperta… « Scendete! »… Saltano graziosamente al suolo le venti damigelle (cappellini da viaggio, ciascuna un minuscolo bagaglio, un ombrellino… ecc… ). Appena a terra, cicalecciano… dileguano furtive … sbarazzine… Il piccolo cocchiere Mefistofele è sopraffatto… Impreca… Si agita… Le riacciuffa nella folla… Finalmente, può riunire la sua compagnia… ma la pesante berlina non può più muoversi… Rotta!…
« In fretta, damigelle! … in fretta! »… Avendo finalmente riunito, radunato con gran fatica la capricciosa brigata, rimprovera le damigelle!… Spiega anche al grosso locandiere che è lui, il responsabile!… Lui il maestro! Che gli si deve obbedire!… Il « Maestro dei Balletti del Re! ». Deve condurre l’indocile compagnia al vicino castello, per le feste del matrimonio del Principe!… Il Corpo di Ballo! Le piccole fanno ancora mille marachelle… Tutte contente per l’incidente… Gran subbuglio… un maiale… un vitello attraversano la scena… Il maestro di Ballo « Mefistofele-cocchiere »… raduna alla fine le ballerine, le fa passare tutte insieme sotto l’androne della locanda… con la frusta… Chiude dietro di sé la pesante porta « Basta! Basta! ».
La folla si diverte alla sua collera e al suo comico smarrimento… Ah! E’ furbo comunque! Sa quel che fa, quel briccone!… È astuto!… Finge contrarietà… Chiusa la porta, la folla spiaciuta si disperde… Le spose trascinano via i mariti restii… Evelyne trascina via il poeta… Le ragazze sono costrette a scuotere un po’ i pretendenti… che sospirano ora dopo aver intravisto le ballerine…
D’altronde gli uomini non si allontanano per molto tempo… Appena qualche secondo… Ritornano in scena uno dopo l’altro… (gli uomini soltanto) per cercare di scoprire quel che succede all’interno della locanda… Bussano alla porta… Più nessuna risposta… Cercano di aprire la porta… Incollano l’occhio alle imposte… Sono ritornati tutti… Il poeta, l’illustre magistrato, il notaio, il medico, il professore del collegio, il droghiere, il fabbro, il gendarme, il generale, tutti i notabili, gli operai, perfino il becchino… Si sente una musica da ballo… che viene dall’interno della locanda… Sbirciano attraverso i buchi, quei curiosi… Mimano in cadenza a « piccoli passi » quel che vedono… Le damigelle del Balletto stanno per ripetere una figura nell’interno della Locanda…
4° QUADRO
Dapprima oscurità… mentre i notabili abbandonano la scena… Il muro anteriore della locanda è sollevato perciò adesso si vede il salone della locanda all’interno trasformato per la circostanza in scuola di ballo. Il piccolo maestro di balletto non tollera pigre… Non dà respiro alle allieve. Fa addossare le sedie al muro… i tavoli… Ordina di mettersi tutte in costume da ballo… Si svestono… tutte lentamente… Pronte per la lezione… Estrae il piccolo violino dalla tasca… Sbarra… Posizioni… Scambietti… Figure… Frustino!… Variazioni… Egli fustiga, dirige la danza…
Nel frattempo si vedono, attraverso un angolo smussato sulla destra, i grandi notabili tornati per spiare… dall’esterno… Aguzzano gli sguardi… Si eccitano… Scandalo delle spose che cercano di strapparli dalle imposte… Si dimenano comicamente i notabili, ancheggiano… Si aggrappano alle finestre… Ma uno di essi, l’illustre magistrato, primo fra tutti, socchiude una porta nascosta… Scivola all’interno della locanda… Eccolo nella sala, tutto estasiato!… Incantato!… Le piccole fanno le spaventate… Il diavolo le rassicura… « Entrate!… Entrate dunque » dice invitando il magistrato… Lo sistema su una poltrona vicino al muro, in buona posizione in modo che non perda un particolare della bella lezione… Dalla stessa porta scivola il medico… Stessa accoglienza… Il grosso fabbro… Il maestro di scuola… Il gendarme… Il postino, il notaio, il generale… Presto si infiltrano tutti uno dopo l’altro… Si sistemano sotto l’incantesimo del ballo e delle ballerine… Tutti i « rappresentanti » dei grandi e piccoli mestieri e i notabili ipnotizzati dalla lezione… Mimano i gesti, le posizioni, gli arabeschi… Le variazioni… Il diavolo è in estasi… Per ultimo arriva finalmente il poeta… Ben presto è il più esaltato di tutti! Dimentica la sua Evelyne… Fa un’ardente dichiarazione alla prima ballerina… Non vuol più lasciarla… Le dedica lì per lì una magnifica poesia…
5° QUADRO
Di nuovo davanti alla locanda… La carrozza è ora riparata… Viene condotta davanti alla porta… Tutto è pronto per la partenza… Il grosso locandiere saluta il diavolo-cocchiere-maestro di balletto. Questi precede la sua fresca cicalante compagnia… Vengono portati i bagagli… Si riforma la folla intorno alla pesante berlina… Si viene a vedere la partenza! Le ballerine in carrozza!… Ma i notabili giudice, poeta, medico ecc… non riescono a decidersi a lasciare le ballerine… Sono tutti stregati… né più né meno! Le loro spose intanto fanno un gran putiferio. Gli uomini prendono perfino d’assalto la carrozza… Lo scandalo è al culmine! Non si è mai vista una cosa simile! Tutti i mariti, d’un colpo! Dimenticare tutti i propri doveri!… Che vergogna!… Le donne cercano di trattenere i propri mariti… Ma invano… Si aggrappano ai bagagli! Alle portiere! Alle briglie! Ovunque! Gli sposi salgono sul tetto della berlina… Si arrampicano… Sulla pesante vettura… Si parte… Il poeta si svincola dalle braccia di Evelyne… Corre dietro alla carrozza… Dietro alla « Stella »…
La carrozza già lontana… Grande collera, gran dispetto delle spose… Odi!… Vendette!… Pugni tesi… Anatemi! Karalik, la vecchia strega, dirige, attizza la furia… Poi tutte le spose abbandonano la scena… Solo Evelyne resta in scena nella penombra… Si allontana a sua volta tutta triste… È abbattuta… Addolorata. Non maledice nessuno… Va a suicidarsi… Non ne può più!
6° QUADRO
Nella radura come al primo quadro… Evelyne entra sola, sempre più afflitta e disperata… Attraversa pian piano… in direzione del fiume. Pensa alla Morte… Entrano gli Angeli della Morte in veli neri… Danza della Morte… Gli angeli circon[41] dano… cullano Evelyne… Ella cerca di danzare… Non ce la fa più… Vien meno… Lenti movimenti di rimpianto e di abbandono in riva all’acqua …
Entra anche la Morte… Danza anch’essa…Affascina Evelyne, la costringe a danzare…
A questo punto, un uomo, un cacciatore, attraversa tutta la scena… Cerca… fruga tra i cespugli… Gli Angeli della Morte fuggono al suo avvicinarsi… Evelyne resta sola su una roccia, accasciata… Il cacciatore ripassa ancora parecchi cacciatori… Poi una cerbiatta attraversa impetuosamente… La cerbiatta amica… Compagna degli spiritelli della foresta… È inseguita dai cacciatori… Ripassa… E’ ferita una freccia nel fianco sangue stramazza proprio ai piedi di Evelyne… Evelyne si curva sulla cerbiatta… La trascina via… La nasconde dietro la roccia, su un letto di muschio…
Il cacciatore torna sui propri passi domanda a Evelyne se non ha visto nulla… una cerbiatta ferita… No! Non ha visto nulla… I cacciatori si allontanano… Evelyne immerge il suo velo nell’acqua fresca… Medica la ferita della cerbiatta…
Gli spiritelli della foresta spuntano dal bosco… Festeggiano, abbracciano Evelyne che ha salvato la loro piccola amica, la cerbiatta… Riconoscenza… Ma Evelyne non è proprio nello stato di rallegrarsi… Li mette a parte della sua disperazione… L’abbandono del Poeta… Ella non può più vivere… Funesta risoluzione!… buttarsi nel fiume… Gli spiritelli protestano… gridano… insorgono… Lei? Morire?… Ah no!… Deve restare con i suoi piccoli amici… Perché tanto dolore? Ella spiega che il poeta ha seguito la meravigliosa ballerina… sedotto ormai senza difesa… Evelyne non è stata capace di trattenerlo… Come rivaleggiare? Impossibile!… « Non è niente! Danzare?… Scoppiano a ridere gli spiritelli… Danzare? Ma ti insegneremo noi! Noi!… E tu danzerai meglio di qualunque altra ballerina sulla terra!… To’!… Vuoi che ti facciamo vedere?… Vuoi apprendere i grandi segreti della Danza?… ». Il piccolo re dei folletti chiama, invoca gli spiriti della Danza, comanda… Dapprima la «Foglia al Vento»… Danza della Foglia al Vento… Ogni volta Evelyne danza con lo spirito invocato… Sempre meglio… Il « Turbine delle Foglie »… « L’Autunno »… il « Fuoco fatuo »… « Zefiro » in persona… i « Vapori ondeggianti »… la « Brezza mattutina »… la « Luce dei sottoboschi »… ecc… Evelyne danza sempre meglio!
Alla fine uno degli spiriti fa dono a Evelyne di una « Canna d’Oro » che va a cogliere sulla riva… la canna magica!… Evelyne appunta al corsetto la graziosa canna d’oro… Ora danza divinamente… È vero… Tutti gli spiritelli della foresta accorrono per ammirarla… Ah! Ella può ritornare alla vita!… Non deve più temere rivali… Addii riconoscenti, grande emozione, commoventi effusioni… Evelyne lascia i suoi piccoli amici per raggiungere il volubile fidanzato… Lascia la radura sulle « punte »… I piccoli amici le inviano da lontano mille baci e i migliori auguri di felicità!…
7° QUADRO
Ancora una volta davanti alla locanda…
Evelyne è lo stesso un po’ disorientata con la sua « canna d’oro »… Come ritrovare il fidanzato?… Non conosce la strada… Dove può essere? Interroga… cerca… Nessuno lo sa… Dal momento che si tratta di un affare diabolico, va ad informarsi da Karalik, la vecchia strega, così velenosa, così malvagia… Deve saperlo, lei!… Fiduciosa, Evelyne le spiega quel che le è capitato… Ma che ora balla a meraviglia… « Davvero?… Davvero?… Fammi vedere!… ». Evelyne accenna qualche passo… È vero!… Karalik è stupefatta… Fa subito radunare tutti gli zigani della sua tribù… Anche le donne e i contadini… Essi circondano Evelyne… Che balli! Che si faccia ammirare!… Evelyne balla… Il fascino è infinitamente potente… Irresistibile! Immediato!… Tutti gli uomini sono presto sedotti… Gli zigani soprattutto… Uno di essi si stacca dal gruppo… Va a ballare con Evelyne… La sfiora… È incantato… Nel frattempo, la vecchia Karalik attizza tra la folla la gelosia delle mogli… « Vedi!… Vedi!… Ora possiede il “fascino”… Il grande segreto della danza!… Ti prenderà il tuo uomo!… Difenditi gitana!… ». Caccia un pugnale nella mano di una delle spose, la moglie dello zigano che sta ballando con Evelyne… Evelyne non ci bada. È pugnalata alla schiena… Evelyne stramazza… la folla si disperde… Orribile!… Il corpo di Evelyne resta in scena… Morta! Un fascio di luce sul cadavere… La scena tutta buia… Un breve istante passa così… Con una musica lenta… E poi piano piano… si vedono sbucare dall’ombra… uno… due… tre spiritelli della foresta… Tre… quattro… la cerbiatta…. la gazzella… gli elfi… il fuoco fatuo… il grosso gufo… Conciliabolo allarmato… desolato… patetico degli spiritelli della foresta… Strappano il coltellaccio dalla ferita… Cercano di rianimare la povera Evelyne… Niente da fare!
Il piccolo Re degli elfi è ancora più disperato di tutti gli altri « spiritelli » … Discute con il grosso gufo… con lui, il saggio della tribù… È morta davvero Evelyne… È colpa della « canna d’oro »… Danzava troppo bene per una persona vivente… troppo bene… possedere un tale fascino vi fa troppo odiare dai vivi!… Far nascere troppa gelosia vi fa sicuramente uccidere!… Come fare? Il grosso gufo ha un’idea…
Nella Leggenda è scritto (nella Leggenda della Foresta) che se si spandono tre gocce di Chiaro di Luna sulla fronte di una vergine morta innamorata, questa può risuscitare sotto forma di fata…
Le gocce di Luna sono le gocce di rugiada notturna che si trovano sull’orlo di certe ortiche… e che hanno subìto l’irraggiamento di certe fasi della Luna… Il gufo conosce nella foresta un certo ragno « crociato » che conserva nella sua tela gocce di questo rarissimo succo di Luna…
Parte alla ricerca del ragno… Danza di speranza degli spiritelli della foresta intorno al cadavere… Il gufo ritorna con il ragno che stringe tra le pieghe del ventre una minuscola fiala piena di « Gocce di Luna »… Il ragno versa tre gocce sulla fronte di Evelyne che riprende pian piano conoscenza… Gioia degli spiritelli…
« Dove sono? … Chi sono?… » domanda Evelyne.
« Sei la nostra fatina Evelyne!… ».
« Ma sono viva davvero? ».
« No… non puoi più ritornare fra i vivi… Resterai con noi ormai… Sei diventata Fata ».
« Oh! Come sono leggera!… Leggera come un soffio!… Come danzo ora! Ancora meglio! ».
Danza con gli spiritelli e anche con il Ragno… Ma il dolore soffoca malgrado tutto Evelyne… Non ha dimenticato del tutto il suo poeta… l’infedele…
I suoi piccoli amici sono molto addolorati… vedendola ancora un po’ triste… Lei vorrebbe rivedere il suo poeta… Liberarlo dai rimorsi che devono ora opprimerlo… Salvarlo dall’influsso di quei demoni e del Diavolo… dargli infine quest’ultima prova d’affetto… « Va bene! … Sia!… Andremo a vederlo tutti insieme il tuo poeta… Ti renderai conto da te… » le rispondono gli spiritelli… « Portiamo anche la malvagia Karalik… Essa conosce tutte le strade del vizio… tutti gli itinerari del diavolo… Può esserci utile ».
Partono in fila indiana… Sfilata degli spiritelli, Evelyne e Karalik, per boschi, pianure e cespugli… alla ricerca del castello del diavolo… Passano davanti al gran telone… danzano in fila indiana… Timori, dispettucci… spaventi… ecc …
8° QUADRO
L’interno del Castello del Diavolo…
Molto oro… fiamme colori molto accesi… il piccolo diavolo-cocchiere-maestro di balletto è ovviamente, in casa sua, vestito « al naturale », da vero demonio… È a capo di una tavola favolosamente imbandita… Fragole enormi… pere formidabili… polli come buoi… Tutti i notabili del villaggio sono a tavola… Il giudice, il notaio, il generale, il medico… Anche il droghiere, il professore. Tra ognuno di questi dannati una ballerina… Cioè, ora, una vera diavolessa… L’orgia è al culmine!… In cima ai gradini un enorme Lucifero, anche lui tutto d’oro mangia da solo, delle anime tutte crude al suo tavolo, con un servizio tutto d’oro… Le anime hanno forma di cuore… Le sbrana a morsi… Inghiotte anche gioielli… Inzucchera i cuori con polvere di diamanti… Beve lacrime… ecc… Il poeta è incatenato a un tavolino… Pranza anche lui… ma è incatenato… La diavolessa « prima ballerina » danza davanti a lui… per lui… lo ammalia. Ma non può mai toccarla… raggiungerla… Tenta… È alla disperazione… Lucifero, in alto, gode enormemente a tutto quell’infame spettacolo… Ne vuole sempre di più… Che ci si diverta… Comanda al piccolo maestro di ballo di far danzare tutti quei dannati… a suon di frusta. Tutti danzano allora come possono… ciascuno secondo il proprio stato… Il Giudice con i propri condannati… Il Giudice tutto rubicondo, i condannati magri magri, con le palle e le catene… le loro mogli che portano i riscatti… Il vecchio Avaro balla con gli uscieri, con i debitori rovinati… Il Generale con i soldati morti in guerra, esangui, con gli scheletri e i mutilati di guerra, tutti sanguinanti… Il Professore con gli allievi mocciosi, i discoli… le dita nel naso… le orecchie d’asino… Il grosso Lenone con le sue puttane e le viziose e le donnine… Il droghiere con i clienti derubati… i pesi falsi… le bilance truccate… Il notaio con le vedove rovinate… i clienti truffati… Il curato con le allegre suorine volubili e i chierichetti pederasti… ecc…
A questo punto, Karalik socchiude la porta… entra … dietro di lei Evelyne e gli spiritelli della foresta… Sorpresa dei demoni… Lucifero non è affatto contento… Mugghia… Tuona… Lampi… Esige che gli intrusi si spieghino… Evelyne fa il gesto di voler liberare il poeta incatenato… « No! No! No!… proibisce Lucifero… che Evelyne balli!… ». Le diavolesse sono gelose… Karalik mostra a Lucifero che Evelyne possiede il sortilegio delle Danze… La canna d’oro!… Un demonio va a strappargliela…
Allora Evelyne fa un gesto… Uno solo… Gesto magico! E tutto il castello crolla!… E tutta quella diavoleria è dispersa… da un tremendo uragano… Notte profonda…
Ci ritroviamo nella radura come all’inizio… Evelyne ha liberato il Poeta… le sue catene sono spezzate… stanno ai piedi [45] Evelyne… Egli implora perdono… Evelyne perdona. La supplica di non lasciarlo mai più… che non si allontani mai più… Ma lei non può più restate con lui… Ora è fata… Appartiene ai piccoli amici della foresta… Non è più umana… Egli l’abbraccia… Cerca di commuoverla… Ma lei rimane insensibile fredda agli approcci carnali … Ormai è solo sogno… spirito… desiderio… diventata fata… Il Poeta è deluso ma sempre innamorato… Innamorato per sempre… di più sempre di più… della sua Evelyne diventata fata… Evelyne si allontana pian pianino, trascinata via dai suoi piccoli amici… Scompare… svanisce… veli… sempre più fitti verso il fondo della scena… diventa sempre più irreale… spirituale… diafana… Scompare… Inghiottita dalle trasparenze dello scenario… veli… Il Poeta ora è solo… La vecchia Karalik trasformata in rospo! Salta, sgambetta, accompagnerà ormai per sempre il grazioso sciame degli spiriti burloni della foresta…
Il Poeta sulla roccia… in riva all’acqua… desolato… svolge il suo grosso manoscritto… Sta per cantare… canterà per sempre i suoi amori ideali, poetici… impossibili…. Per sempre… per sempre… Sipario.
pag. 36-45
Quando i Francesi formeranno una lega antisemita, il Presidente, il Segretario e il Tesoriere saranno ebrei.
Dato che tutti i nostri grandi autori, quelli che danno il tono, le regole di belle maniere, escono tutti dal liceo delle lingue morte, che hanno imparato fin dal biberon a ingrassarsi con la buona alimentazione mista, perfettamente sterilizzante, radici greche, pergamene, manierismi, mandarinate, spiluccamenti e cacasenno di Dizionari, non c’è più da aver paura di loro, castrati per sempre. Niente di imprevisto, di sconcertante, può più ormai zampillare da questi eunuchi in bigodini umanitari. E finita, liquidati al bacio. Saranno per sempre tanti bebè pretenziosi, votati alle cose defunte, amanti, appassionati solo di sostanze mummificate. Tutta la loro esperienza la pescheranno nei trattati accademici, ceneri psicologiche, salottiere, medicamentose, nei « preparati ». Sono votati fin dalla balia all’esistenza per sentito dire, alle emozioni supposte, alle fini imboscate per truffatoti di passione, alle incubatrici in cenacoli, biblioteche, Borse, Istituti o Deputazioni, nei buchi insomma più incredibilmente diversi, che vanno dalle Manifatture alle Case di Cultura, dalle Miniere ai Tabacchi, dalle Compagnie di Navigazione alle Finanze, buchi dove tutte le carni delicate, infinitamente preservate, avvolte nei loro « capi », ritroveranno per tutta l’esistenza il conforto e la sicurezza della culla familiare. Si preservano così una buona volta per tutte, ansiosamente, da tutti gli urti della vita di fuori, della vita vera, pleurite, moti popolari, tutte le catastrofi che possono disperdere, vaporizzare in un istante tutti i grandi bebè dell’Arte e dell’Amministrazione, appena si arrischiano all’aria aperta… al gran vento del mondo. Bisogna arrendersi all’evidenza, la maggior parte dei nostri autori non si è mai svezzata, restano attaccati per tutta la vita a problemi per poppanti, da cui si staccano solo pezzettino a pezzettino, con infiniti scrupoli, con interminabili reticenze dette « opere di maturità »… Alla fine precipitano tutti nel rimbambimento e nella morte senza aver mai prodotto, durante tutta la carriera, nient’altro che bollicine iridate, frammenti di lessico triti e ritriti mille volte, infinitamente rimasticati, in pallottoline, in sorprese, in rebus. Li esaudiscono davvero, se sono riusciti, mentre vagivano, a brancare il bicorno piumato, il solleticante spadino e soprattutto, colmo dei colmi, a farsi incidere in piena tomba la bella vuota epigrafe eunuca: « Tutto a questo mondo è già stato detto ». Un simile lotto di nullità, militante, implacabile, questa gigantesca pagliacciata di tutti i terrori infantili, travestiti, pomposi, fa il gioco a pennello, si confà perfettamente a tutti i piani, tutte le astuzie degli Ebrei. Dato che tutti questi balbuzienti, questi pontificanti in pannolino, sono totalmente incapaci di risvegliare il gusto delle masse per l’emozione autentica, sotto con le « traduzioni »! Perché farsi scrupoli?… Standardizziamo! Il mondo intero! Sotto il segno del libro tradotto! Del libro piatto, insipido, oggettivo, descrittivo, fieramente, pomposamente robot, chiacchierone, vanaglorioso e nullo. Il libro per spettatore cotto di cinema, per appassionato di teatro ebreo, di pittura ebrea, di musica giudeo-asiatica internazionale. Il libro spegnitoio di spirito, di autentica emozione, il libro del « Gatto Pescante », alla Wicki Baum… il libro per l’oblio, l’abbrutimento del gentile, che gli fa dimenticare tutto quello che è, la sua verità, la sua razza, le sue emozioni naturali, che gli insegna ancora meglio il disprezzo, la vergogna della sua razza, del suo fondo emotivo, il libro per il tradimento, la distruzione spirituale dell’autoctono, il compimento insomma dell’opera così ben avviata dal film, dalla radio, dai giornali e dall’alcolismo.
Dato che tutti i nostri autori «d’origine», nativi, si accaniscono a scrivere sempre più « disadorno », banalmente, tiepidamente, insignificante, insensibile, esattamente come nelle « traduzioni ». Dato che, cresciuti nelle lingue morte, si dirigono naturalmente verso il linguaggio morto, le storie morte, verso il piatto, lo svolgimento delle bende di mummia, dato che hanno perduto ogni colore, ogni sapore, ogni canagliata o tono personale, razziale o lirico, nessun bisogno di farsi degli scrupoli! Il pubblico prende quel che gli si dà. Perché non sommergere tutto? Così, in un supremo sforzo, con un gesto di suprema faccia tosta, tutto il mercato francese, sotto un torrente di letteratura straniera, assolutamente insipida? È la critica ebrea (o perlomeno accuratamente ebraizzata, nelle sue più piccole rubriche, destra o sinistra) a preparare, comandare il gioco di prestigio. Il vento cambia da un giorno all’altro, ma la critica, così balorda, così prosaica, così totalmente ottusa verso tutto ciò che non è il suo abituale ronzante bla-bla, non la si riconosce più a furia di anglomania, di entusiasmo per le più pindariche cavolate dell’anglo-giudeo-sassonia. Si mette a vaticinare, tutta fremente di riconoscenza, lei così naftalinizzata, così perfettamente « orme du mail »… casalinga da vivere « in bara! »… trasalisce improvvisamente iperbolica alle mille correnti internazionali… Non la si riconosce più! Magia!… Cosa succede? Gli aggettivi le mancano per vantare ancora di più quelle « tenerezze stupendamente reticenti » degli autori inglesi… le loro palpitazioni così meravigliosamente ellittiche, i loro tesori di profondità supervirtuali… I nostri più gallonati pontificanti zoliani, naturalisti implacabili, « teatroliberisti » della prima ora, finiscono a balbettare in cure d’intenerimento da « Miss Baba »… Ne ritornano tutti frementi di squisiti ardori… vengono fuori solo con epiteti sdolcinati sulla campagna inglese in primavera… Questo per la poesia… Ma se si tratta di psicolodrammi, allora giurano solo sulle audacie del transconvolgente geniale Lawrence… il coraggio inaudito dei suoi messaggi sessuali… (una povera minchia di guardiacaccia per 650 pagine), delle sue premonizioni universal-rinnovatrici… delle sue torture ispirative dei suoi dispiaceri trans-midollari… dei suoi rivolgimenti matrimoniali… Lo era lei?… Lo era lui?… Era di quelle? Era di quelli?… Insomma la solita solfa ebrea, l’ostrogoto pubblicitario, intimidatorio, hollywoodiano, che fa tanto più colpo sui coglioni quanto più la merce è scadente, insipida, sfacciata, catastrofica. Dal momento in cui gli Ebrei decidono, promulgano e fanno ammettere, una buona volta per tutte, che si può ormai bandire da tutte le opere d’arte l’emozione… la melodia, il ritmo vivente (unico test di valore autentico), la confusione regna e trionfa, la farsa, la pubblicità, l’impostura rimpiazzano tutto, si installano, proliferano all’istante. Non aspettano che questo momento ebreo per rimpiazzare, invadere, cancellare tutto. Ci siamo arrivati. Sotto con le descrizioni piatte! Brodaglia slavata!… Braghe senza coglioni sotto! Sfinteri molli! False tette, tutte le porcherie dell’impostura. Diventano subito meravigliosamente lecite, ufficiali, preponderanti, dogmatiche, dispotiche, intrattabili… La dittatura delle larve è la più soffocante, la più sospettosa di tutte. Dal momento in cui governano tutto può essere violato, invischiato, travestito, trafficato, distrutto, prostituito… Qualsiasi troiata vecchia come il cucco può diventare all’istante oggetto di un culto, scatenare tifoni d’entusiasmo, solo questione di pubblicità, tanta o poca, di stampa, radio, insomma alla fin fine di politica e di oro, ossia di ebraismo.
pag. 163-166
Aspettate qualche mese!… Avrete l’arte robot! Si manda in putrido lo schiavo ariano, lo si prepara in mille modi, fin che si può stripparlo!… Se passa un qualche Ebreuccio, detentore per caso di un nuovo sistema di minare, rincretinire ancora di più l’Ariano, sempre più in profondità… Il suo avvenire è assicurato… E che avvenire!… Che contratto folgorante!… A Hollywood gli bastano tre settimane di pubblicità mondiale intensiva per trasmutare il più microbico, adulterato, in via di inacidimento naturalmente, rancido, ulceromatoso micro-piffero di giudeo in mirabolante Fenice, per reincarnarlo Michelangelo! Più Rembrandt, più Pico della Mirandola! Guardatevi di qui! Voi non esistete!… L’Ebreo è all’origine di tutto il cinema… ai posti di comando, Hollywood, Mosca, Billancourt… Meyer su Meyer … Korda, Hayes, Zukor, Chaplin, Paramount… Fairbank… Ulmann… Cantor… ecc… ecc. Lo si trova nelle sale « circuito », nelle redazioni… nelle critiche… Sta al vertice… alla cassa… È dappertutto… Quel che viene dagli Ebrei torna agli Ebrei! Automatico!… Inesorabilmente. Avendo pompato al passaggio, ripassaggio su tutte le strade del mondo, tutta la sussistenza spirituale, e tutti i quattrini di quei coglioni d’Ariani, abbrutiti, cornuti, avvinazzati, fanatizzati da quelle merde! Per quelle merde! Nella merda!… Come hanno insegnato bene alle folle, i giudei della pellicola, l’oscenità sentimentale! Tutte le « carezze e le confessioni »!… La spazzatura dei lunghi baci… l’indegnità l’infinito vomito « d’Amore! »…
Una sera, mica fra tanto, tutto intero, senza fare nemmeno plaff, il teatro precipiterà nel cinema!… Stronzo attorcigliante! Nella fossa comune, nella gigantesca fogna! Nell’Attrazione Universale! L’arte mondiale ebrea. Vedrete come la corrente delle stelle (tutti grandi geni evidentemente, teatrali e cineasti), si farà sempre più animata, intensa, in quegli ultimi mesi tra HolIywood, Mosca e le capitali d’Europa… Questi « artisti » viaggiano solo a comando… Partecipano tutti alla grande colonizzazione mondiale diretta dal cinema ebreo… Ognuno apportando a Hollywood, a turno, il proprio tradimentuccio personale, le proprie informazioncine intime, le piccole vigliaccherie, infinitamente ansioso di piacere ancora di più ai Ben Mayer, Ben Zuckor fremente di portar loro ancora un altro trucco emotivo, rubato alle arti autoctone, alle arti ariane, per far passare ancora di più la putrida mercanzia filmata ebrea. Un piccolo segreto di penetrazione… Tutto questo accuratamente retribuito, traffico abietto ve l’assicuro… spiritualmente… Ebrei di tutte le smorfie unitevi!… È fatta!…
Altro traffico parallelo, per le apprendiste stelle, tra l’Europa e Hollywood. Traffico delle più belle, delle più desiderabili piccole Ariane, gran bocchinare, ultradocili, ben selezionate, dai Kedivè negridi ebrei di Hollywood. « Registi » (!) scrittori (?) lesbiche di pascià… macchinisti… banchieri assortiti Tutti i nostri visir dell’Universo ebreo!… Non è più la rotta di Buenos… è la rotta di California e di « gran lusso » e viceversa. I bei culetti delle Ariane, i più teneri, giovanili, e graziosi, tutto il meglio del gregge, assolutamente tutto prima scelta, per i grossi vecchiacci, negrificanti… le più fermentate putrescenze concentrate giudee del supremo cinema!… Ebreo dappertutto! In culo! Da ogni punto! E nel cazzo!… Il buon sperma ebreo!… Te ne papperai di emorroidi del gran cazzoso, segoso, famoso giudeo, odioso pascià, sorellina di razza!… Regina di bellezza! Come van matti per le moine flautate! Mica hai sedici anni per un fico secco! Vuoi far carriera?… Musetto? Aspetta un pochino anzitutto… fremente!… Al cazzo, piccola!… Credi che basti esser bella?… Apri anzitutto la tua graziosa pancina… Credi ai giornali di cinema?… Non hai ancora finito!… Vuoi diventare sovrana, puttanella?… Favorita mondiale? Benissimo! Allora scendi anzitutto un pochino all’ano del sig. Levy-Levy, detto Samuel l’Abissino, detto Kalkenstein, detto Ben Cinema, a titillargli la proboscide… succhiati pian piano i pesanti coglioni..; fino allo stremo!… Basta parlare! Via!… Non graffiare niente coi tuoi dentini!… La gloria è un buco del culo!… Abbastanza complicato, delicatamente tumido, di segoso ebreo… piano!… Non rovinare niente, mia bellissima, soprattutto!… Non far sanguinare il sig. Kalkenstein… Ti aspetta!… Sbrigati cara. Adagio!… Un’altra, ora! Va matto per le « bionde » soprattutto, il sig. Kalkenstein, Ben Cinema… come tutti i negri… Ha già, mie care postulanti! Le fotografie tutte distese sul suo gran tavolo dirigenziale… Si lecca i baffi. Il Parco dei Cervi? Abdul-Hamid? Rio-Janeiro? Bordellerie da bambini! Hollywood fa molto di meglio… una selezione molto più fine… molto più sottile, più razionale… Anticipo della grande Riserva delle più belle bianche pro Ebrei, esclusivamente. Razzia tutte le domeniche. La selezione francese dei piccoli germogli di bellezza è particolarmente seguita dai grandi sciacalli ebrei di California. Una magnifica fama di bocchinare, di gran troiacce precede le Francesi dappertutto… Il nababbo giudeocanacco di Hollywood, uscito tardi dal suo ghetto… vuole, è naturale… lui è il re rendersi conto… Ho conosciuto uno di questi pascià, era splendido nel suo genere. È morto d’altronde sul campo… Dal momento in cui sbarcava non smetteva di spassarsela fino alla partenza… Collaudava personalmente, fino al limite del cazzo e della notte, tutte le aspiranti dive… Impossibile immaginare il consumo di quest’uomo… Il numero di ragazzine che si presentano per farsi fottere con la sola prospettiva di una scrittura a Hollywood… o anche di una particina appena fuori Parigi… Completamente incantate! A dozzine ne arrivano! Una più carina dell’altra, per succhiare il cazzo del signore… e il suo scolo, e la sua sifilide… E niente stagionate, garantito! Solo germogli!… Tutte presentate dalle proprie famiglie, e vergini perfino. Solo Ariane e piccole borghesi non fameliche. Mai una « maggiorenne »… L’ambizione!… E per giunta orrendo l’Abissino! Laido, vecchio e sporco, grosso e coglione, un vero maiale, in tutto e per tutto… un vero rifiuto di ghetto. Non incontrava mai resistenza… Se le pappava tutte… con la speranza, col miraggio ebreo, colle paroline! Ah! Don Juan! Che parlatore!… Le madri non so cos’avrebbero fatto per fargliele inculare di più, le loro graziose bambine! Così portate per le Arti Non ne poteva più… Lo leccavano da tutte le parti… i suoi vecchi coglioni flaccidi… Hollywood!… Più erano « fidanzate » più gli piaceva… Teneva un piccolo taccuino per annotare gli sverginamenti… talvolta 25 in un mese… Era sadico come 36 gatti persiani… Certe volte si metteva male, c’era del casotto, padri, fratelli di famiglia che venivano… piccoli ricatti in prospettiva… Ma i pascià sono protetti… aveva perfino, quello là, al suo servizio, solo per lui, un vero commissario di polizia attaccato giorno e notte, per toglierlo dagli impicci… quando volavano un po’ forti… La polizia interveniva. Svegliavano anche di notte il Prefetto nella sua Prefettura, perché desse ancora ordini di riportargli le sue fighette, quando facevano la valigia… tutto come sotto Luigi XV… quando la coda gli impediva di addormentarsi… Servono a qualcosa le nostre tasse. Soltanto non vorrei montarvi la testa, farvi credere altrettanti Pascià… C’è una bella differenza!… Il « Buon Piacere » c’è ancora… ma non sono più gli stessi a approfittarne, ecco tutto… Non bisogna confondere!… Povero merlo, povero fessacchiotto d’Ariano, come te le suonerebbero se ti pigliasse l’estro di fare il piccolo satiro uguale! Anche un quarto! Anche un decimo! Ti farebbero passar presto la voglia!… Neanche alla Bastiglia ti manderebbero! Dritto all’altro mondo… Pfui! Feccia d’indigeno! Che piscia dappertutto adesso! Coyote schifoso! Merda secca! A cuccia! Impestato!… giù!… Si tratta solo, ve l’assicuro, di ragazzate!… Svaghi di conquistatori! distrazioni di Kedivè. Bagatelle’ L’opera seria non ci soffre! Anzi!… Il programma talmudico non subisce alcun ritardo d’esecuzione. L’erotismo insozzante fa parte del programma. Tutto qui. Capitolo intimo.
pag. 195-197
Sarebbe davvero sorprendente se gli Ebrei, avendo raddoppiato in esazioni, in rapine, dopo l’avvento del Fronte Popolare, non avessero sentito spirare un venticello di antisemitismo in Francia… non avessero concepito qualche timore per il loro avvenire immediato…
Potevamo aspettarci una qualche controffensiva preventiva di grande raggio… costosissima.. Perché no?… Già tutta la nostra stampa (destra o sinistra che sia) non serve in definitiva che alla difesa degli interessi ebrei, alla manovra dei grandi piani ebrei. Il cinema, sempre così eminentemente ebreo, doveva darci per la circostanza, alcune opere assai probanti, notevoli, una formidabile apologia dell’Ebreo.
Fino a poco tempo fa, questa propaganda si effettuava mediante simboli… insinuazioni… allusioni… coincidenze… di sponda… Ecco che il tono cambia con La Grande Illusione… Tutto cambia! Forte dei propri successi politici, la propaganda ebrea tira fuori le batterie, diventa categorica, affermativa, aggressiva… si scopre… E ci mostra ora sullo schermo l’Ebreo com’è… non più da bretone, fiammingo, alverniate, basco… ma da ebreo reale, testuale, un « Rosenthal »… Più moine!…
Senza dubbio vedremo, presto, nello stesso spirito, molto di meglio, di ancora più insolente, più imperativo. Questo film riporta già, urlando settarismo, un immenso successo… La colonizzazione giudea può premere ormai con la massima « faccia tosta »!… Tutte le dighe sono rotte!… La colonizzazione giudea si fa di giorno in giorno più impaziente, più dispotica, più suscettibile, intransigente. In questo film tutto impastato di dialoghi genere « cavoli a merenda », si tratta in fondo di un solo ritornello, ma allora con passione… far ben capire alle imbecilli masse ariane, far ben entrare in tutte quelle zucche piene d’alcool, che l’Ebreo e l’operaio ariano sono stati precisamente creati, messi al mondo, per intendersi, per legarsi l’un l’altro con un patto di vita e di morte, assolutamente indissolubile… « È scritto ».
Per tutto il film ci viene mostrato, in questo Ebreo, personaggio principale, un solo difettuccio, piuttosto veniale a dire il vero, una certa tendenza all’orgoglio, all’ostentazione… difettuccio da negro… una cretinata… Per rendercelo ancora più simpatico, più « umano » questo Rosenthal… e per contro, al suo attivo, quante virtù! e che virtù!… Essenziali! Le qualità primordiali di una nuova élite, di una nuova aristocrazia!… Grande generosità, grande chiaroveggenza, pacifismo fremente, conoscenze generali, delicata prescienza del cuore umano… e soprattutto del cuore popolare!… Oh! popolare!… Infinitamente popolare!… Di solito i film pro-ebrei (lo sono tutti) operano, trafficano, agitano l’opinione pubblica con allusioni, suggerimenti, paragoni, impapocchiamenti, mai che ci presentino l’Ebreo com’è, positivamente ebreo, nel suo ruolo guerriero o « sozial »… La Grande Illusione fa precipitare le cose… Questo film segna una data… Fa passare l’Ebreo dalla sua ombra, dal suo travestimento, in primo piano, nel piano « sozial », in quanto ebreo, puramente ebreo. La Grande Illusione completa mirabilmente l’esposizione ebrea, la grande Giudiade ’37. Passaggio del piccolo Ebreo al ruolo di Messia ufficiale.
Perfettamente milionario questo piccolo Rosenthal… ma perfettamente « popolare »… Ah! ma anche molto più popolare che milionario!… È ricco! Ricchissimo! Osservate questo piccolo giudeo. All’inizio, ha tutto contro questo piccolo nababbo per impersonare i ruoli di redentore: modi, faccia, linguaggio… Ha tutto del « fetente » l’esatto prodotto superconcentrato della classe abominevole… Tutto per essere maledetto, fischiato, impiccato a puntino dal popolo. Parassita completo, torvo prodotto superebreo, è un rampollo Stavisky, casa Barmat. Rappresenta integralmente l’abietto pendaglio da forca… Tutta la produzione d’Epinal sovietica si basa su questo prototipo. Rappresenta per Mosca, per l’Humanité, il perfetto « speculatore », in piena funzione di insolenza, da far ruggire per perfezione! il Nemico del Popolo incarnato… la sintesi personificata, l’esempio più spregevole, più odioso del Capitalismo vampiro. Ma errore, sbaglio! Mica così! Miracolo! Miracolo ebreo! In ginocchio Popolo! Invece di schivare le difficoltà… di barare il creatore di questa cosa attacca anzi di fronte (popolare) tutte le incompatibilità del problema. E tutto quel che sembrava inconciliabile diventa perfettamente, davanti ai nostri occhi, armonioso e probante! Trionfo! Eccome! Evviva! Tutto va bene! La nuova verità scorre a fiotti, nelle sale oscure traboccanti… Questo piccolo ebreo Rosenthal non è per niente quel che si poteva immaginare!… Un capitalista della stessa pasta degli altri capitalisti… cricca di impassibili bruti, vanitosi, ottusi, cavasangue, tutti gli altri!… Ah! Mica così… Attenzione! Mica abietto come gli altri… come tutti gli sfruttatori ariani… i padroni… i vampiri ariani!… Ah! però!… però! Attenzione Popolo! sempre così pronto a generalizzare… distinguiamo! Finezza! Proprio mica abietto quel piccolo Rosenthal!… Non confondiamo! Questo supercapitalista, figlio di supercapitalista, solo a malincuore gode dei propri esorbitanti privilegi… Ma sì… ma sì… A conoscerlo, non gli si scopre altro che quel piccolo difettuccio di essere un pochino troppo sicuro di sé… come tutti gli Apostoli… Tutto qui… Guardate anzi… come bisogna diffidare dei giudizi troppo affrettati!… Quel piccolo Rosenthal è un vero piccolo gibuq e noi non l’avevamo neanche sospettato!… Un piccolo neo-Gesù-Cristo… Soffriva per noi, lui!… e noi non lo sapevamo!… Lo dice lui stesso: « Gesù, mio fratello di razza ». Ai nostri giorni, i Messia non nascono più nelle stalle, nascono nelle casseforti… È così che si fa dagli Ebrei… « Miliardario e Gesù »… Chi ne dubiterebbe?… (Però molto raramente sentirete un Ebreo, per quanto povero, dir male dei Rothschild… invece a più non posso! come gli sparlano dietro ai Wendel gli Ariani!… Cari Masochisti ariani!… ) Il proletariato rimastica già a tutto spiano quel bel ritornello che fa: «L’Ebreo è un uomo come gli altri ».
Un po’ più brio, per favore! Più compiacenza! Più zelo verso l’indigenato: « L’Ebreo è un uomo più degli altri »! Ecco quel che si deve gracchiare da ora in poi!… Pappagalli ariani, fatevi sentire! Montate sui vostri trespoli e ripetete in coro… « Lui è più!… più!… più!… ». Questo « più » è essenziale! E’ tutto!…
Voi avete ora capito, spero, Massa di Masse! che il supercapitalista ebreo rimane sempre, in ogni circostanza, un capitalista speciale, vicinissimo al cuore del popolo… messianico, profetico, pacifista, essenzialmente apostolico, idealista, benefattore supremo, « umano »… Ah! Sempre più « umano »… Sistole d’operaio, diastole d’ebreo… ventricolo contro ventricolo… Lo stesso cuore, il cuore stesso del proletariato… Ah!…
Ha l’aria di un frivolo gaudente, questo piccolo Rosenthal, di un abietto profittatore. Attenzione! Tutto il contrario! Apparenze!… In realtà non pensa che al popolo, alle sventure del popolo… nessuno meglio di lui capisce, è commosso dalla grande miseria del popolo… Se approva il programma popolare?… tutte le rivendicazioni del popolo?… Ah! Ah! Ah! E pacifista anche!… Cristo! Cazzo! Li fa lui in persona i programmi del popolo, per essere più sicuro… Allora?… Nessuno è meglio infor[231] mato di lui, nessuno più di lui che implori, sospiri, desideri l’avvento prossimo, prossimissimo di un mondo migliore per il popolo, un mondo in cui brillerà tutta la Giustizia!… finalmente! Un mondo senza iniquità, senza guerre, senza privilegi di razza, di nascita!…Una « Francia liberissima e felicissima! »… Insomma, senza Borsa! Senza Polizia! Senza Caserme!… Sì! Proprio così… Questo piccolo giudeo plurimiliardario non pensa che alle sventure del popolo ogni giorno di più… Al Circolo, al Bois… al Cesso… nella sua Banca… sempre al Popolo!… L’Umanità lo ossessiona letteralmente!… La sua intima missione… Sistole contro diastole… Le sue pulsazioni sono quelle del popolo… « Batte » con il popolo… Fu creato, messo al mondo, per andare verso il popolo, comprendere il popolo, come il sig. Blum-Latige, per realizzare, anche lui come il sig. Blum-Latige, tutto il prograrnma del Fronte Popolare!… Fiorire per il Fronte Popolare!… Ah! Però… però… Ecco. Avrebbe votato anche lui, Rosenthal. State tranquilli, come il Sig. barone di Rothschild, per il Fronte Popolare e l’alleanza franco-sovietica. È un terribile proletario sotto ingrate apparenze, questo piccolo banchiere Rosenthal! proprio come i Sigg. Warburg, Loeb, Jacob Schiff, Kerenskij, Trotzkij, Zaharov e Blum… esattamente. Ah! Sistole… diastole… Lo comprende d’istinto, lui, il popolo, con tutto il suo istinto di Ebreo… le aspirazioni dell’operaio, le sofferenze dell’operaio… sono le sue stesse aspirazioni… le sue stesse sofferenze!…
pag. 228-231
Gutman, messo con le spalle al muro, si è svelato per quel che è, una maligna, rancorosa natura… Appena ho ricominciato a dirgli tutto il bene che pensavo degli Ebrei… Subito si è offeso!… È montato su tutte le furie… Ha dato in escandescenze! Una vera collera di maledetto…
— Ma tu deliri, Ferdinand!… sei ubriaco Cristo d’un Dio!… Sei sbronzo da legare, parola mia, nient’altro che uno sporco beone « incancrenito »… Ma ti farò internare! Giuro!… Hai un bell’essere collega!… Così non può andare avanti… Ho certe relazioni nei Manicomi, io… Ti accorgerai… Sono tutti ebrei nei Manicomi! Li divertirà sicuramente… sentire la tua fila di follie… le tue scemenze… Ti metteranno in un posto imbottito… Andrai là a sparlare degli Ebrei, come tu li chiami… in una graziosa celletta… Ti farò fare una camiciola esattamente su misura… Allora, non ci romperai più le scatole… Ritornerai ai tuoi romanzi… Se sarai buono avrai una matita… Prima di tutto sono pazzie… la « Razza » non esiste più… sono dei miti…
— Ecco la gran balla siluro! Per noi!… Dritta in culo… il « mito delle razze »!… Ne vanno fieri come di una razza gli Ebrei, del loro meticciato, dei loro falso tam-tam!… Fieri come Artabano. Non hanno vergogna, loro, di essere Ebrei!… Sanno da dove escono… Si lanciano sulle chiappe come cani… Sono loro i peggiori razzisti… Loro, di cui ogni trionfo è razzista… Parlano solo per confonderci, per stordirci… per disarmarci di più… Tutti i professori antropologisti, massoni del Fronte Popolare ben ebraizzati, profumatamente pagati, ce l’assicurano, che è finita, urbi-orbi, ed ecco!… Irrefutabile… Il Fronte Popolare non ha mai mentito… È un abbaglio, una chimera… una deformazione della vista… piuttosto seccante, una catastrofe dei tuoi poveri sensi d’onanista! Una vera ideorrea… una perdita di sostanza lecitica… Troppe seghe, Ferdinand… Lo sai cosa dice la « zia Anna »?… Cosa devo fare per guarirti?… È un esaurimento da menopausa?… Scorreggi forse?… Prendi i Sorrisi dell’abate Jouvence…
— Intanto, di’ un po’, sono crespi?… E la Palestina? Non è la culla della « Razza »…
Ci siamo, mi aveva riattizzato, aveva sfiorato l’argomento in cui sono catalettico… Ridiventavo inesauribile… volubile… incoercibile…
— Sono miopi! I tuoi semiti! Piedipiatti!… Bassi di culo! Puzzano di negro… è esatto?… do fuori ancora?… Ti lascio due secondi per rispondere… Non hanno le enormi zampe di chi ha trottato nelle sabbie, così tanto, così forte… e i beduinaggi… nelle sabbie… a caccia dei datteri, delle vecchie urine di cammelli… per secoli e secoli?… Irrefutabile!… Quelle orecchie a [267] muline… i piedi palmati, dico: ebrei!… l’odore! e gli occhiali!… Quei vecchi granulomi!… le conseguenze… i postumi penosi…
Ah! Ah! segnavo facilmente un punto sulla caccia ai datteri… Gli mostrai subito i suoi, « di transatlantici », che erano davvero di un’ampiezza! Per la sua statura così bassa… Era rimasto confuso…
— È il martirio delle belle giudee, ho insistito, avere i piedi un po’ troppo « grossi »… Tutti i calzolai di New York lo sanno… Non si sbagliano loro sulle razze…
— Bel modo vigliacco di attaccarli, Ferdinand, ribatte lui subito. Anche tu esci dai selvaggi… Se non esci dal deserto, esci dalle caverne, che è molto peggio! Ancora molto più fetido, più schifoso… Un deserto è sempre pulito… Non si abbuffavano di datteri i tuoi fetenti avi Ariani… Merda di renna! Veri stronzi fondenti! E per l’Inverno palle di sterco concentrato! Impastato! Ecco cosa divoravano i tuoi avi!… E poi sego alla torba, ben rancido, affumicato… Veri mangiatori di cose immonde… Tutte qui le tue sbroffaggini?…
— Ecco un ritratto spaccato! Ma non è uguale… non è uguale… —
— Anche te hai la paglia al culo… Di che ti lagni?… E neanche da molto!…
— Vero!… Ma non è lo stesso!… A ognuno il suo odore! Dico!… Tutto qua!… Non impongo il mio agli Ebrei… Sono loro che salgono a annusarmi… Non mi piace il loro odore, ecco tutto… Ne ho il diritto sono a casa mia, Non ci vado a Tel Aviv io… Intanto sono davvero troppo razzisti! A Tel Aviv! Ancora molto più feroci che Hitler!… Sono « esclusivi » come nessun altro!
— Ma allora, di’ un po’, il signor Blum? Lo trovi piccolo lui?… Basso di culo? Ah! Ah! Schiatta!… Schiatta!…
Segnava un punto…
— Il sig. Blum-Karfulkenstein, il Bulgaro? Vuoi dire?… Ah! Ma è un’altra pasta quello! E’ di Ginevra e di Losanna!… È un’eccezione! Conferma la regola del « culo basso »…È culo basso il doppio!… È il principe dei Culi-Bassi!…
Il colpo era neutralizzato…
La conversazione diventava acidula… piuttosto incisiva… Parlavamo a botta e risposta…
— Non voglio crepare per gli Ebrei! Meglio un cancro!… Non il cancro ebreo!…
— Nessuno ti costringe!…
— Sì! Sì! Loro mi costringono! Sono loro, gli Ebrei, che hanno inventato il Patriottismo, dopo le Crociate!… la Riforma! Per far massacrare i cristiani…
— Tu credi?…
— Sicuro! Sono loro ad aver scoperto tutto… Con le Crociate e la Riforma gli è girata a meraviglia… solo, col patriottismo, mi piacerebbe giusto che se lo beccassero in culo, mi farebbe proprio piacere…
— Sono stati perseguitati…
— Sono loro che ci perseguitano… Mai noi… Si vendicano di storie che non esistono!… Siamo le vittime dei martiri!… Noi a essere abbagliati! Non loro, storditi, stecchiti di menzogne, cornuti, vecchi trombati, sotto tutte le oppressioni ebree. Tirannie travestite, sornione, genere « Ottimista » come dai Britanni… opprimente come in Russia… pedante, sospettosa, avvinazzata e patriota come da noi… Stesso brodo!… Il mondo non cammina da solo… Te lo dico io… non può camminare da solo… Bisogna che qualcuno se ne occupi… comandi… Sono gli Ebrei che comandano… Il mondo comandato dagli Ebrei è un inferno per gli Ariani… senza esagerare, letteralmente un inferno! Con le fiamme! Rospi dappertutto! Eterne torture… rivoluzioni, guerre, macellerie, senza fine… le une nelle altre, e gli Ebrei sempre al fondo della musica!… sempre intenti a travisare, delirare, complottare altri calvari per le nostre carni… altri stupefacentí massacri, a imputridirne! Insaziabili! Sempre aggiotatori! Guardoni! Arrapati! Sfrenatamente!… è la loro vita! La loro ragion d’essere… Crocifiggono. Tutto qui, finito, mi sembra… gli Ebrei.
— Non è molto, Ferdinand!…
Da pag. 266-268
Ah! penserete voi… tutta esagerazione… Questo ragazzo esagera! Via! Questi bolscevichi, queste «bombe tra i denti» … non sono così sciagurati!… Comunque non hanno distrutto tutto!… ridotto tutto in polvere infame!… Ah! Mi pungete nel vivo!… Ah! L’osservazione è pertinente!… Così, prendete i loro teatri!… perfettamente conservati!… Esattissimo! Molto meglio dei loro musei!… che hanno un non so che aspetto di negozio di rigattiere, «scelta-warrant »… Ma i loro teatri! In pieno splendore!… Incomparabili! Scintillanti!… L’interno soprattutto! I fabbricati, l’edificio sempre un po’ caserme… colossi… un po’ « crucchi »… Ma l’interno! Le sale!… Che prestigiosi ornamenti! Che slancio!… Il più bel teatro del mondo? Ma il « Marinski »! Senza dubbio!… Nessuna rivalità possibile! Lui solo vale tutto il viaggio! Deve contare un duemila posti… È sul tipo del Grand-Gaumont… del Roxy… per l’ampiezza… Ma che stile!… Che splendida, perfetta riuscita!… Che estasi!… Nel genere mammut la perfezione… leggero… non si può far meglio… mammut leggero… aereo nella grazia… tutto decorato in azzurro cielo, pastello filettato d’argento… Tanti palchi, tanti tondi… frange d’azzurro… in canestri… Il lampadario, una nebulosa di stelle… una pioggia sospesa… cristallina… tutta scintillante… Tutta la platea, tutte le file color limone… reticelle di ramaglia dai toni invecchiati… legni ritorti, velluti su pastello… uno sparpagliamento di tavolozza… una poesia nei sedili!… Il vero miracolo!… L’Opéra di Parigi, Milano, New York, Londra!… Deliri di bagni turchi!… Pasticceria vomitata da un Grangousier morto!… Sarebbe come paragonare il Mont Saint-Michel al Sacré-Cœur, il nostro grande lavabo orientale… Per convincervene, andate voi stessi a Leningrado… a verificare… (Pubblicità assolutamente gratuita.) Potrei ancora con un po’ di spazio… Sarebbe facilissimo… descrivere le chiacchiere… ma il tempo?… Dipingervi del mio meglio… tante altre prodigiose prospettive evocare nei limiti dei miei futili doni, tutta la maestà di queste dimore imperiali… anche il loro « barocco »… il loro bizzarro… e altri castelli… sempre più grandiosi… davanti al mare… molti altri magnifici slanci di sculture e di grazia… E poi il piazzale del Palazzo d’Inverno… Questo velodromo per elefanti… dove si potrebbe perdere, senza accorgersene, due brigate!… tra due riviste!… due cariche!… E poi tutt’intorno, a circuito, tutto un grattacielo schiacciato, neghittoso, sdraiato, tutto a ventaglio… con centomila piccoli buchi, abbaini e pertugi… gli Uffici dello Zar. Vi parlo del « Marinski » con un tale entusiasmo… Vi vedo venire… sempre sospettosi… Lo confesso!… Un momento! Io e Natalia, ci andammo tutte le sere… Tutto abbiamo ammirato, l’intero repertorio e la Donna di Picche… sei volte… Donna di Picche, vecchia baldracca melodica… Capricciosa strega, trumeau stagionato… Imperatrice delle anime… «Picche»! attende nel fondo del cuore russo « Donna »! L’ora delle feste del carnaio… Donna di Picche, messa inconfessata, inconfessabile… fascino di tutti gli omicidi… sorda fiamma di massacro, ribelle, nel fondo di un mondo in cenere… Un giorno, la timida fiamma risalirà… sprizzerà più in alto!… Così in alto!… Molto più in alto dei più alto campanile d’oro!… La fiamma nell’attesa… vacilla… crepita… culla… tutta la musica ansante… più tenera… culla… il caso « Tre carte! »… Tre suicidi! Nel gioco della Regina tra gli artigli della mummia… Tre suicidi salgono adagio dall’orchestra ogni sera… Tra rotoli di enormi onde brucianti… dal fondo che nessuna polizia sa vedere… Tre uccellini di suicidio s’involano tre anime sottili… così sottili… che le onde travolgono furiose vi dico… scroscianti… mugghianti… dal fondo del mondo… che la polizia non vede… La vecchia carogna, corvo di tutte le età… vedova tutta omicidi… bigodini… falpalà… vaporosa di trine, ogni sera tra vita e morte… cantante… sull’orlo dell’abisso… Tanta putrefazione precipita… un corpo così sottile!… Così fragile!… Tante cose!… In un torrente d’arpeggi… soffocano il pubblico… tutti questi Russi… strangolano… « Tre carte »!… Maledetta folla!… Russi pallidi!… Impostori!… Congiurati!… Che nessuno esca!… Il vostro destino si schianterà! Una sera! In una tromba d’accordi… Il pazzo lassù estrarrà la vostra carta… « Tre carte »! L’ufficiale nel gioco della Regina… Chi si muove?… Dal vecchio inferno… Tutti i demoni con coda di stoppa saltellano, sprizzano, sgambettano… tutte le gioie, rimpianti, rimorsi si stringono, capriole di tutti gli odi… da tutti gli abissi ne salgono… Sarabanda!… Dall’orchestra infuocata… tutte le anime e i supplizi strappano i violini… La disgrazia si aggira… canaglia… ruggisce! Apre l’antro… La vecchia stramazza… Non ha detto niente… la Donna di Picche aveva tutto da dire!.. Poteva dire tutto!… Eppure non pesava niente… meno di un batuffolo di lana… meno di un uccello che si rovescia… meno di un’anima in pena… meno di un sospiro del Destino… Il suo corpo durante la caduta non fece il minimo rumore… sulla scena immensa, mostriciattolo arruffato, tutto bigodini… La musica è più pesante… molto più pesante di questo leggero fruscio di stoffe… Una foglia morta e ingiallita, serica… s’abbatte tremolante sul mondo. Un sortilegio.