Il giallo del semaforo è un’opera poetica complessa, stratificata e profonda che si situa nel crocevia tra lirica contemporanea, riflessione filosofica e scrittura civile. Il titolo, che rimanda a un’immagine quotidiana e ambigua (il giallo del semaforo: attesa, sospensione, transizione), è già la chiave simbolica dell’intero testo.
Questa raccolta di prose liriche, suddivisa in quattro sezioni tematiche, affronta con rara finezza e sensibilità poetica le tensioni del nostro tempo: la memoria collettiva, l’amore, l’identità, la guerra, l’illusione del virtuale, l’erosione del linguaggio e il desiderio di autenticità. È una poesia che pensa e che, al contempo, sente profondamente.
Leggere l’Opera di Valeria Di Felice significa accettare l’invito a sostare nel giallo della soglia, nel punto in cui il tempo esita e la parola diventa luogo di riflessione critica, etica e umana.
Struttura dell’opera: le quattro sezioni
L’opera è suddivisa in quattro parti, ciascuna con un titolo metaforico e funzionale al percorso semantico e simbolico che l’autore costruisce:
” Lampeggianti ovvero precedenze passeggere” parole chiave: passeggere, tempo, storia, identità collettiva, introduzione etica e universale
“ Segnaletiche in transito” : relazioni, interiorità, attesa, sospensione esistenziale
“Pellicole notturne ovvero figure del sogno” : sogno, desiderio, perdita dimensione onirica, simbolica
“Dal confine ovvero logiche dell’irreale”: simulazione, post-verità, crisi del reale Critica postmoderna, esito filosofico
La scansione in quattro sezioni non è arbitraria, ma rispecchia una vera e propria architettura concettuale: si parte da un respiro collettivo e storico (la guerra, Gaza, la memoria cosmica), si transita per la soggettività e la tenerezza umana (il figlio, l’amore), si entra nella sfera del sogno e dell’inconscio (l’illusione, l’insonnia, la perdita), per giungere infine al confronto con l’irreale e il disincanto (metaversi, verità, editore, la crisi del linguaggio).
I temi dominanti :Sospensione e transito
Il semaforo giallo è la grande metafora unificante: ogni testo, in fondo, si situa nel momento prima della scelta definitiva, tra movimento e stasi, tra presenza e assenza.
Memoria e perdita
I testi iniziali – La chiamata, Le stelle madri, Gaza – evocano una memoria collettiva che spazia tra cosmologia e trauma, tra archetipi e storia recente.
Amore e relazioni
L’amore è visto in tutte le sue forme: dalla nascita del figlio –La sillaba prima, al disincanto -Il calendario dell’amore, fino al desiderio perduto –La macchia di caffè.
Crisi del reale
Nella quarta parte esplode la riflessione sul virtuale e la perdita del senso: Metaversi, La casa dei fantasmi, La signora verità parlano di un mondo che ha smarrito il contatto con l’esperienza, sostituendolo con immagini, avatar, simulacri.
Linguaggio e poesia
Diversi testi – L’editore, Il cimitero delle parole, La lavagna e l’altrove – tematizzano la scrittura come atto in crisi, ma anche come ultima possibilità di contatto umano e rivelazione.
Il linguaggio de Il giallo del semaforo è poetico ma mai ermetico: accessibile, musicale, profondamente metaforico, capace di usare elementi concreti e quotidiani (ombrelli, panini, semafori) per spalancare visioni universali.
Le figure retoriche prevalenti sono utilizzate con sapienza. In particolare la Metafora
usata in modo centrale, trasforma gli oggetti in concetti (es. “Il bottone d’oro che chiude la giacca della creazione”).
Molte poesie sono costruite come piccole allegorie morali o esistenziali (La signora verità, Il cucù della bellezza).
Frequente la Personificazione, soprattutto in chiave ironica o lirica (La panchina appisolata, Il calendario dell’amore).
Infine, Anastrofe e inversioni poetiche modificano l’ordine sintattico per creare intensità lirica e l’ utilizzo dell’Enjambement: spezza il ritmo in modo dinamico, mimando l’incertezza, la sospensione.
Il giallo del semaforo si configura come una delle rare opere poetiche che riescono a coniugare:
densità intellettuale e delicatezza emotiva
leggibilità e profondità
universalità e intimità
È un libro che interroga il presente senza proclami, ma con lo sguardo limpido della poesia. Ogni testo è una scheggia di coscienza, un fermo-immagine che restituisce al lettore una visione potenziata della realtà offrendo una mappa emotiva del presente come attraverso un vetro segnato dal tempo, dall’amore, dalla storia e dalla disillusione.
Comsigliamo Il giallo del semaforo perché:
Unisce forma e contenuto con grande consapevolezza stilistica.
Si rivolge a un pubblico sia colto sia sensibile, senza esclusività
Propone una poesia non autoreferenziale, ma in dialogo col mondo.
In conclusione Semaforo giallo è un libro da leggere, studiare, discutere.
Un testo che illumina il tempo presente attraverso la potenza evocativa della parola.
È poesia che non teme il reale, ma lo attraversa con coraggio, attenzione e stile.
LA CHIAMATA (pag 17)
Non siamo la chiamata al cerchio,
ma il respiro slabbrato del tempo
nella spirale dell’imperfetto.
La zeta messa a capo
del nuovo alfabeto
a scrivere i geroglifici del senso.
Come possiamo chiamarci a vita
– noi che siamo ancora dentro
il gioco smisurato delle domande –
mentre tagliamo le teste dell’eterno.
Noi che lasciamo un credo
srotolarsi sul tappeto della fine
e sentiamo il filo rosso tirare
dall’ignoto.
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Noi, noi che non siamo e poi siamo
le labbra sottili del vento
– il tradimento dei giorni perduti
La sezione di apertura non introduce una “chiamata al cerchio” – rito, ordine, inizio, ma una disregolazione dell’ordine canonico. La temporalità è frammentata, l’imperfetto domina e la “Zeta”, ultima lettera, viene posta all’inizio, sovvertendo il consueto.
I riferimenti al “filo rosso” e al “tappeto della fine” sono richiami simbolici alla continuità e al destino, nonostante l’apparente caos.
I BORDI DEL PANINO (pag 22)
Amava i bordi del panino
girava intorno al cuore imbottito,
la preda più comune della fame.
Sentiva l’estremità delle cose
sciogliersi in bocca – liquefarsi
i confini masticandone i muri.
Buttava giù – fin giù
e intanto rendeva il morso compiuto
l’emarginato, l’ultimo, l’oppresso.
Ogni pezzo riacquistava senso,
ogni corpo il centro.
Arrivò poi alla parte più farcita
ma la sua lotta era già sazia:
rese giustizia per un attimo
ai dissapori della periferia.
Un’apparente banalità domestica viene caricata di significato etico e politico: mangiare i bordi del panino rappresenta l’inclusione dei marginali.
L’azione è una forma di giustizia simbolica.
Il tono è giocoso ma riflessivo, vicino alla prosa poetica. L’atto del mangiare si fa rito.
IL GIALLO DEL SEMAFORO Di Valeria Di Felice (Società Editrice Fiorentina, collana PASIFAE diretta da Mario Fresa, 2025, con prefazione di Giuseppe Girgenti) pag. 80, Euro 13
Francesca Mezzadri