“Qualche tempo fa Jole si trovava in un bosco vicino alla casa al mare, in compagnia di Ulisse. Lo teneva al guinzaglio, per averlo vicino a sé alla scoperta della vegetazione, piena di animali a lei sconosciuti. Lo adorava, per quel suo caratterino vivace e per quel nasone lungo che hanno tutti i fox terrier. Così dolce e coraggioso com’era. Il cane tirava tanto e dal sentiero sterrato guardava di continuo verso i cespugli e gli alberi frondosi. Lì si sentiva, infatti, un fortissimo canto. I versi degli uccelli del bosco per Ulisse erano come il richiamo irresistibile delle sirene. Ulisse aveva cominciato a scuotere su e giù per liberarsi del collare. Era insofferente, voleva andare, desiderava raggiungere gli uccelli del bosco. Una calamita lo attirava nella macchia verde-marrone ed era molto difficile tenerlo sul sentiero. Jole all’inizio aveva tentato di attirarlo a sé con le crocchette. Ma nulla. Spingi di qua, tira di là… La sua amica, alla fine, aveva deciso di liberare il suo cane.”
La dottoressa del cervello (Edizioni il Ciliegio), racconto per bambini scritto dall’insegnante e giornalista Teresa Capezzuto, illustrato da Manuel Vertemara, esibisce sin dalle battute inziali un preciso intento, cioè quello di dare corpo e parola a una narrazione inventata, custodendovi, tuttavia, una biografia, un richiamo costante e trasversale all’esempio e al vissuto della grande scienziata Rita Levi-Montalcini. Una storia per educare, un approccio narrativo per istruire e informare: un invito a seguire il simpatico Ulisse e il gattino Frugi nei loro piccoli disastri quotidiani, curiosando e indagando con metodo scientifico, scorgendo indizi, interrogando la natura, dialogando criticamente, e poeticamente, con le infinite e sconosciute possibilità offerte dalle nostre combinazioni neuronali. Il pensiero, l’apprendimento, la memoria e le nostre azioni, tanto quelle libere quanto quelle automatiche, da intendersi quali occasioni e doni concreti da esperire nel fecondo interagire con l’altro, con il mondo stesso, aprendosi al mistero insondabile dell’esistenza, abbandonandosi a un abbraccio epistemologico vitale, eterno.
Il cervello è una parte che si relaziona a un tutto, un instancabile lavoratore, un ascoltatore paziente. Luogo e agente, deposito critico, meta accogliente sempre attiva e vigilante: “Così, per i miei nove anni, il più bel regalo è stato un libro che descrive il cervello. Pensate! Controlla il nostro corpo. Gli arrivano informazioni da occhi, orecchie, naso, pelle, lingua… e poi ricorda, pensa decide. Come un computer, invia i suoi segnali per farci muovere oppure stare fermi… Quello però si spegne, mentre il cervello lavora sempre e si dà un gran daffare. State sognando? Intanto controlla la temperatura del corpo, la respirazione, i battiti del cuore e mette in ordine ricordi e sentimenti”.
L’autrice avvicina il lettore alle regole e alle prassi della conoscenza scientifica, introducendolo attraverso la storia di una donna straordinaria, che fu capace di ispirare generazioni di studiosi. Invitandolo e spronandolo a pensare agli altri, ad adoperarsi per la costruzione di un futuro migliore, nonostante i timori e gli ostacoli propri di ogni epoca e tempo, auspicando benevoli e fruttuosi sviluppi: “Con la speranza che, dopo la lettura di questa storia, alle bambine arrivi la voglia di conoscere meglio Rita; di non smettere mai di pensare e sognare. E, perché no? Un giorno, di diventare scienziate, guardando sempre il mondo con stupore”.
Luca Bugada