Una storia che nasce in un punto remoto del tempo, là dove l’arte tenta di farsi voce e invece inciampa nelle sue stesse ombre. Feminist Art. Le donne che hanno rivoluzionato l’arte (Gallucci editore, 138 pp., € 22,80) viene alla luce in Italia nel 2020, come un frammento affiorato dalla sabbia: nessuno immaginava che avrebbe attraversato oceani, lasciando scie luminose in Germania, America, Francia, Corea, Spagna. Lettrici e lettori continuano a scrivere da luoghi lontani, come se quelle pagine avessero risvegliato una memoria sopita.
Nato da un’intuizione di Balthazar Pagani, il progetto ha preso forma tra le parole di Valentina Grande e le immagini di Eva Rossetti, che ha disegnato con la delicatezza di chi ascolta e la forza di chi afferma.
Fin dall’inizio è stato più di un libro: un gesto d’orgoglio, una dichiarazione di appartenenza, una linea tracciata a terra per dire “da qui in avanti”. Eppure, il cammino non è stato semplice. Ogni pagina è nata controvento, attraversando difficoltà che hanno messo alla prova mani, idee, convinzioni. Ma proprio in quella resistenza il progetto ha trovato la sua voce.
La sceneggiatura ha inseguito lo stesso equilibrio: non cadere nel didascalico, non dissolversi nel vago. Si è data voce a Judy Chicago e alla sua rivoluzione di sangue e nomi proibiti; a Faith Ringgold, che denunciava un femminismo incapace di vedere il colore della pelle; ad Ana Mendieta, in cerca dell’origine, della forma mutevole dell’identità; alle Guerrilla Girls, maschere feroci che parlano per tutte, anche per chi è relegata all’ultimo gradino della piramide del privilegio.
Resta una frase come un sigillo: “Le artiste sono come piante pioniere, danno vita a terreni con poco nutrimento, permangono, resistono, lo rendono adatto alle specie che a esse seguiranno”.
Ed è forse questo il respiro segreto del libro: non un elenco di nomi, ma un sentiero che attraversa vite bruciate, soffocate.
La nuova edizione Gallucci splende come una superficie ripulita dalla polvere: colori più intensi, pagine che trattengono la forza delle storie. È un nuovo inizio, ma anche un ritorno. Perché l’arte, ancora oggi, è un territorio da conquistare. E chi apre questo libro sente che le protagoniste non chiedono altro che essere ricordate. E finalmente viste.
Nancy Citro
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